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Il film amatoriale “L’innocenza dei mussulmani”, le vignette umoristiche sul Profeta pubblicate dal quotidiano francese, l’ondata di arresti di “sospetti terroristici islamici” in Francia e la propaganda islamofobica e pro Israele nelle metropolitane delle maggiori città Americane sono chiari segnali di islamofobia che hanno come filo conduttore l’ignoranza, il razzismo, la paura del diverso e l’obiettivo di creare il nemico numero uno.

Questa politica, adottata in primis dagli Stati Uniti, non solo ha dimostrato tutti i suoi limiti ma, soprattutto i suoi fallimenti anche militari, vedi Iraq e  Afganistan.

Questa ondata irrazionale di islamofobia che si basa (come tutte le propagande razziste) su luoghi comuni, sembra aver colpito anche qualche Ong Italiana.

In un editoriale dell’ottobre 2012 pubblicato sul sito della Ong Italian Relief dal titolo: “E se i Maya avessero ragione?”, la Ong analizza la situazione socio politica ed economica mondiale con un provocatorio riferimento alla “profezia” sulla fine del mondo attribuita ai Maya.

Nell’analisi ci si accanisce sui mussulmani, rei di accrescere l’odio contro l’Occidente nei paesi arabi quali Afghanistan e la maggior parte del Medio Oriente.

L’editoriale descrive le popolazioni mussulmane come ignoranti, non parlando inglese o non avendo accesso a Internet e quindi guidate da regie occulte per distruggere negozi e pianificare atti terroristici trucidando persone innocenti.

L’editoriale da per prossima la guerra contro l’Iran e inveisce contro gli osservatori ONU in Siria che non avrebbero impedito il “genocidio” del governo nonostante i lauti salari percepiti.  A  questo proposito non si sottolinea che, paradossalmente, dalle informazioni che ci pervengono, i gruppi islamici terroristici sarebbero presenti proprio nella ribellione al Regime antidemocratico di Assad.

Secondo Italian Relief il pericolo proviene non solo da  Al-Qaeda ma di tutto il mondo arabo presagendo “nulla di buono”.

Continuando nella descrizione del futuro apocalittico la Ong non si limita al mondo mussulmano ma offre un’immagine stereotipata  anche del Continente Africano, riducendo, per esempio, il conflitto sociale in Sud Africa come semplici “scontri”, campanello d’allarme per il futuro di caos mondiale.

La riduzione dei Caschi Blu in Congo e in Liberia, come il primo segnale di instabilità che nel caso della Liberia arriverà perfino a coinvolgere il Niger, Burkina Faso e Nigeria (quest’ultima coinvolta in una crisi originata dal disequilibrio tra nord e sud).

Un’analisi assai semplicistica delle complicate dinamiche economiche e geo strategiche in queste regioni che trovano origini secoli addietro nel colonialismo belga in Congo o nella proclamazione della Repubblica della Liberia nel 1848.

L’analisi proposta dall’associazione umanitaria sarebbe convalidata secondo l’editoriale da esperti della collaborazione che hanno viaggiato e vissuto a sufficienza in molti paesi e, quindi, più di altri sono a conoscenza di dinamiche per lo più sconosciute, rendendosi conto del rischio a cui si sta andando incontro.

Si rimane sconcertati e disorientati nel leggere queste idee di chiara origine islamofobica, qualunquista e razzista veicolate da una associazione umanitaria che, come si definisce la stessa, é nata come una nuova realtà nel mondo della solidarietà, distinguendosi per l’innovativo modo di operare. La Ong avrebbe progetti di cooperazione in Tanzania e Liberia.

Nonostante le critiche che si possono avere sul mondo della Cooperazione e dell’aiuto umanitario, dopo ricerche sul tema ci rassicuriamo nel constatare che queste idee non sono condivise dalla maggioranza delle Ong Italiane.

Un segnale positivo in quando l’altra faccia della medaglia: gli estremisti islamici che non rappresentano la maggioranza delle popolazioni mussulmane, in Medio Oriente, Asia e Africa si nutrono proprio di questo odio/paura contro l’Islam esteriorizzato dall’Occidente per giustificare le loro azioni, tentando di  indurre le popolazioni a sostenere le loro cause.

A volte occorrerebbe prendere esempi dai paesi definiti del “terzo mondo”. Per esempio in Uganda ogni giorno dalla mezzanotte alle sei di mattina la rete televisiva NBS trasmette il network informativo in lingua inglese PressTV, gestito direttamente dalla TV di Stato della Repubblica Islamica Iraniana.

Un esempio di pluralità mediatica e di rispetto della libera espressione che, non ha creato un’ondata di terrorismo in Uganda, ma aumentato la comprensione di mondi diversi.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda.

 

 

 

 

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