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Articolo pubblicato su L’Indro il 21 Agosto 2012 

http://www.lindro.it/Rwanda-alla-controffensiva,9989#.UDf1x8Egcp0

Dopo le rivelazioni sulle tendenze politiche Hutupower e le teorie negazioniste del Coordinatore del Gruppo degli Esperti ONU Steve Hege e dopo aver aumentato la solidarietádei Paesi Africani verso il Rwanda durante il Summit straordinario sulla crisi congolesetenutosi a Kampala, Washigton e Kigali sembrano ora convergere i loro paralleli sforzi diplomatici in una strategia comune.

I principali obiettivi sono: riabilitare l’immagine del Rwanda, dimostrare che le accuse contenute nel famoso allegato del rapporto ONU sono scaturite da ambienti interni alle Nazioni Unite apertamente ostili al Rwanda e simpatizzanti dell’ex regime razziale,evidenziare il fallimento della missione di pace in Congo, Mounusco, ed assicurare alRwanda un ruolo attivo nella risoluzione della crisi della RDC.

Il 14 agosto scorso la Casa Bianca ha affermato che non esistono prove che il movimento ribelle M23 abbia commesso fino ad ora crimini contro l’umanitá. Ad affermalo é un insolito portavoce del Governo Americano, Stephen Rapp, il Direttore dell’ufficio americano dellaGlobal Criminal Justice che però solo un mese fa aveva minacciato di incriminare il Presidente Paul Kagame ed alti militari e politici Rwandesi per crimini contro l’umanitaattraverso l’appoggio del M23.

Secondo le indagini svolte é doveroso chiarire che non vi sono prove che il movimento ribelle congolese M23 abbia commesso fino ad ora crimini contro l’umanitá come massacri, stupri, pulizia etnica o altre atrocitá.”, ha appunto dichiarato Rapp durante una conferenza stampa svoltasi a Kigali. “Washington sa perfettamente che il Rwanda sta aiutando il M23. Nonostante ció il Rwanda non puó essere accusato di crimini contro l’umanitá per il semplice fatto che il M23 sembra estremamente disciplinato ed attento a noncommetterli”.

Le affermazioni di Stephen Rapp sembrano giustificare il supporto rwandese al M23 ed indirettamente anche la ribellione congolese, che si sarebbe dotata di un codice etico morale in salvaguardia dei civili – affermazione, quest’ultima, che dovrà essere accuratamente verificata sul terreno.

Durante la conferenza internazionale per il rafforzamento della democrazia in Africa ed Asia,tenutasi a Philadelphia dal 6 al 10 agosto scorso, il Governo Americano ha voluto promuovere un’immagine positiva del Rwanda dipingendolo come un raro esempio democratico e sviluppo socio-economico in Africa.

Il punto di svolta piú sensazionale proviene dai Repubblicani che, agli inizi del Luglio scorso si erano schierati contro il Governo di Kigali e l’Amministrazione Obama sposando le teorie del rappresentante della societá civile congolese Padre Rigobert Milani. Ora è niente meno che l’International Republican Insitute (l’organismo che condiziona gli indirizzi del partito sulla politica estera) a prendere le difese del Rwanda definendolo un modello di gestione democratica da emulare.

La convergenza tra Democratici e Repubblicani riguardo all’alleato USA nell’Africa dell’Est, nonostante l’accanita campagna elettorale in corso, é probabilmente frutto del lavoro dilobbying delle multinazionali americane che detengono forti interessi minerari e petroliferi all’est del Congo, sempre piú insoddisfatte del Presidente Joseph Kabila.

Come ci fa notare il giornalista del ’The East African’, Kabona Esiarail Partito Repubblicanoé noto per il suo pragmatismo. Gli interessi economici in Congo sono meglio garantiti dal Governo di Kigali che dalla societá civile congolese priva di potere.

Ma mentre la diplomazia Americana potrebbe sembrare contradittoria e patetica, se non fosse per il ruolo di Super Potenza che ancora detiene, quella Rwandese si concentra sul rischio di un secondo Olocausto Africano. L’attenzione di Kigali si é ora concentrata sul francese Herve Ladsousnominato Direttore Generale delle missioni di pace ONU nel settembre 2011.

Nato nel 1950, Ladsous nel 1971 ha iniziato la carriera diplomatica all’interno dl Ministero degli Affari Esteri francese ricoprendo il ruolo di Ambasciatore in Cina, Indonesia e Timor-Est. Successivamente ha ricoperto ruoli di prestigio come il Portavoce per il Ministero degli Affari Esteri Francese, Direttore degli Affari Francesi per l’Asia e l’Oceania, e Rappresentante per l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Attualmente éimpegnatoanche a salvare la fallimentare missione ONU in Siria.

Il Governo Rwandese ha evindenziato le varie prese di posizione ufficiali fatte da Ladsoustra il 1992 e il 1995 a favore del governo razziale Hutu di Habyarimana responsabile del Genocidio del 1994, che all’epoca erano in linea con la strategia Francese nella regione. Inoltre dal 1996 Ladsous avrebbe espresso a piú riprese velate simpatie verso i ribelli genocidari rwandesi FDLR che operano indisturbati all’est del Congo nonostante la forte presenza dei Caschi Blu.

Vi sono inoltre sospetti che Ladsous abbia favorito, in complicitá con la Monusco, ladiffuzione all’opinione pubblica dell’allegato al rapporto ONU prima della sua approvazione al Consiglio di Sicurezza. Fughe di notizie dall’interno dell’organizzazione innescano il dubbio che tale allegato sia stato utilizzato dalla missione ONU di pace in Congo per ottenere il rinnovo del mandato scaduto nel giugno scorso fino al 30 giugno 2013.

A insinuarlo é quanto riportato dal cronista ugandese Peter Nyanzi su ’The Indipendent’. Secondo le informazioni a lui pervenute all’interno della Monusco, il famoso allegato intitolato ’Prove sul coinvolgimento attivo del Governo Rwandese nell’attuale conflitto traFARDC e M23’ sarebbe stato redatto cinque giorni dopo la consegna ufficiale dell’inchiesta su rispetto dell’embargo delle armi all’est del Congo. L’allegato, non richiesto dal Consiglio di Sicurezza, sarebbe stato originato da contatti con Steve Hedgeallo scopo di aggravare la crisi congolese e giustificare la presenza dei Caschi Blu.

A supportare le dichiarzioni del reporter anche la famosa investigratrice americanaGeorgianne Nienaber, che sul mensile ugandese The Indipendent dichiara: “Il mandato della MONUSCO scade ogni anno alla fine di giugno. Stiamo notando che da qualche anno si riscontra un aggravarsi della sicurezza all’est del Congo che coincide con il periodo di scadenza del mandato. Stiamo nutrendo il sospetto che non si tratti di coincidenze ma di una strategia per convincere il Consiglio di Sicurezza che la presenza della Monusco sia ancora necessaria”.

L’ultimo duro colpo alle Nazioni Unite sulla crisi del Congo é stato inflitto dal rilancio da parte di Washington e Kigali di una lettera aperta redatta dalla prestigiosa associazione americana di politica internazionale International Crisis Group e presentata al Consiglio di Sicurezza nel giugno scorso. Tramite questa lettera aperta la ICG dichiara il fallimento della Monusco nell’applicare il suo mandato di stabilizzazione dell’est del Paese e proteggere i civili. Approfittando dei riflettori internazionali rivolti verso il M23, le milizie congolesi Mai-Mai e il FDLR avrebbero esteso i territori da loro controllati e ora rappresenterebbero una seria minaccia per il Rwanda. La ICG invita quindi il Consiglio di Sicurezza ONU a riorientare la sua strategia in Congo dotando la Monusco di un chiaro mandato capace di combattere i vari gruppi ribelli presenti all’est. Come nel caso di SteveHege, le Nazioni Unite hanno reagito trincerandosi nel proverbiale silenzio.

Il Rwanda ha inoltre chiesto alla Comunitá Internazionale di prestare particolare attenzione al preoccupante aumento dell’odio etnico contro le comunitá Tutsi congolesi e rwandesiche si registra in Congo dal giugno scorso. In effetti autoritá politiche e religiose Congolesi sembrano promuovere lo stesso odio etnico che a piú riprese dal 1996 é stato origine di’progrom’ contro i tutsi soprattutto a Kinshasa. L’undici giugno scorso un Deputato del partito del Presidente Kabila, il PPRD (Partito Popolare per la Ricostruzione del Congo) in un’intervista trasmessa sulla TV di Stato ha apertamente incitato la popolazione a scacciare dal Paese tutti i tutsi congolesi che dovrebbero tornare in Rwanda. Verso la fine di luglio il Vescovo cattolico Elizee ha pubblicamente auspicato la guerra totale contro il Rwandaincitando i fedeli a sterminare i Tutsi in qualunque parte del mondo essi si trovino. Il discorso del Vescovo sembra legato alla manifestazione per la pace indetta dalle comunitáCattolica, Protestante e Mussulmana che si é svota a Kinshasa il 9 agosto scorso. Pur registrando la totale assenza di propaganda etnica, i manifestanti (qualche migliaia) hanno addossato unicamente al M23 la responsabilitá dell’attuale crisi all’est.

Vari gruppi di opinione congolesi, di cui si sospetta un stretto legame con la TustifobicaSocietá Civile del Sud Kivu, stanno imperversando sui social network come Facebook,Youtube e Twitter. Questi gruppi di opinione stanno diffondendo, soprattutto in Europa (Italia compresa) un’informazione distorta sulla crisi del Congo dove laresponsabilitá é unicamente addossata ai Tutsi.

Gli appelli a sterminare i Tutsi sono all’ordine del giorno su questi gruppi di Facebook eTwitter. Su Youtube gira un video di una dimostrazione di immigrati congolesi davanti all’Ambasciata Rwandese in Belgio, dove sono ben chiari i messaggi ’tutsofobici’.

Ancora una intensa propaganda revisionista, ispirata dai discorsi di Steve Hege, si é diffusa nella rete con l’intento di raffigurare le milizie genocidarie del FDLR come combattenti per la liberazione del Rwanda contro la dittatura Tutsi di Kagame, nonostante che l’obiettivo politico apertamente dichiarato del FDLR sia quello di ripristinare la supremaziaHutupower in Rwanda rovesciando l’attuale Governo e portando a termine il ’lavoro del 1994’

Questa ondata di odio etnico contro i tusti orchestrata da alcuni settori politici e religiosi congolesi paradossalmente facilita l’opera della diplomazia di Kigali tesa a dimostrare che ilRwanda é vittima di un complotto etnico che tende a ricreare le condizioni politiche e sociali per attuare un secondo genocidio nella Regione dei Grandi Laghi. Il problema di fondo é che questa corrente tutsifobica induce i Congolesi ad individuare una determinata etnia come il male assoluto responsabile di tutti i problemi della Nazione. Una visione assai limitata e semplicistica del problema congolese dietro la quale si nascondono responsabilitá ecomplicitá che vanno dal Governo di Kabila fino alle cancelleria Europee.”, spiega il corrispondente del quotidiano ugandese ’Daily Monitor’, Ray Naluyaga.

Negazionisti del Genocidio Rwandese a capo di commissioni di inchiesta, simpatizzanti della supremazia razziale Hutu responsabili del coordinamento delle missioni di pace ONU, manovre sotterranee della Monusco per ottenere il rinnovo del mandato, diffusione di odio etnico contro i Tutsi…Sono tutti argomenti validi che gli Stati Uniti e il Rwanda dispongono per dimostrare alla Comunitá Internazionale che il Governo di Kigali é stato ingiustamentecolpevolizzato. 

Indirettamente si punta ad ottenere l’annullazione di sanzioni economiche che sembrano essere state decise sull’onda emotiva e senza una base di prove inconfutabili. Il problemaé serio perché gli aiuti bilaterali rappresentano il 50% del budget annuale Rwandese. Se questi tagli venissero mantenuti il Paese rischia di non mantenere l’attuale crescita economica del 7.7%.

Nonostante gli sforzi di Kigali anche la Svezia si é aggiunta alla lista dei Paesi Europei che stanno sanzionando il Rwanda. Il 13 Agosto scorso il Governo di Stoccolma ha annunciato il congelamento parziale degli aiuti bilaterali che nel 2011 hanno raggiunto i 32 milioni di dollari.

Osservatori politici africani hanno già constatato che i Paesi che hanno imposto serie sanzioni contro il Rwanda sono esclusivamente Nord Europa e Germania interrogandosi se questo non sia un segnale di un probabile asse Bonn – Nord Europa a favore del Governo diKinshasa.

L’offensiva diplomatica di Kigali potrebbe essere facilitata, oltre che da Washington, da due fattori fondamentali all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Presidenza della Francia e l’entrata del Rwanda come membro non permanente prevista per il prossimo 15 settembre.

Parigi non ha alcun interesse a rispolverare l’antica politica anti Kagame dopo averrialacciato i rapporti diplomatici con Kigali che stanno permettendo alle ditte Francesi di investire nuovamente nel Paese e di penetrare il mercato comune dell’Africa del Est. Non éun caso che molti osservatori politici africani concordino nel sostenere che dal 2011 l’Eliseo abbia cessato tutti i presunti finanziamenti al FDLR.

Anche se recentemente l’Ambasciatore Francese all’ONU, Gerard Araud si é dichiarato scettico su un’intervento di una forza militare africana neutrale, sottolineando che il vero problema consiste nel raggiungimento di un accordo politico tra Kinshasa e Kigali edifendendo il ruolo della MONUSCO, due ben piú importanti segnali tendono a rivelare le vere intenzioni dell’Eliseo. Fino ad ora il Governo Francese non ha ufficialmente individuato il Rwanda come il principale sostenitore del movimento M23. Di conseguenza eventuali sanzioni o tagli negli aiuti bilaterali non sono all’ordine del giorno nell’agenda della politica estera del Presidente Francois Hollande.

Il segnale piú inquetante peró ci arriva dal processo all’imprenditore-politico congolese ed ex leader del Movimento di Liberazione del Congo (MLC) Jean-Pierre Bemba che si sta svolgendo in queste settimane presso il tribunale della ICC a Hague.

Bemba fu uno dei principali warlords durante la Seconda Guerra Panafricana in Congo (1998 -2004) attraverso il MLC alleato all’Uganda. Negli accordi di pace del 2005 a Durban (Sud Africa) fu designato con uno dei quattro vicepresidenti nel governo di unitá nazionale Congolese in preparazione delle elezioni. Nelle elezioni del 2006 fu il principale candidato di rilievo contro Joseph Kabila. Bemba ha sempre rappresentato una serie minaccia per il Governo di Kinshasa per la sua disponibilitá finanziaria, la sua popolaritá e per sua milizia che puó essere mobilitata in qualsiasi momento. Fu la Francia, di concerto con Washigton, che costrinse Bemba all’esilio in Portogallo nel 2007 e successivamente lo fece arrestare dalla ICC (2008), per presunti crimini di guerra commessi durante l’appoggio del MLC al Presidente Centro Africano Angel-Felix Patasse nel 2002 – 2003 che stava combattendo le milizie del ex capo delle forze armate Francois Boizize, che conquistó il potere nel 2003. Oraé lo stesso stato transalpino a fornire alla difesa di Bemba il migliore argomento per dimostrare la sua estraneitá ai fatti, attraverso la testimonianza giurata del ex Generale Francese e figura di primo piano nella politica della FranceAfrique, Jacques Seara.

Il Generale durante l’udienza del processo del 14 Agosto 2012, ha dichiarato ai giudici cheBemba non ha aggredito la Repubblica CentroAfricana ma é stato chiamato dal Presidente legittimo per aiutare il ripristino della legge e dell’ordine nel Paese. Se sono stati commessi crimini di guerra o contro l’umanitá quest’ultimi non possono che essere imputati all’allora governo della RCA che conduceva le operazioni militari.

La dichiarazione dell’ex Generale Seara sembra corrispondere all’esternazione ufficiale proveniente dall’Eliseo. Considerando che la Francia é uno dei principali finanziatori dellaICC questa presa di posizione in difesa di Bemba potrebbe fortemente condizionare l’esito del verdetto.

Vari osservatori africani si interrogano se dietro questa inaspettata difesa del ex warlordcongolese non vi sia la volontá di Parigi di farlo ritornare sulla scena politica congolesetramite un’assoluzione che rafforzerebbe la sua popolaritá e il suo potere politico nel Paese.

Bemba é diventato l’asso nella manica della Francia contro Kabila? Ancora presto per dirlo.

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