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Incontro tra il Presidente Sassou Nguesso e il Presidente Joseph Kabila. 30 Novembre 2012

Incontro tra il Presidente Sassou Nguesso e il Presidente Joseph Kabila. 30 Novembre 2012

Mentre il ritiro della ribellione a Goma é stato completato con un gesto teatrale: la parata delle truppe nel centro città assistita dalla popolazione che spera al ritorno della normalità e della pace, i mass media governativi stanno alzando il tiro propagandistico. Dopo aver definito il ARC-M23 terroristici e mercenari rwandesi, negando la loro appartenenza congolese, ora stanno giocando la carta della Francofonia.

Gli articoli pubblicati sui maggiori quotidiani di Kinshasa e sul sito di informazione governativa: Digitalcongo, propongono una loro analisi stereotipata del confitto all’est.

Secondo i mass media il confitto sarebbe stato scatenato non da problemi nazionali mai risolti ma da Rwanda, Uganda e dai loro “Padrini Anglosassoni”, con chiaro riferimento a Stati Uniti e Gran Bretagna. La presenza di truppe rwandesi all’est rafforza la tesi.

I mass media congolesi rassicurano l’opinione pubblica che il Presidente Joseph Kabila sta ricevendo l’appoggio della Francia e dei paesi africani della Francofonia schierati contro i tentativi di destabilizzazione anglofoni.

A sostegno di questa tesi citano gli incontri ufficiali degli emissari dei Presidenti Ali Ben Bongo (Gabon), Idris Déby Itno (Ciad) avvenuti durante questa settimana, la visita ufficiale del Presidente del Congo-Brazzaville: Denis Sassou Nguesso (avvenuta il 30 novembre scorso) e le recenti iniziative diplomatiche della Francia: la richiesta del rafforzamento delle sanzioni contro il M23 e il riconoscimento al Governo di Kinshasa del diritto di difesa del territorio nazionale. Digitalcongo definisce il Presidente François Hollande come il primo avvocato della causa congolese.

Secondo Jenerali Ulimwengu, Direttore del quotidiano tanzaniano “Raja Mwema” e attivista civico, queste analisi sarebbero principalmente rivolte a tranquillizzare le popolazioni all’ovest del paese visto che non esisterebbe più la contrapposizione tra potenze anglofone e francofone in Africa degli anni novanta che fu´ espressa nelle due guerre Pan Africane combattute in Congo nel 1996 e nel 1998.

La fazione più intransigente del Governo, che controlla i massa media, si pone anche l’obiettivo di eradicare i presupposti degli accordi di Kampala riducendo la crisi dell’est ad un’invasione tutsi appoggiata dalle potenze anglofone. Se questa posizione dovesse essere condivisa dalla maggioranza del Governo i dialoghi diretti con la ribellione sarebbero impossibili da attuare. Il problema di fondo risiede nell’accettazione delle proposte del ICGLR da parte del Presidente Kabila senza la condivisione del Parlamento. La diplomazia internazionale sarà costretta ad affrontare nuove difficoltà durante la road map identificata per riportare la pace nella regione.”, spiega Ulimwengu.

Le affermazioni di un sostegno incondizionato della francofonia si basano su fragili basi. Tutte le visite ufficiali dei paesi africani francofoni hanno espresso solidarietà al Governo di Kinshasa e pronunciato dure condanne contro la ribellione, invitando però al pieno rispetto degli accordi presi a Kampala (che sembrano favorire il ruolo di M23, Rwanda e Uganda) e rimanendo estremamente evasivi sulle richieste di aiuto militare in caso di conflitto generalizzato.

Identica posizione é adottata dalla Francia che, durante la controffensiva del Generale Olenga Tete sul Masisi del 24 novembre 2012, ha inviato d’urgenza a Kinshasa la Direttrice degli Affari Africani dell’Eliseo: Elisabeth Barbier con il compito di richiedere al Presidente Kabila il pieno rispetto degli accordi di Kampala. La Barbier faceva parte di una delegazione congiunta Franco-Anglofona per sottolineare la linea diplomatica comune delle tre potenze occidentali.

Anche il comunicato congiunto del 30 novembre 2012 firmato dai Presidenti Joseph Kabila e Denis Sassou Nguesso non lascia spazio ad interpretazioni nell’unico punto riguardante la crisi all’est.

In riferimento alle questioni regionali, la situazione della sicurezza della Provincia del Nord Kivu é stata al centro del colloquio ufficiali. A questo proposito i due Capi di Stato confermano il loro appoggio alle conclusioni del summit straordinario dei Capi di Stato della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL) tenutasi a Kampala il 24 novembre 2012”, recita il comunicato congiunto.

Recenti sono le denunce ufficiali del Presidente Hollande rivolte al Governo di Kinshasa accusato di mancato rispetto della democrazia, dritti civili e principale causa della corruzione dilagante.

A Goma la MONUSCO conferma il ritiro delle forze ribelli che é inserito in una delicata partita a scacchi tra le parti belligeranti. Mentre il ARC-M23 si posiziona su diversi punti strategici distanti 20 km ma configuranti un evidente accerchiamento della città e mantiene due compagnie in difesa dell’aeroporto, il Governo di Kinshasa ha sostituito tutti i reparti della polizia nazionale di Goma con reparti provenienti da Bukavu, considerati più affidabili.

Questa mossa crea un vuoto di sicurezza nel capoluogo della Provincia del Sud Kivu ora affidata all’esercito e un rischio che i reparti della polizia di Goma si uniscano alla ribellione piuttosto di accettare il trasferimento in altre provincie che nasconde non poche incognite create dall’atteggiamento governativo verso questi reparti velatamente sospettati di essere simpatizzanti del ARC-M23.
Ancora fresca nella memoria é l’assassinio di 45 su 46 soldati tutsi appartenenti al CNDP ed integrati nella FARDC di Goma. Questa compagnia fu trasferita a Kisangani a seguito della riforma dell’esercito che prevedeva la frammentazione dei reparti composti da ex guerriglieri fino al 2012 mantenuti nelle loro zone d’origine sotto il comando dei loro leader militari.

Il trasferimento, avvenuto nel febbraio 2012, si concluse con l’eccidio di 45 soldati ex CNDP una volta arrivati a destinazione. A riportare la notizia, mai smentita dal Governo di Kinshasa, fu il quarantaseiesimo soldato sopravvissuto che, riuscendo a fuggire, raggiunse il suo reparto originario a Goma.

Prima della parata militare, il Generale Makenga ha pronunciato un discorso alle truppe riunite al circolo sportivo sottolineando che il movimento ora lascia spazio alla politica e alla diplomazia per trovare un soluzione pacifica come é stato richiesto dalla ICGLR a Kampala ma contemporaneamente avvertendo che se le trattative dovessero fallire il ARC-M23 sarà costretto a terminare il lavoro iniziato, con chiara allusione alla conquista di Kinshasa.

Le mosse propagandistiche del Governo e le dichiarazioni della ribellione evidenziano serie difficoltà nell’applicazione degli accordi di Kampala, che ruotano attorno al riconoscimento del ARC-M23 come entità politica e ai relativi dialoghi diretti attivati a Kampala dal Presidente Kabila ma non autorizzati da Parlamento e Governo.

La popolazione di Goma ai microfoni di Radio Okapi, si dichiara contenta del rispetto della tregua da parte del ARC-M23 e dalla ripresa delle normali attività sociali ed economiche, esprimendo però tutto il suo pessimismo sulle future trattative politiche e i suoi timori che i ribelli possano riprendere la città se le negoziazioni dovessero fallire.

Di particolare rilievo sono le attività diplomatiche che l’Angola ha intrapreso riguardo la crisi all’est del Congo, inviando emissari nelle principali capitali della regione. Non si conoscono ancora i dettagli né la strategia della diplomazia Angolana ma sembra evidente che la potenza regionale non voglia passare in secondo piano rispetto a Rwanda e Uganda. Come questi due paesi anche l’Angola deve difendere enormi interessi economici legali e non nel Congo, sopratutto nella ricca Provincia del Katanga.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda
Reporter dall’Africa per L’Indro.

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