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I colloqui tra Governo e ribellione che si dovevano tenere venerdì a Kampala su mediazione Ugandese, sono stati rinviati a domenica 09 dicembre 2012.

La causa del rinvio deriva da non chiare problematiche da parte della delegazione del ARC-M23. Dopo il malinteso alla frontiera ugandese il loro veicolo avrebbe subito un guasto meccanico. I mass media ugandesi hanno annunciato il loro arrivo verso le 18 di sabato 08 dicembre 2012. La delegazione Congolese é presente da mercoledì scorso.

I colloqui rischiano di essere solo un atto diplomatico incapace di trovare reali soluzioni per porre termine al conflitto in Congo.
Il timore sarebbe confermato da vari fattori. Il primo riguarda la composizione delle due delegazioni. Il Presidente Joseph Kabila ha preferito partecipare al contemporaneo meeting sulla crisi congolese organizzato dalla Comunità Economica dell’Africa del Sud a Dar-es Salaam, Tanzania, delegando il Ministro degli Affari esteri Raymond Tshibanda Ntungamulongo l’onere di rappresentare la Repubblica Democratica del Congo.

La folta delegazione congolese, nonostante la partecipazione del Primo Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale Charlees Mwando Nsimba e del Abbé Apollinaire Malu Malu, sarebbe composta da delegati di scarso carisma e spessore politico, compreso un deputato dell’Unione Socialista Congolese: Cristian Badibangi che afferma di rappresentare l’opposizione congolese. Dichiarazione smentita dai principali partiti dell’opposizione che non sono stati coinvolti nei colloqui.

Anche la delegazione del ARC-M23 é composta da elementi di secondo ordine. Palese é l’assenza dei leader militari e politici: il Generale Sultani Makenga e il Vescovo Jean-Marie Runiga.
Fughe di notizie pervenute ai media ugandesi rivelerebbero che nessun ordine del giorno sarebbe stato deciso e l’incontro rischia di venir considerato una prima presa di contato tra le parti belligeranti.

L’assenza del Presidente della Repubblica, dei partiti di opposizione e dell’insieme della società civile (a Kampala é presente una ristretta delegazione del Sud e Nord Kivu), sarebbe stata interpretata dalla ribellione come un chiaro segnale che il Governo non vuole discutere dei problemi politici ed istituzionali che affliggono il Paese. La ribellione ha ribadito il suo rifiuto a limitare le discussioni al mancato rispetto degli accordi di integrazione militare, smentendo categoricamente le voci di accordi sotterranei che circolavano tra gli ambienti politici e i media ugandesi in questi ultimi giorni.

Esiste tuttavia un problema di fondo. Il Movimento 23 Marzo al momento non possiede l’autorità morale e politica per lanciare un dialogo inter congolese se non supportata dai partiti di opposizione che, al momento, rimangono in silenzio.

All’est del Congo si sta assistendo ad un rafforzamento delle posizioni tenute dall’esercito regolare, Goma compresa. Una fonte militare che ha imposto l’anonimato ha informato il mensile Afrik che il governo congolese ha intrapreso le negoziazioni solo per guadagnare tempo e preparare adeguatamente le sue truppe per lanciare la quarta offensiva dal luglio 2012 con l’obiettivo di annientare militarmente la ribellione. La Fonte militare afferma che il Presidente Kabila sta cercando di ottenere l’alleanza militare dell’Angola e dello Zimbabwe.

Le delegazioni di scarso spessore e queste dichiarazioni hanno creato un forte pessimismo regionale. Vari osservatori politici hanno riservato un forte scetticismo riguardo la possibilità di un’entrata nel conflitto dell’Angola e dello Zimbabwe.

Il primo paese é impegnato a costruirsi un’immagine internazionale di una potenza economica e democratica con l’obiettivo di eclissare economicamente e politicamente il Sud Africa, divenendo la super potenza dell’Africa Sub Shariana. Questa immagine internazionale e i colossali investimenti a livello mondiale, Europa compresa, che sono in corso mal si conciliano con un intervento militare straniero.
Lo Zimbabwe é intento a gestire la delicatissima situazione interna e le ormai imminenti elezioni presidenziali. Sembrerebbe improbabile che il Presidente Robert Mugabe ordini un’avventura militare in Congo, attirandosi le critiche dell’opinione pubblica e privandosi di reparti dell’esercito normalmente utilizzato come deterrente durante le tornate elettorali.

Altri due fattori renderebbero l’affermazione poco credibile: il mancato rispetto del Presidente Kabila di concedere lo sfruttamento di varie miniere ai due paesi come ricompensa per il loro sforzo bellico durante la seconda guerra panafricana (1998 -2004) e l’attuale Presidenza della SADAC ricoperta dal Presidente Ugandese Yoweri Museveni.

Gli abitanti di Goma vivono in un clima di incertezza. Secondo fonti locali la maggior parte delle autorità della provincia del Nord Kivu avrebbero abbandonato la città per rifugiarsi a Bukavu, nel Sud Kivu e diverse centinaia di ribelli sarebbero ancora presenti nella città confondendosi con i civili.

Vi é la speranza che la ragione e il dialogo possano prevalere. Qualunque delle parti belligeranti che riprendesse le ostilità sotto il periodo natalizio infliggendo altre sofferenze alla popolazione si porrebbe in una difficile situazione a livello internazionale.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda
Reporter dall’Africa per L’Indro.

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