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Oggi 07 dicembre 2012 si dovrebbero tenere nella capitale dell’Uganda il primo raund di colloqui tra il Governo Congolese e la ribellione all’est capitanata dal movimento ARC-M23. Il Governo Ugandese ha ricevuto il mandato dalla Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (ICGLR) di svolgere il ruolo di mediatore tra le parti.

L’incontro si terrà parallelamente al summit sulla crisi regionale previsto sempre oggi a Dar-es Salaam, Tanzania dove si attende l’annuncio della composizione della forza neutra africana e i tempi di dispiegamento all’est del Congo.

L’unico contingente per ora disponibile, 300 soldati tanzaniani, ha disatteso la promessa di giungere a Goma entro questa settimana senza dare ulteriori informazioni del suo arrivo.

Un folta delegazione governativa é arrivata da Kinshasa. Il Primo Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale Charles Mwando Nsimba, il Ministro degli Affari Esteri Raymond Tshibanda Ntungamulongo, i Senatori Mulaila, Balemage e Mwanga, i Deputati Mashako Mamba, Konde Vila Kikanda, Beatrice Lomeya, Henriette Wamu e vari rappresentanti della società civile congolese.

I membri della delegazione del ARC-M23 non sono stati ancora resi noti.

Le negoziazioni si presentano difficili. Il primo nodo da sciogliere riguarda i temi oggetto delle negoziazioni. Il Governo ribadisce che verrà discusso unicamente il mancato accordo di integrazione militare stipulato con il precedente movimento ribelle CNDP, progenitore del ARC-M23. Diametralmente opposta é la posizione della ribellione che intende discutere del fallimento istituzionale del Governo e delle frodi elettorali del novembre 2011 nel contesto di un colloquio inter congolese assieme ai partiti politici e la società civile.

Il responsabile politico del ARC-M23. Jean-Marie Runiga ha dichiarato ai media regionali: “Non abbiamo conquistato Goma per venir a fare del folklore a Kampala. Pensate seriamente che veniamo per non parlare dei problemi della società? É ora di far uscire il Congo dal marasma. Non ci sono strade, ferrovie, neanche una compagnia aerea nazionale. La popolazione non ha lavoro, denaro, scuole. Occorre migliorare le condizioni di vita della popolazione al più presto”.

La società civile del Sud Kivu, controllata dalla chiesa Cattolica, ha chiarito le prese di posizione espresse nel comunicato del 24 novembre scorso, schierandosi inequivocabilmente dalla parte del Governo Kabila, incoraggiandolo alla negoziazione con la ribellione ma rifiutando di trattare di questioni politiche.

“Vi sono dei punti non negoziabili. Non vogliamo che i colloqui ruotino attorno all’ordine istituzionale, sulla revisione della Costituzione, sull’amnistia dei criminali di guerra e sull’integrità territoriale”, afferma ai microfoni di Radio Okapi il Vice Presidente della società civile del Sud Kivu.
In un comunicato del 6 dicembre 2012 la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo si interroga sulla pertinenza del dialogo tra il Governo e i ribelli attirando “L’attenzione a tutti quelli che si receranno a Kampala sulla trappola di queste negoziazioni”.

Osservatori politici kenioti fanno osservare che questo netto schieramento di campo della societá civile confermato dalla gerarchia ufficiale cattolica, contraddice le dure critiche rivolte al Governo da parte della società civile dalle elezioni del novembre 2011 in poi. Secondo loro parte la Chiesa Cattolica tenta di preservare l’esclusività della opposizione verso il Governo Kabila, alleandosi temporaneamente a quest’ultimo per convenienza.
Vi sarebbe il timore che il movimento ribelle, già militarmente in posizione di avvantaggio, possa prendere spessore aggregando le forze politiche e della società civile stessa attorno ad un progetto di cambiamento di regime.

Il continuo richiamo a progetti di balcanizzazione e al separatismo ideato dalla ribellione in concerto con Uganda e Rwanda, secondo gli osservatori politici kenioti non troverebbe conferma nelle strategie diplomatiche regionali e internazionali che puntano ad una soluzione politica stabile nel paese.
Le dichiarazioni Chiesa Cattolica sembrano non trovare la piena approvazione della società civile del Nord Kivu, a maggioranza Protestante, sottolineando le forti divergenze evidenti fin dall’inizio della crisi congolese.

Dinnanzi alle diverse posizione di Governo e ribellione, il portavoce del governo ugandese, Fred Opolot ha dichiarato all’Agenzia di Stampa Francese:
“Il punto chiave all’ordine del giorno dell’incontro é prima di tutto quello di delineare gli argomenti e il quadro di lavoro dei colloqui che non si esauriranno con l’incontro di domani a Kampala”.

L’arrivo della delegazione ribelle a Kampala previsto per ieri, 06 novembre 2012, é stato perturbato da un incidente diplomatico. Alla frontiera congolese la delegazione proveniente da Bunagana sarebbe stata respinta dai poliziotti e soldati della dogana, accusata di voler portare la guerra anche in Uganda. Le autorità stanno cercando di risolvere questo malinteso al fine di permettere la presenza del ARC-M23 ai colloqui senza doverli spostarli ad altre date.

La ferma volontà del ARC-M23 di non voler limitare i colloqui a questioni militari ma amplificarli sul terreno politico nazionale sembra allontanare le paure di compromessi basati unicamente sul rispetto degli accordi del 23 marzo 2009 e sull’acquisizione di qualche posto di comando di rilievo all’interno dell’esercito e dell’amministrazione, anche se persistono i sospetti di una diplomazia sotterranea in febbrile attività.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda
Reporter dall’Africa per L’Indro.

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