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La priorità é difendere la patria. No al colloquio inter congolese.

Per la seconda volta in meno di un mese il Presidente Joseph Kabila si é rivolto alla nazione. La prima fu il 22 novembre 2012 dopo la caduta di Goma, prima di recarsi in Uganda per trovare l’appoggio per la soluzione del conflitto della Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi, presieduta dal Presidente Ugandese Yoweri Museveni. All’epoca fu accusato dall’opposizione di aver abbandonato il paese in piena crisi militare per recarsi a parlare con un governo sospettato di aiutare la ribellione del ARC-M23.

Rivolgendosi ai membri delle due Camere del Parlamento, il Presidente Kabila ha affermato che la priorità del momento é la difesa della patria, richiedendo al popolo e alle istituzioni del paese di mobilitarsi contro l’aggressione.
L’aggressore esterno, pur essendo stato timidamente accennato, sarebbe il Rwanda.

Ha proseguito dichiarando che gli obiettivi della ribellione del ARC-M23 sono di impedire il processo di ricostruzione nazionale, scoraggiare gli investimenti stranieri, destabilizzare il paese e di attuare la balcanizzazione del Congo.

Condannando le violenze sulla popolazione civile inferte dalla ribellione ed evitando di parlare di quelle inferte dalle forze armate congolesi all’est del paese, Kabila ha voluto onorare i soldati e i poliziotti morti sul campo di battaglia.

Il Presidente ha informato il paese delle iniziative su piano diplomatico, politico e militare, prese per risolvere la crisi.

Sul piano diplomatico, ha ricordato i cinque summit straordinari della ICGLR, i due della SADC (Comunità Economia dell’Africa del Sud) e l’incontro Congo-Rwanda-Stati Uniti. Tutte iniziative proposte da attori regionali ed internazionali di cui il Governo Congolese ha partecipato.
Sul piano politico ha ricordato l’impegno del Governo nel dialogo con la ribellione tramite i colloqui di Kampala tutt’ora in corso.

Il Presidente ha voluto lanciare un appello all’unità nazionale chiarendo che gli sforzi saranno concentrati sula difesa della patria, attraverso l’utilizzo di un esercito dissuasivo, efficace e professionale.

Su questo punto ha promesso di accelerare il rafforzamento delle capacità della FARDC e la riforma delle forze armate.

Ha richiesto ai Parlamentari di utilizzare la loro influenza politica per convincere la gioventù ad arruolarsi in massa nella FARD e polizia. In Congo l’esercito é privato e fino ad ora non é stato mai applicato l’obbligo di arruolamento simile a quello effettuato dagli Stati Uniti durante la guerra contro il Vietnam.

Seppur con toni dismessi, non sono mancate le critiche verso i caschi blu della MONUSCO. Secondo il Presidente i risultati ottenuti dalla missione di pace ONU sono molto limitati e il Governo di Kinshasa esige un diverso mandato più adeguato con la realtà sul terreno.

Secondo osservatori regionali il discorso alla nazione del Presidente Joseph Kabila potrebbe ottenere risultati molto ridotti rispetto a quelli sperati di unire il paese, evitare un dibattito inter congolese e vincere la ribellione sui piani diplomatico, politico e militare.

Il Governo Kabila sembra voler acquisire una legittimità popolare assumendo il ruolo di difensore della patria per equilibrare la mancanza di legittimità scaturita nelle elezioni truffa del Novembre 2011.

I colloqui di Kampala sono stati rifiutati dall’opposizione che vi non intravvede nessuna base giuridica ma solo un escamotage per evitare un confronto nazionale con tutte le realtà del paese, ARC-M23 compreso.

Non vi é stato nessun accenno alla volontà governativa di accettare la richiesta di un serio ed inclusivo confronto politico, avanzata dell’opposizione, società civile e condivisa da sempre più grandi fette della popolazione. Il colloquio inter congolese é individuato come l’unico mezzo per trovare soluzioni permanenti alla crisi.

Durante il discorso si é tentato di rilanciare la tesi di un’aggressione straniera (intendendo il Rwanda), con lo scopo non riconoscere la ribellione congolese in atto da nove mesi all’est del paese creatasi su problematiche nazionali.

La Repubblica Democratica del Congo non ha mai dichiarato lo stato di guerra con il Rwanda nonostante varie testimonianze di truppe rwandesi in territorio congolese. Situazione anomala per qualsiasi paese aggredito da una potenza straniera.

Per rafforzare la tesi sono state rispolverate le antiche paure di balcanizzazione del paese, obiettivo dell’asse Kampala, Kigali, Washington e Londra durante la seconda guerra Pan Africana (1998 – 2004).

Obiettivo ufficialmente smentito dalla stessa ribellione il 10 luglio 2012 attraverso un comunicato ufficiale intitolato “Qui ose dire que le M23 est pour la Balkamisation de l’est de la RDC?” dove la direzione militare e politica afferma di puntare ad un cambiamento di regime e a rendere più democratico il paese. Le intenzioni espresse dal movimento non sono state ritenute credibili dal Governo di Kinshasa.

Pessimismo diffuso sulla possibilità, in pieno conflitto, di riformare l’esercito rendendolo più efficace, dopo 6 anni di inutili tentativi costati ai contribuenti americani ed europei (italiani compresi) 450 milioni di dollari. La riforma delle forze armate inizió nel 2006.

Dubbia la volontà dei giovani di rispondere all’appello ed arruolarsi presso un esercito mal armato, non pagato, e gestito da Generali che applicano tattiche militari antiquate e spesso coinvolti in traffici illegali di minerali e armi.

La richiesta del Governo di Kinshasa di un diverso mandato per la MONUSCO più adeguato con la realtà sul terreno viene interpretata come il desiderio che il contingente dei caschi blu adotti un mandato offensivo trasformandosi in una forza militare da contrapporre alla ribellione al posto dell’esercito congolese che ha al suo attivo già tre offensive fallite contro il ARC-M23. Attualmente il ruolo offensivo – difensivo all’est viene per la maggior parte svolto dalle milizie genocidarie rwandesi del FDLR e dalle milizie congolesi Mai Mai che ne approfittano per aumentare il controllo di territori e miniere danneggiando la popolazione sul piano economico, libertà civili e diritti umani.

Il Governo Ugandese sabato 15 dicembre 2012 ha reso noto gli esiti della prima settimana di colloqui svoltisi a Kampala. Ufficialmente il Ministro Ugandese della Difesa, che svolge il ruolo di mediatore, starebbe ancora consultando le due delegazioni congolesi per armonizzare le diverse opinioni riguardanti l’ordine del giorno e il regolamento interno sulla disciplina dei colloqui. I colloqui momentaneamente sospesi, riprenderanno il 17 dicembre 2012.

Questa dichiarazione lascia presagire che le trattative sono ancora alla loro fase iniziale. Secondo l’Abbé Malu Malu (della delegazione governativa) questi giorni spesi per trovare un accordo su questi punti sono stati necessari poiché all’inizio le delegazioni avevano idee diametralmente opposte. L’alto esponente religioso si dichiarato ottimista e
non considerata la prima settimana di colloqui improduttiva.“Non vi sono boicottaggi o grosse difficoltà in corso”, annuncia ai media ugandesi. L’Abbé Malu Malu é uno tra le figure piú rispettate dell’intellighetia congolese con grande ascosto anche tra la ribellione ARC-M23.

All’est del paese si registrano sempre importanti movimenti congiunti tra esercito regolare e milizie genocidarie e ad un rafforzamento delle posizioni militari ribelli.

Continuano il degrado della sicurezza e le numerose violazioni dei diritti umani commesse da entrambe le parti belligeranti.

Fullvio Belltrami
Kampala Uganda

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One thought on “Crisi Congolese. Il discorso alla nazione del Presidente Kabila.

  1. « TROP TARD, TROP BREF ET TROP IRRESPONSABLE ! »

    Le 15 décembre 2012, Joseph Kabila a tenu un discours sur « l’Etat de la Nation » dont le caractère soporifique et surréaliste a surpris la majorité des congolais. Dans une phase de notre histoire commune où les formules incantatoires ne garantissent plus le « statu quo », les limites de cet exercice oratoire abstrait ressortent de son caractère déconnecté de la réalité politique, sociale et surtout sécuritaire du Congo.

    Encore une fois de plus, M. Kabila prend les congolais pour des sous-citoyens.

    Ce discours à la nation ne nous apprend rien, d’autant plus qu’il apparait que seulement aujourd’hui, face à la débâcle militaire et de sa politique sécuritaire, M. Kabila pense construire une armée nationale, apolitique et républicaine : il était où, ces derniers 11 ans, pour ignorer cette faiblesse de l’état congolais ? ….
    http://wp.me/18AQh

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