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E.Tshisekedi-prete-serment
 
Sotto pressione ugandese sono ripresi i colloqui tra Governo Congolese e  ribellione dopo la rottura registrata lunedì scorso da parte del M23. Durante la riunione di martedì 12 dicembre 2012 il Ministro degli Esteri Raymond Tshibanda, rispondendo alle accuse rivolte dal ARC-M23 domenica scorsa, ha affermato che non esiste un  problema riguardante la minoranza etnica Banyarwanda in Congo che possa giustificare una ribellione.
 
Secondo quanto dichiarato dal Ministro le minorità congolesi hutu e tusti all’est del paese godrebbero di un trattamento equo, diritti civili e non vi sarebbero discriminazioni razziali, sociali ed economiche.
 
Tshibanda ha proseguito accusando il Movimento 23 Marzo di aver commesso numerosi ed ignobili crimini all’est del Congo che contraddicono i loro intenti di pace espressi a Kampala. Kinshasa e le agenzie internazionali avrebbero le prove di omicidi, saccheggi e reclutamento di minori, tutti crimini commessi dal ARC-M23.
 
Prudentemente il Ministro ha sorvolato di menzionare i continui rapporti dal Congo e dalle Nazioni Unite sulle violenze commesse sui civili anche dall’esercito regolare (FARDC) e dalle varie milizie straniere presenti nel territorio (FDLR, FNL, LRA, ADF, MAI MAI).
 
Non si hanno per il momento notizie di rilievo sulla riunione di oggi. I colloqui dovrebbero durare per tutta questa settimana.
 
Il portaparola del Governo Congolese ha informato l’Agenzia Stampa Francese (AFP) della cattura di dodici soldati rwandesi  che combattevano al fianco della ribellione. Il portaparola governativo é stato contraddetto dal Ministro degli Interni Richard Muyej Mangez che ha specificato che si tratta di combattenti rwandesi e non di soldati dell’esercito regolare del Rwanda. Il totale dei prigionieri sarebbe di 38 persone, catturate presso la località di Kibumba e nei pressi di Goma durante i combattimenti della metá del novembre scorso.
 
Il porta porla della missione MONUSCO: il Luogotenente Colonnello Prosper Basse ha dichiarato che i caschi blu non sono al corrente di questi prigionieri.
 
Interrogato da Radio Okapi il Governatore del Nord Kivu : Julien Paluk ha confermato l’arresto di rwandesi sospettati di aver combattuto al fianco della ribellione che sarebbero stati trasferiti a Kinshasa per essere sottoposti agli interrogatori.
 
Kigali ha rigettato le accuse della partecipazione del suo esercito definendole una vecchia tattica di propaganda per coinvolgere il Rwanda nel conflitto congolese.
 
Si registra un insolito silenzio dei mass media rwandesi (spesso sottoposti ad un rigido controllo del Governo) sui combattimenti tra l’esercito regolare ruandese e e milizie genocidarie hutu del FDLR avvenuti presso le località frontaliere di Ruwengeri e Gyseni il 10 dicembre scorso. L’attacco del FDLR é confermato da fonti locali di entrambi i paesi.
 
L’ultima dichiarazione ufficiale di Kigali risale agli attacchi avvenuti presso il distretto di Rubavu contemporaneamente alla caduta di Goma. Nel breve comunicato emesso dal Ministro degli Esteri e dal portaparola del Governo si afferma che le Rwandan Defence Forces avevano contenuto gli assalti della FDLR ma evitato un’escalation del conflitto con il vicino Congo.
 
Sul fronte dell’opposizione lo storico leader dell’opposizione congolese: Etienne Tshisekedi (detto anche la Sfinge) sembra prendere le distanze dal comunicato emesso congiuntamente con gli altri partiti dell’opposizione il 08 dicembre 2012.
 
La presa di distanze é stata fatta indirettamente da Eugene Diomi Ndongala, portaparola della Maggioranza Presidenziale Popolare (MPP) un movimento creato dallo stesso Tshisekedi nell’aprile 2012 dopo essersi autoproclamato come vero vincitore delle elezioni del Novembre 2011, unico Presidente della Repubblica e aver radiato dal suo partito (UDPS) 33 dei 42 deputati dell’Assemblea Nazionale.

In un comunicato stampa intitolato: “Comunicato del MPP sulla crisi di legittimità di cui é vittima la Repubblica Democratica del Congo e le sue conseguenze all’est del paese” il movimento del leader storico mette l’accento sull’assenza di credibilità delle elezione Presidenziali del 2011 definendo il Governo Kabila come illegittimo.

A differenza degli altri partiti di opposizione il MPP non riconosce come entità politica il Movimento 23 Marzo, definito un sottoprodotto del Rwanda, promotore della creazione di  un territorio autonomo all’est del paese sotto la regia politica e militare dei Paesi dei Grandi Laghi implicati nel conflitto: Rwanda e Uganda.

Dopo aver criticato l’organizzazione dei colloqui a Kampala sotto mediazione ugandese definita come una mediazione partigiana per via del coinvolgimento diretto dell’Uganda a fianco della ribellione, il MPP sostiene la necessità di organizzare un vero dialogo nazionale sottintendendo l’esclusione della ribellione.  
Fulvio Beltrami   Kampala Uganda  
Reporter dall’Africa per L’Indro    
 

3 thoughts on “Crisi congolese. Riprendono i colloqui a Kampala.

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