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ARC-M23 si ritira da Goma

Goma. Nord Kivu. Giovedì 29 novembre 2012. Dalla mattinata i reparti del movimento ARC-M23 si stanno concentrando nei punti strategici per il ritiro dalla città secondo la tabella di marcia degli accordi di Kampala, recuperata grazie allo sforzo diplomatico internazionale dopo la rottura della tregua da parte del Governo di Kinshasa tramite l’offensiva militare di martedì scorso ordinata dal Generale Olenga Tete e dal contemporaneo attacco delle forze genocidarie FDLR in Rwanda.

Alcuni reparti ribelli hanno già lasciato il capoluogo del Nord Kivu su stretto monitoraggio della MONUSCO, mentre la direzione del movimento assicura che il ritiro totale sarà completato entro oggi, venerdì 30 novembre 2012. Il Governo Congolese rimane scettico sulla reale volontà del ritiro.

Un centinaio di ribelli sarà però lasciato a presidiare l’aeroporto di Goma. Decisione contraria agli accordi di Kampala che prevedono che una sola compagnia (50 uomini) del ARC-23 presidi l’aeroporto, assieme ad una compagnia dell’esercito regolare (FARDC), i caschi blu della MONUSCO e il contingente delle forze neutrali africane. La decisione sembra motivata dal timore che il Comandante delle Forze Terrestri, il Generale Olenga Tete, non rispetti a sua volta gli accordi firmati dal Presidente Joseph Kabila.

Fonti non ufficiali informano che la FARDC potrebbe approfittare del rispetto degli accordi da parte ribelle per riprendere il controllo della città violando la tregua che prevede a Goma una sola compagnia dell’esercito regolare e gli attuali reparti della Polizia Nazionale. La robusta presenza dei ribelli all’aeroporto impedirebbe l’arrivo via aerea di truppe da Kisangani o da Kinshasa.
Vi é da notare che sotto un punto di vista di diritto internazionale il Governo di Kinshasa é legittimato a riprendere il pieno controllo di Goma, violando però, gli accordi approvati dalla Comunità Internazionale.

É ripresa la guerra mediatica governativa. Giovedì 29 novembre il portaparola del Governo Congolese: Lambert Mende ha accusato il ARC-M23 di saccheggi sistematici compiuti a Goma durante l’occupazione, compreso il tentativo di forzare la cassaforte della Banca Centrale. Sarebbe stato saccheggiato anche l’ospedale di Katindo. Il bottino di guerra verrebbe messo al sicuro in Rwanda. Mende ha assicurato che gli autori dei crimini risponderanno davanti alla giustizia congolese e a quella internazionale.

La notizia non é stata confermata dalla MONUSCO, mentre il ARC-M23 nega fermamente. Fonti tra la popolazione di Goma affermano che vi sono stati dei saccheggi in città ma prima della sua caduta e ad opera della Guardia Presidenziale al momento del suo ritiro. Difficile conoscere la realtà anche se diverse fonti, compresa l’agenzia stampa MISNA hanno segnalato atti di saccheggio perpetuati da entrambe le parti belligeranti.

L’ala politica della ribellione rivendica le dimissioni del Presidente Joseph Kabila eletto nel Novembre 2011 sulla base di risultati provvisori. Le elezioni dello scorso anno sono passate alla storia come il più inaudito caso di frode elettorale mai compiuto in Africa.

A chiedere le dimissioni del Presidente non é solo la ribellione armata ma anche i partiti dell’opposizione. L’ultima richiesta é stata sottoposta al Parlamento e ai mass media dal partito Unione Democratica Mobutista (UDEMO) guidato da Nzanga Mobutu (uno dei figli dell’ex dittatore Mobutu Sese Seko). La richiesta di dimissioni é rivolta anche al Governo.

“Questo potere é caratterizzato dall’assenza di leadership ad iniziare dal Capo di Stato che non é più degno di governare la Repubblica Democratica del Congo in questa crisi sociale, politica e militare”, ha dichiarato il portaparola del UDEMO: Emilie Sadiki.
Fonti non confermate riportano anche di una crisi all’interno dello stesso Governo che sarebbe diviso tra due fazioni. Quella del Presidente Kabila disposta al rispetto degli accordi di Kampala, compreso il dialogo politico con la ribellione, e quella del Generale Olenga Tete propensa alla linea dura che prevede nessun compromesso né dialogo ma l’annientamento delle forze ribelli manu militaris.

La prima fazione é accusata di sottostare ai diktat di Kampala e Kigali consegnando di fatto il paese ai governi considerati nemici. La seconda fazione di compromettere gli sforzi di pace riprendendo il conflitto senza una adeguata riorganizzazione dell’esercito dopo le sconfitte militari subite a Bunagana nel luglio scorso, a Goma e recentemente nel Masisi.

Mercoledì 28 Novembre 2012 si é registrata una manifestazione popolare a Goma organizzata dalla società civile del Nord Kivu in sostegno della pace nel paese. Il Movimento Ribelle afferma che la manifestazione era in suo favore. Tale affermazione non ha ricevuto conferma dagli organizzatori. Le richieste principali dei manifestanti erano le dimissioni del Presidente, l’unità del Paese e il rifiuto alla corruzione e al tribalismo. Il corteo, che é giunto fino al quartier generale della MONUSCO, é stato scortato dalla polizia nazionale e non si sono registrati incidenti.

L’attuale sviluppo della crisi sembra evidenziare profonde divisioni nel mondo politico congolese. Si teme che il Congo entri una logica di “tutti contro tutti” che aumenterebbe il caos e allontanerebbe il dialogo nazionale, secondo molti osservatori regionali, fondamentale per ristabilire la pace.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda
Reporter dall’Africa per L’Indro.

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