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Nkosazama Dlamini Zuma il nuovo Presidente dell’Unione Africana

Articolo pubblicato su L’Indro il 10 Agosto 2012

http://www.lindro.it/Un-Unione-piu-Africana,9932#.UDeOg5EXFJE

Lo slogan elettorale di Nkosazama Dlamini-Zuma é stato tanto semplice quanto d’impatto: “Con me non vi saranno piú business come al solito”.

Da vecchio mastino della politica Sud Africana ed ex moglie del Presidente Jacob Zuma allude ​alle influenze occidentali sulla scelta del Leader dell’Unione Africana, fino ad ora considerata alternativamente un giocattolo nelle mani dei Francofoni (Francia e Belgio) o degli Anglofoni (Stati Uniti e Gran Bretagna). buono per avallare importanti decisioni sul Continente che venivano prese altrove.

Due le figure che hanno monopolizzato l’Unione Africana in questi ultimi anni, bloccando il suo mandato di unire politicamente ed economicamente il Continente: Jean Ping e il Colonello Muammar Gheddafi. Il primo, un mero strumento in mano dei Francesi, il secondo promotore di una distorta Rinascita Africana che vedeva il Continente unito sotto un unico Re: Gheddafi, giustappunto.

L’elezione alla Presidenza della Sudafricana di Dlamini-Zuma ha spezzato un periodo di immobilismo che aveva rasentato quasi la servitú alle volontá occidentali, spingendosi su pericolose derive come l’illusione di un improbabile ruolo salvifico e antimperialista che la Cina avrebbe dovuto giocare, anzichè concentrarsi sulle risorse naturali africane per sostenere il suo sviluppo industriale.

Fin troppo spesso l’Africa ha arricchito altri Continenti. Con Dlamini-Zuma abbiamo per la prima volta la possibilitá di condurre una politica nostra, che vada di pari passo con la crescita economica del Continente Africano. Una politica unitaria che interloquisca con le altre potenze. Una politica concentrata sul rafforzamento dell’Africa al fine di promuoverla come il Continente emergente del Ventunesimo secolo”, osserva un professore di Storia dell’Universitá di Makerere, pioniere del Panafricanismo, il movimento nazionalista africano sorto in Ghana che portó alla nascita prima della Organizzazione dell’Africa Unita e della stessa Unione Africana anni fa.

Il profilo politico di Dlamini-Zuma non è indifferente. Attivista della prima ora nella lotta contro l’Apartheid, ha ricoperto il ruolo di Ministro degli Affari Interni nel Nuovo Sud Africa e importanti cariche nel Comitato Centrale dell’African National Congress.
La sua vittoria rappresenta un successo per la diplomazia Sud Africana e testimonia il crescente peso che la repubblica esercita sul resto del Continente, grazie al ruolo di potenza economica e all’entrata nel club dei BRIC, con il suo ingresso divenuto BRICS.

Dopo le elezioni del Gennaio 2012, da cui non é scaturito un vincitore, il voto del 17 Luglio svoltosi nella nuova sede dell’UA costruita dai cinesi ad Addis Abeba, ha visto il Sud Africa assicurarsi una vittoria schiacciante, riuscendo a portare dalla sua vari Paesi tradizionalmente sotto l’influenza Francofona come la Costa d’Avorio e il Gabon considerati feudi di Parigi. Paesi Nord Africani hanno votato per Jean Ping considerando Dlamini-Zuma come un pericoloso rivale per la loro storica supremazia economica sul Continente. La reazione della Francia, che ha difeso ad oltranza la rielezione del suo uomo, ha avuto toni molto mitigati per evitare incidenti diplomatici con la Quinta Potenza Emergente Mondiale. Con la nomina di Dlamini-Zuma è stata infranta una regola non scritta all’interno della UA, secondo la quale le potenze continentali di Algeria, Egitto, Libia, Nigeria e Sud Africa non avrebbero dovuto presentare candidati propri alla Presidenza.

Alcuni osservatori internazionali hanno ridotto la vittoria di Dlamini-Zuma a un trionfo di Stati Uniti e Gran Bretagna, che avrebbero così spezzato finalmente l’influenza Francofona sul Continente. Niente di piú irrealistico come fanno osservare commentatori politici africani sul mensile ’The African Report’ nella sua edizione dell’Agosto 2012. Il Sud Africa non avrebbe speso energie e non si sarebbe impegnato in intense attivitá diplomatiche, iniziate già nel secondo semestre del 2011, solo per diventare la gran cassa di risonanza delle mire geostrategiche Anglofone nel Continente.

Dlamini-Zuma rappresenta piuttosto gli interessi sudafricani, che attraverso l’Unione intendono ottenere una crescita esponenziale del loro prestigio e influenza sull’Africa. Senza questi requisiti Pretoria non sarebbe credibile agli occhi degli altri membri del BRICS. Una cruda realtá che gli Stati Uniti hanno compreso in pieno. Durante l’ultima tappa del caotico tour Africano, il Segretario di Stato Hillary Clinton a Pretoria ha insistito sul rafforzamento di una politica comune, riconoscendo il ruolo mondiale del Sud Africa.

Piú che un monito sembra l’espressione di un desiderio visto che il Sud Africa si é giá differenziato dalla politica occidentale durante la rivoluzione Libica, incoraggiando il dialogo tra governo e ribelli.
Recentemente, come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (fino al 15 settembre prossimo dove passerá il testimone al Rwanda) si é astenuto dal votare le sanzioni contro il Governo di Assad volute dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Nonostante le critiche rivoltele da ambienti della sinistra occidentale di appartenere alla dinastia dei ’vecchi dinosauri Africani’ al potere, Dlamini-Zuma se verrà sorretta dal Sud Africa avrà tutte le potenzialitá per interrompere i ’soliti affari’ come promesso durante la sua campagna elettorale.

Il suo mandato sará ulteriormente rafforzato dal ruolo di mediatore delle piú importanti crisi africane svolto dall’ex Presidente Sud Africano Mbeki. Insieme dovranno affrontare sfide immediate, come la soluzione del contenzioso sulle acque del Nilo che contrappone i Paesi bantu ad Egitto e Sudan, il conflitto tra Karthoum e Juba, la crisi del Congo, il fragile periodo post-bellico della Costa d’Avorio (dove sono riprese le attivitá di guerriglia dei partigiani del ex Presidente Gagbo aiutati da ex leader guerriglieri Liberiani) la crisi all’est del Congo, la vittoria sulle milizie Al Shabaab in Somalia, la lotta contro gli islamisti in Nigeria e in Mali e, soprattutto, l’incognita dell’Etiopia dove la salute del Primo Ministro Zenawi rischia di mettere in bilico la stabilitá di questa potenza regionale.

Oltre a queste crisi, che sempre piú osservatori africani considerano gli ultimi strascichi del confronto occidentale in Africa prima tra URSS e USA, poi tra Paesi occidentali francofoni e anglofoni ed ora tra Occidente e Cina, la nuova presidente dovrá dimostrare di essere all’altezza di accompagnare l’Africa nel suo chiaro sviluppo economico, quando già diversi Paesi stanno per ottenere economie in petrodollari, come il Ghana e l’Uganda.

Un compito, arduo e di portata storica l’attende: dotare il Continente di uno spessore internazionale dove vi sia sempre meno spazio per gli interventi umanitari e sempre piú per lo sviluppo industriale ed economico il piú possibile autoctoni.

Ora non dobbiamo pensare che Dlamini-Zuma possa imporre incontrastata la politica estera del Sud Africa. Incontrerá subdole resistenze orchestatrate da Parigi e Washington e probabilmente dovrá accettare di svolgere un ruolo di secondo piano in alcune crisi continentali come quella del Congo. Dovrá interlocuire con le altre potenze Africane e quelle emergenti come l’Uganda. Mediare con i partners del BRICS, in special modo Cina ed India la cui presenza in Africa é innegabile e con i grandi blocchi economici africani: ECOWAS, CEMAC, EAC, e la Comunitá dei Paesi dell’Africa del Sud. Gestire la transizione democratica dei Paesi Nord Africani. Nonostante ció Dlamini-Zuma rappresenta la svolta per il Continente. Se l’Unione Africana cometterá degli errori non saranno frutto di ingerenze esterne. Saranno errori Africani e questo é un grande passo in avanti poiché storicamente il nazionalismo ha sempre accompagnato lo sviluppo e la crescita delle Nazioni e dei Continenti” ci spiega il nostro professore di Storia alla Makerere.

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