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(articolo pubblicato il 16 novembre 2012 su L’Indro
http://www.lindro.it/Gli-investimenti-buoni-della,11610#.UKjI3OQ3tdI)

La più importante economia Europea e il secondo paese più popolato (dopo la Russia) dal 2005 sta drasticamente aumentando gli investimenti verso l’Africa, considerata come il futuro dell’economia mondiale. Gli investimenti tedeschi rientrano in una precisa strategia diplomatica di supporto delle aree considerate strategiche: economia, politica e difesa.

Il Ministero degli Esteri Tedesco è particolarmente interessato all’Africa dell’Est dove si trovano tre ex colonie: Burundi, Rwanda e Tanzania, perdute dopo la Prima Guerra Mondiale a favore del Belgio ed Inghilterra. La strategia adotta è quella di assicurare uno sviluppo locale socio economico e politico attraverso il rafforzamento di strutture amministrative e governative basate sul modello Europeo, come alternativa alla politica di Pechino considerata come un nuovo colonialismo.

Il fautore del nuovo corso della diplomazia tedesca è il Parlamentare Olaf Nilstroy. In un suo recente rapporto al Bundestag, Nilstroy ribadisce l’importanza strategica degli investimenti in Africa che rappresenterà a medio termine un ottimo mercato contribuendo a rilanciare l’industria tedesca del settore export. “La nostra cooperazione allo sviluppo nei Paesi Africani si concentra sull’aspetto socio economico ed è rafforzata dalla nostra storica capacità di comprendere le dinamiche africane grazie alla nostra breve ma significativa esperienza coloniale. Comprendo che la Cooperazione non è popolare in Germania. I contribuenti si chiedono la ragione di investire risorse finanziarie ed umane in Africa quando in Patria vi sono preoccupanti segnali economici e difficoltà sociali. La risposta è semplice. Lavorando in stretto contatto con i paesi africani stiamo costruendo le basi per un rafforzamento della presenza tedesca nel Continente del Futuro. Questi sforzi saranno ricompensati a medio termine da un importante ritorno economico che beneficerà la nostra economia e la società tedesca in generale”, spiega Olaf Nilstroy.

Una visione lungimirante che si differenzia dagli approcci post coloniali della Gran Bretagna, dall’accanimento di mantenere l’influenza sulle ’colonie d’oltremare’ dell’Eliseo tramite la FranceAfrique e sul palese fallimento della politica estera italiana negli anni Novanta e Duemila che ha drasticamente ridotto la nostra presenza economica nel Continente compresi colossi industriali come AGIP, Ansaldo, ENI e Fiat, presenti in Africa negli anni Settanta e Ottanta.

Storicamente la Germania è sempre stata orientata agli investimenti in Africa, anche durante la breve esperienza coloniale iniziata nel 1884 e terminata nel 1919. Il Kaiser non era assolutamente interessato ad esportare i valori tedeschi alle popolazioni locali, ma ad assicurarsi strategiche posizioni militari ed economiche. Il rispetto delle tradizioni e dei sistemi amministrativi indigeni era imperativo per diminuire le possibilità di contrasti e rivolte, problemi ciclici degli imperi francese ed inglese, che erano costretti ad effettuare campagne militari per sedare le rivolte indigene mediamente ogni sette dieci anni.

La Germania attua un approccio di collaborazione paritaria con i Governi Africani chiamati a discutere le migliori metodologie ed approcci per gli investimenti e gli accordi di collaborazione economica nei loro paesi. La partecipazione diretta delle istituzioni africane, che ricevono un grande rispetto dal Bundestang e dagli esperti economici, evita progetti ’calati dall’alto’ che spesso non trovano interesse e consenso della controparte se non sotto un punto di vista strettamente speculativo e personale.

Uno dei pilastri della cooperazione economica tedesca è la formazione di tecnici africani in Germania e il trasferimento delle conoscenze tecnologiche. Approccio simile a quello adottato da Brasile e Singapore.
Secondo Nilstroy il rischio che i tecnici africani formati in Germania restino in Europa è limitato. Secondo studi effettuati dal Ministero degli Affari Esteri relativi ai tecnici kenyoti formati nel paese, la maggioranza di essi finiti gli studi sono ritornati nel loro paese.

Alla base di questa scelta vi sarebbe la considerazione che le conoscenze e la professionalità acquisite possano generare maggior reddito e benessere in Kenya. In un impiego in Europa il vantaggio salariale viene eroso dal caro vita in un paese straniero privo di fondamentali supporti sociali forniti dalla famiglia, dal clan e dalla tribù. Inoltre vi è la componente culturale e sociale. Spesso gli immigrati africani in Europa, anche quelli con una buona occupazione, soffrono di stress, nevrosi, e depressioni non trovando nella società ospite il contesto sociale e la gioia di vivere tipici dell’Africa.

Il Segretario Generale della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC), il Rwandese Richard Sezibera è un gran sostenitore della cooperazione con la Germania e degli investimenti tedeschi nella regione, da lui considerati ottime opportunità basate sul rispetto reciproco. Secondo Sezibera gli investimenti tedeschi devono trovare un clima propizio per espandersi per l’evidente interesse comune.

Gli investimenti tedeschi nella EAC si concentrano sull’industria turistica (creazione e gestione di hotel e complessi turistici), e sul rafforzamento industriale nei settori manifatturiero, farmaceutico, assemblaggio veicoli e produzione di pezzi di ricambio per le principali industrie automobilistiche Wolksvagen, Audi, Mercedes.

La mentalità industriale tedesca è applicata anche nei contesti più difficili come all’est della Repubblica Democratica del Congo. A Bukavu (capoluogo della Provincia del Sud Kivu) l’industria farmaceutica Pharmachina, impegnata nella coltivazione della chinina e nella produzione di prodotti anti malaria, gestita da un’antica famiglia di farmacisti tedeschi, rappresenta una delle rare realtà produttive della provincia che impiega 800 dipendenti diretti e circa 6.000 indiretti (per lo più contadini delle piantagioni che si estendono anche nella confinante Provincia del Nord Kivu). Anche nei periodi più bui delle due guerre Pan Africane (1996 – 2004) la Pharmachina non ha mia cessato la sua produzione offrendo una vitale fonte di guadagno per la popolazione.

La rapida crescita economica registrata da un decennio nella EAC rende la regione ancora più interessante per l’industria tedesca che sta soffrendo perdite in altri mercati mondiali. Ultimamente gli investimenti tedeschi si stanno espandendo anche nei settori finanziario, assicurativo, agroindustriale, minerario, edile ed energie rinnovabili.La Germania è particolarmente interessata al processo di unificazione politica ed economica della EAC, il primo esperimento africano simile a quello Europeo. Esperti economici e politici tedeschi stanno contribuendo al Protocollo della Moneta Unica, dell’Unione Doganale, del Mercato Unico e nel rafforzamento dell’embrione del Parlamento EAC.

Gli investimenti e la presenza economica tedesca si basano sulla simbiosi tra gli interessi industriali e la cooperazione allo sviluppo, affidata all’Agenzia Umanitaria semi statale GIZ. Raramente Bonn si impegna direttamente nell’assistenza, preferendo canalizzare i fondi destinati alle emergenze verso Enti di intervento Europei come ECHO (European Comunity Humanitarian Office), al fine di destinare la maggior parte degli stanziamenti in progetti di sviluppo economico che possano offrire uno sbocco di mercato per l’industria nazionale.

In sintesi la Cooperazione Tedesca non si disperde nei mille rivoli dell’assistenza, ma si concentra nello sviluppo locale creando le opportunità di espansione commerciale ed industriale a vantaggio dell’economia tedesca e del paese africano. Questo atteggiamento era stato adottato anche dalla Cooperazione Italiana all’inizio degli anni Ottanta. Dopo gli innumerevoli scandali della gestione socialista di Craxi (che controllava il Ministero degli Affari Esteri) questo orientamento è stato abbandonato prima in favore delle oltre 250 ONG Italiane e successivamente nel finanziamento delle Agenzie Umanitarie ONU.

Entrambi i beneficiari in quasi vent’anni hanno per la maggior parte creato un debole rapporto tra finanziamenti ricevuti ed efficacia sul terreno, replicando in alcuni casi estremi scandali della cooperazione. In pratica il contributo Italiano alla Cooperazione si è disperso nei famosi mille rivoli dell’intervento umanitario partorendo una miriade di topolini.

Esattamente quello che la Cooperazione Tedesca ha sapientemente evitato. Nel 2012 la Cooperazione Italiana ha raggiunto il punto più basso della sua esistenza ed è pressochè inesistente. Molti dei suoi fondi vengono dirottati nel finanziamento delle missione di pace internazionali (leggi invasioni militari come in Afghanistan). La Cooperazione Tedesca mette a disposizione per l’Africa il 40% del suo budget annuale con ottimi risultati sul terreno, apertura dei mercati e ritorni economici per le industrie nazionali.

Uno dei recenti esempi è stato il Progetto di Sviluppo delle energie rinnovabili nella EAC gestito dalla GIZ e finanziato dal Ministero della Economia e Tecnologia della Germania Federale (2008-2011).
Il progetto è stato concentrato su cinque paesi del Est Africa: Etiopia, Kenya, Rwanda, Tanzania ed Uganda, con l’obiettivo di diminuire la cronica carenza di elettricità che sta rallentando lo sviluppo industriale, attraverso l’introduzione di fonti energetiche alternative solari, biogas ed elioniche.

Il progetto è stato attuato tramite la cooperazione dei rispettivi Ministeri dell’Energia dei paesi africani, dei loro settori privati e di quello Tedesco.
L’obiettivo secondario era quello di aumentare la presenza nella regione di aziende tedesche del settore. Come spiega La Responsabile del progetto: Regine Dietz i risultati ottenuti sono un aumento energetico attraverso fonti sostenibili e naturali soprattutto all’interno dei Paesi per rafforzare la produzione artigianale e locale periferica maggiormente penalizzata dalla mancanza di elettricità rispetto a quella dei più importanti centri urbani. Il progetto ha reso possibile anche la creazione di un partenariato afro-germanico che ha aumentato le possibilità di mercato per le industrie tedesche del settore

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