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Estratto dell’articolo completo

La lunga mano dell’Eliseo sul Centroafrica
visionabile su L’Indro
http://www.lindro.it/politica/2012-12-27/63525-la-lunga-mano-delleliseo-in-centrafrica

Il paese del folle imperatore cannibale Bokassa, dopo vent’anni di guerra civile creata dalla Francia per proteggere il governo amico diAnge-Felix Patassé, stava lentamente riprendendosi sotto il governo di Francois Bozizé. Seppur accusato di frodi elettorali nel 2011, corruzione e di mal tollerare l’opposizione, il Presidente aveva assicurato una fragile ripresa tramite una crescita economica del 4,1% basata sull’esportazione di legname pregiato e diamanti. Il Governo Bozizé ha sempre adottato una linea anti francese fin dal colpo di stato del 2003 che rovesciò il ‘protegé’ dell’Eliseo, aprendo gli investimenti alla Cina contemporaneamente al deterioramento dei rapporti con la Francia. Una delle ultime multinazionali francesi ad abbandonare la RCA é stata la AREVA quando nell’ottobre 2012 ha posto fine alle attività estrattive presso la miniera di uranio di Bakouma nel sud est del paese.

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Il 10 dicembre scorso una nuova coalizione di ribelli, denominata Séléka, ha iniziato le ostilità nel nord del paese, conquistando in meno di quindi giorni le città di Ndélé, Bria, Kabo. Il giorno di Natale 2012 i ribelli hanno preso il controllo nella quarta città del paese, Kaga Bandoro, a 340 km dalla capitale.

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Gli esperti dell’Unione Africana concordano che l’obiettivo sia quello di un cambiamento di regime.

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L’esercito regolare si é rivelato incapace di contrastare l’avanzata dei ribelli trovandosi in una situazione simile all’esercito dei FARDC (l’esercito Congolese): corruzione dello Stato Maggiore, mancanza di armi e munizioni, un anno di arretrati nei pagamenti dei salari, pessime condizioni di vita nelle caserme. La sola forza militare che il Presidente Bozizé é riuscito a mettere sul campo sono 2.000 soldati ciadiani inviati dal Presidente del Ciad Idriss Debi Itno. Stanziati presso la base militare di Sibut (130 km da Bangui) il contingente Ciadiano ha creato una linea di fronte che taglia in due il paese, dando già per perse le regioni del nord. La situazione sul terreno dovrebbe permettere le trattative di pace tra il Presidente e la ribellione previste tra qualche giorno sotto la mediazione dell’Unione Africana.

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Secondo quanto riportato dal mensile ‘Africatime’ il Presidente Francoise Hollande ha specificato che la presenza dell’esercito francese nell’Africa Centrale non é per proteggere i regimi locali ma i cittadini e gli interessi economici francesi. Hollande ha inoltre precisato che un eventuale intervento armato francese per proteggere la popolazione centroafricana dovrebbe avere il mandato ONU, informando che parigi non intende sottoporre al Consiglio di Sicurezza una simile richiesta. La notizia riportata dal mensile africano é stata confermata dal telegiornale di Radio France 1. Francia e RCA sono legate da un patto di cooperazione militare che prevede l’intervento francese in caso di pericolo interno o esterno all’ordine costituito e alla democrazia.

Prima delle dichiarazioni del Presidente, ieri alle 10:00 (ore locali) l’Ambasciata di Francia a Bangui ha subito un tentativo di attacco da una folla di manifestanti che accusa l’ex potenza coloniale di finanziare e armare la ribellione. “E’ ritornata la FranceAfrique per distruggere la democrazia nel nostro paese”, “No alla guerra. No alla Francia”, “Francesi sottoterra”, gli slogan urlati durante la manifestazione. I soldati di guardia all’ambasciata sono riusciti a respingere l’attacco.Immediatamente dopo la folla ha tentato di prendere d’assalto l’ambasciata Americana che si trova nelle vicinanze.Anche questo tentativo é fallito.

Rimane comunque alta la tensione nella capitale del Paese della RCA e vi sono forti timori per la incolumità fisica dei cittadini francesi presenti nel Paese. L’Eliseo ha decretato lo stato di emergenza per l’Ambasciata che ha interrotto i servizi pubblici. Tutti i voli di Air France per Bangui sono stati sospesi e un cellula di crisi é stata attivata per assicurare la protezione dei connazionali nel paese. A tale scopo verrà utilizzato il contingente militare francese (forte di 200 uomini) che offre un sostegno logistico alla missione di consolidamento della pace MICOPAX della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale. L’Unione Africana ha vivamente condannato la ribellione ed esige un arresto delle ostilità e immediati colloqui di pace, minacciando di inviare un contingente militare per ristabilire la pace.
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Il Presidente Francois Hollande all’inizio del suo mandato aveva giurato di porre fine alla logica coloniale della FranceAfrique. Per aumentare la sua credibilità ha recentemente smantellato la tanto famigerata quanto oscura ‘Cellula Africana’ dell’Eliseo. ma i recenti atti di politica estera sembrano contraddire le promesse fatte rendendo la fine della Cellula Africana solo un atto simbolico. Quello della Repubblica Centroafricana non é un caso isolato. Durante il 2012 Hollande ha già criticato apertamente il regime di Joseph Kabila accusandolo di corruzione e di essere antidemocratico. Nonostante le affermazione ufficiali, Parigi rientra nell’asse Washigton-Londra-Kampala-Kikali avverso al regime congolese di cui il Movimento 23 Marzo deve la sua fortuna militare dall’aprile scorso. Non é un mistero che l’Eliseo dal 2008 sta analizzando come attuare un cambiamento di regime in Ciad che ha impedito lo sfruttamento petrolifero alla Total favorendo Stati Uniti e Cina.

Come facilmente si può osservare, la politica della FranceAfrique nelle sue colonie crea crisi collegate tra loro come quella del Ciad, Repubblica Centroafricana, e Congo. Idris Déby, e Kabila sono ‘creature’ francesi considerate all’epoca una garanzia per la democrazia e la stabilità regionali. Ora la Francia, nel suo eterno gioco a poker, si sta operando affinché Jean-Pierre Bemba venga assolto dal Tribunale dell’Aia. Vari ex generali francesi hanno testimoniato a suo favore addossando la colpa dei crimini di guerra al precedente Presidente e alleato francese Patassé. Vari osservatori regionali interpretano questo tentativo come una manovra per recuperare il Warlord, che ancora gode di gran popolarità in Congo, per usarlo contro l’attuale Presidente.

Gli stessi osservatori lanciano un sottile monito, ricordando che la FranceAfrique é una creatura che vive di vita propria. Tutti i Presidenti Francesi, indipendentemente dalle loro dichiarazioni, presto o tardi finiscono per sottostare alla volontà della FranceAfrique, applicando scrupolosamente la strategia della ‘Guerres des Negres’ per il controllo geopolitico delle ex colonie ma creando due Afriche. Una ancora avvolta nel cuore di tenebra e l’altra, quella anglofona, proiettata sul futuro.

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