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Un milicien Maï Maï.

Sui colloqui di pace tra Governo congolese e ribellione é caduto il più totale silenzio attuato dai mass media ugandesi che da mercoledì scorso non trattano più l’argomento. Si ipotizza una “autocensura” consigliata dalle autorità per evitare che fughe di notizie influenzino il corso delle trattative.

Le uniche notizie disponibili risalgono al 12 dicembre scorso quando si é appreso, attraverso un comunicato del Ministro della Difesa Crispus Kiyonga, che le due delegazioni stanno discutendo sull’ordine del giorno dei colloqui e un regolamento interno per evitare insulti e accuse reciproche. Il Comunicato indirettamente conferma le voci che sottolineavano una mancata organizzazione da parte Ugandese dell’incontro.

I membri della società civile congolese presenti alla delegazione governativa sembrano essersi dissociati dai colloqui, definiti improduttivi. Membri della società civile del Nord Kivu e Sud Kivu all’interno della Chiesa Cattolica, si sono riuniti ad Entebbe da giovedì 13 dicembre 2012.

L’obiettivo é di formulare proposte concrete da sottoporre alle due delegazioni che saranno impegnate nei colloqui a Kampala fino al 18 dicembre 2012.

“Come volete che le negoziazioni di Kampala possano andare bene quando gli attori politici perdono intere giornate ad insultarsi?”, dichiara ai microfoni di Radio Okapi il Professore Ka Mana dell’Università Libera dei Grandi Laghi.

Questo meeting separato organizzato dalla società civile sembra un tentativo dell’area cattolica congolese di prendere l’iniziativa dei colloqui di pace eclissando i Governi di Kinshasa, Kampala e il Movimento 23 Marzo.

Se lo scopo fosse raggiunto rafforzerebbe l’immagine della società civile e il processo di egemonia economica culturale e politica che la Chiesa Cattolica sta attuando nel Paese dalla caduta del regime di Mobutu (1997). Il clima di reciproche accuse e odio tra le due delegazioni é stato in parte creato dalle infuocate dichiarazioni della stessa società civile fatte alla fine di Novembre, dopo la caduta di Goma. Dichiarazioni tese a non riconoscere il ARC-M23 come un movimento congolese ma come semplici terroristi e mercenari rwandesi.

La presenza del Professore Ka Mana, che é anche il Direttore dell’Istituto Pole a Goma, sembra assai anomala. Ka Mana si é sempre dissociato dalle prese di posizione della società civile cattolica, puntando su una soluzione regionale dei problemi che affliggono il Congo. Di tendenze laiche il Professore potrebbe apportare un valido contributo per la creazione di un documento non partigiano e propositivo.

Forzato dagli avvenimenti il Presidente Kabila ha incontrato l’opposizione parlamentare al suo rientro dal summit della SADC1 svoltosi il 07 dicembre scorso in Tanzania.

L’obiettivo della riunione era quello di informare sulla situazione della guerra all’est del paese, come viene definita la crisi dal Governo. La definizione non é di poco conto. Il Governo sostiene di essere in guerra non contro una guerriglia interna ma contro forze di invasione Rwandesi. Nessuna dichiarazione di guerra e’ stata comunque inoltrata dalle parti.

Il Presidente Kabila ha chiesto all’opposizione di adottare un comportamento solidale e unitario dinnanzi alla crisi tentando di creare un fronte nazionale che possa evitare le richieste avanzate delle sue dimissioni e di un colloquio inter congolese che comprenda anche la ribellione ARC-M23, considerata dalla maggioranza dei partiti d’opposizione (ad eccezione di Etienne Tshisekedi) come un movimento congolese.

La riunione non ha ottenuto i risultati sperati. L’opposizione, seppur mitigando la richiesta di dimissioni del Capo di Stato, esige il colloquio inter congolese per discutere non solo della situazione all’est ma dei problemi nazionali, sprofondando il coltello nella piaga aperta. Il Governo cerca disperatamente di evitare un confronto nazionale che lo metterebbe in serie difficoltà a causa della sua mancata legittimità elettorale.

Mentre i vari colloqui si proseguono sia a Kampala che a Kinshasa nel Nord Kivu giungono notizie che fanno presagire un non auspicabile tentativo di soluzione militare.

Cento miliziani del Generale Nande Kikuli La Fontaine e del Colonnello La Tempesta si sono arresi alla FRDC giovedì 13 dicembre 2012 presso il territorio di Lubero, Nord Kivu, controllato dall’etnia Nande2.

Questa notizia é assai anomala quanto importante. Il Generale La Fontaine era a capo di un movimento guerrigliero antigovernativo dell’etnia Nande “inattivo” dopo la disfatta dell’esercito regolare subita nel luglio scorso a Bunagana, confini con L’Uganda. Durante gli scontri bellici dell’epoca La Fontaine si stava congiungendo con milizie hutu Banyarwanda del Ituri per unire le rispettive forze e puntare sulla conquista di Kisangani, la quarta città più importante del paese. Il movimento, finanziato dalla comunità Nande che si sente discriminata da Kinshasa, si era successivamente disattivato restando in una posizione di attesa.

Assieme ai movimenti del Katanga e del Bas Congo, La Fontaine é una delle tre ribellioni latenti che, se si alleassero con il ARC-M23 potrebbero facilmente far capitolare il Governo Kabila mano militare. La comunità Nande é sospettata di finanziare anche il Movimento 23 Marzo.

Fonti della società civile, confermate da vari cittadini congolesi, informano di importanti movimenti di truppe sia rwandesi che dell’esercito regolare congolese.

Mercoledì 12 dicembre sarebbe stata segnalata la presenza di un reparto di soldati rwandesi nelle località frontaliere di Kasizi e Kanyanja, nord di Goma nei territori vulcanici del Nyiragongo controllati dal M23.

Interpellato dai mass media congolesi il responsabile del Meccanismo congiunto di verificazione delle frontiere della MONUSCO in collaborazione con il Governo di Kinshasa ha affermato che una verifica sulla reale esistenza di truppe rwandesi nell’area é possibile solo su richiesta della ICGLR3, presieduto dall’Uganda.

La notizia, non ancora confermata dalle autorità regionali , di truppe rwandesi ha creato un esodo delle popolazioni dei villaggi di Mudjia e Rusayo. Presi dal panico i civili stanno rifugiandosi a Goma.

Notizie confuse e frammentarie giungono proprio dal capoluogo del Nord Kivu teatro dei recenti scontri. Secondo fonti locali nutrite colonne congiunte di soldati congolesi FARDC e milizie genocidarie rwandesi FDLR sarebbero sia all’interno della città che nei dintorni. Si sospetta che stiano preparando un’offensiva contro il M23 o un attacco al vicino Rwanda.

La possibilità di un’offensiva era stata già annunciata da una fonte militare anonima congolese al mensile Afrik. Durante il 10 e i 11 dicembre scorsi i miliziani del FDLR aveva già effettuato attacchi militari in territorio ruandese, presso le località di frontiera tra Ruwengeri e Giseny.

Le fonti locali sospettano un attacco simultaneo della FARDC contro il M23 e delle milizie genocidarie contro il Rwanda.

Difficile trovare conferme ufficiali di queste notizie. Dopo i passati mesi caratterizzati da sensazionali colpi di scena, rapporti, rivelazioni inedite, fughe di notizie, tutti gli attori della crisi, nazionali, regionali e internazionali, sembrano essere entrati nella fase del silenzio stampa su quello che realmente sta succedendo.

L’unico dato certo é il panico creato da queste notizie tra i cittadini di Goma. Negozi e uffici sono nuovamente chiusi e gli espatriati starebbero lasciando la città. Si sta tentando di contattare le Ong italiane presenti a Goma (tra le quali il VIS) per trovare conferma.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda.

Reporter dall’Africa per L’Indro

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