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Mai come ora le relazioni USA – Sudan sono state così tese. Nel settembre 2012, l’Ambasciata Americana attaccata in protesta del film amatoriale anti Islam. Nell’ottobre 2012 il raid aereo israeliano con sospetti di collaborazione dell’intelligence americana, la drastica riduzione del personale americano presso l’Ambasciata a Khartoum e il rinnovo delle sanzioni economiche imposte nel 1997. Eppure il nemico giurato della Casa Bianca nel Continente Africano dal 2006 sarebbe stato un importante alleato della Casa Bianca nella lotta contro Al Qaeda Magreb. Il costo di questa alleanza sarebbe stato quello di sacrificare la Primavere Araba e il Darfur. A rivelarlo é Rebecca Tinsley, fondatrice di Waging Peace.

Dal settembre 2012 le relazioni USA – Sudan sembrano essersi pericolosamente deteriorate. Il 14 settembre 2012 l’Ambasciata Americana (assieme a quella Tedesca) é stata devastata da una folla di manifestanti in risposta al film amatoriale “L’innocenza dei mussulmani”.
Il contingente di Marine successivamente inviato per la protezione dell’Ambasciata ha ricevuto il divieto di entrare nel Paese, firmato dal Presidente Sudanese in persona.
Il raid aereo israeliano del 23 ottobre scorso contro la fabbrica di armi Al-Yarmook nella periferia sud di Khartoum potrebbe aver usufruito delle informazioni americane tramite fotografie scattate alla fabbrica due giorni prima del raid dal Satellite americano del Progetto Sorveglianza Satellitare, come sembra suggerire il quotidiano britannico Sunday Times.
Il Dipartimento di Stato Americano ha osservato con preoccupazione la presenza della marina militare iraniana sul Mar Rosso, stazionata a Port Sudan dal 28 al 31 ottobre 2012.
L’Ambasciata Americana a Khartoum ha drasticamente ridotto il suo personale. Quindici diplomatici americani avrebbero lasciato il paese il giorno successivo all’attacco di Al-Yarmook. A pochi giorni del voto, Barak Obama, (riconfermato Presidente degli Stati Uniti) ha annunciato il mantenimento delle sanzioni economiche contro il Sudan in vigore dal 1997.
La politica Americana sul Sudan sembra estremamente chiara. Il paese africano é considerato uno stato terrorista assieme al Iran e alla Corea del Nord. Nel 1998 un attacco missilistico americano distrusse l’industria farmaceutica Al-Shifa nella periferia nord di Khartoum sospettata di produrre armi batteriologiche. Gli Stati Uniti hanno apertamente sostenuto la ventennale ribellione del sud fino alla sua indipendenza nel luglio 2011, e sono stati i principali fautori per la decisione presa dalla Corte Internazionale dei Crimini di spiccare un mandato di arresto internazionale contro il Presidente Sudanese Omar El-Beshir per i crimini contro l’umanità commessi nel Darfur.
Eppure questa linea, apparentemente chiara, potrebbe nascondere lati d’ombra. Dal 2006 la Casa Bianca starebbe attuando una politica di collaborazione con il regime di Khartoum considerato un alleato regionale nella lotta contro Al Qaeda Magreb.
A rivelarlo é Rebecca Tinsley, giornalista e fondatrice dell’associazione britannica per il Darfur Waging Peace, sulle pagine del settimanale Sud Sudanese The New Nation.
Secondo Rebecca Tinsley il cambiamento politico americano verso il Sudan sarebbe iniziato nel 2006 quando fu costruita la più grande Ambasciata nell’Africa Sub Sahariana a Khartoum che ospitava il più importante ufficio della CIA nella regione. In un articolo dell’epoca il quotidiano The Economist faceva notare che la CIA aveva allacciato una stretta collaborazione con i servizi segreti sudanesi per la lotta contro Al-Qaeda Magreb.
Nell’ottobre 2009 il Dipartimento di Stato Americano dichiarò che uno dei suoi principali obiettivi in Africa era quello di evitare che il Sudan divenisse un paradiso per le milizie islamiche estremiste del Magreb. Per ottenere questo obiettivo la Casa Bianca avrebbe deciso di collaborare con il Regime di Bechir, ignorando le pulizie etniche perpetuate contro le popolazioni africane e quelle non mussulmane nel Darfur, Blu Nile e Sud Kordofan, secondo Tinsley.
A sostegno della sua tesi la giornalista britannica riporta la dichiarazione pubblicata sul sito ufficiale del Dipartimento di Stato Americano: “Il Sudan ha offerto una concreta cooperazione nella lotta internazionale contro il terrorismo” Khartoum avrebbe chiuso i campi di addestramento di Al-Qaeda ubicati alla frontiera con la Libia. Tinsley sottolinea anche la dichiarazione dell’Inviato Americano Princeton Lyman rilasciate nel 2011: “Sinceramente non desideriamo un cambiamento di regime in Sudan. Siamo propensi ad una graduale riforma interna attraverso i mezzi costituzionali e democratici.”
Questa linea politica avrebbe impedito non solo il sostegno finanziario alla Primavera Araba scoppiata nel Sudan nel giugno scorso ma anche una sua adeguata copertura mediatica. A differenza di altre rivoluzioni come quella Tunisina, Egiziana, Libica o i ribelli Siriani, il movimento popolare, democratico e pacifico del Sudan é stato ampiamente ignorato dai mass media americani.
La Casa Bianca avrebbe indirettamente incoraggiato il Regime di Bechir ad attuare una terribile repressione contro questo embrione rivoluzionario attuata attraverso arresti di massa e detenzioni senza processo. Anche il supporto al movimento armato SPLM-Nord che combatte Khartoum nel Blue Nile e nel Sud Kordofan sarebbe improvvisamente venuto a meno.
Le rivelazioni di Rebecca Tinsley contraddicono le attuali tensioni tra i due paesi. La spiegazione, secondo la giornalista britannica, risiederebbe nella tardiva comprensione dell’Amministrazione Obama di aver replicato la fallimentare politica di “Good Guys” applicata ai Talebani e a Osman Bin Laden quando combattevano in Afganistan l’esercito sovietico.
Il Maresciallo Omar El-Beshir sembra dimostrare nessuna volontà di cambiamento democratico. Al contrario e contemporaneamente alla politica di cooperazione con gli Stati Uniti, avrebbe rafforzato i suoi legami con le potenze regionali islamiche in primis l’Iran.
La politica Americana avrebbe offerto al Regime di Khartoum una tregua sufficiente per stroncare i tentativi rivoluzionari, vincere la ribellione nel Darfur e contenere le offensive militari del SPLM-Nord. L’appoggio al raid aereo israeliano tramite documentazione fotografica satellitare, se confermato, sarebbe il segnale più evidente del ripensamento Americano sul Sudan.
Fulvio Beltrami
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