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Martedì 11 dicembre 2012 nella cittadina di Luzira, hinterland di Kampala, il caporale Herbert Rwakihembo con un arma automatica ha ucciso sua mogie, due amiche e ferito gravemente un conducente di bodaboda (moto taxi). Il movente era un problema familiare che durava da alcuni mesi, secondo quanto riportato dagli investigatori. Immediatamente arrestato il caporale, custodito presso la prigione di Luzira, sarà giudicato presso la Corte Marziale la prossima settimana.

Il Commissario Politico del UPDF (Ugandan People’s Defence Force), il Colonnello Moses Ssentongo ha presieduto un meeting riconciliatorio con i leader della comunità per evitare la reazione popolare contro le forze dell’ordine. Il portavoce dell’esercito: il Colonnello Felix Kulayigye ha condannato l’omicidio plurimo informando che i funerali delle vittime e i costi ospedalieri del tassista ferito saranno coperti dal UPDF.

I mass media nazionali, compreso il giornale dell’opposizione Daily Monitor, hanno trattato la notizia come un fatto di cronaca nera presentando il plurimo omicidio come un gesto isolato di un folle, in linea con i commenti dell’esercito.

Il caporale Herbert Rwakihembo é un reduce della Somalia e il suo caso non é isolato ma inserito nel contesto della situazione dei reduci nel Paese.

Come conferma il 20 dicembre un altro veterano dalla Somalia, in servizio attivo presso il UPDF ha abbattuto a colpi di Kalasnikov un barbiere di 35 anni nel villaggio di Sirminino, nella Sub Conea di Buswale, distretto di Mamayingo, est Uganda. Questi atti isolati di folli sembrano diventare un pó troppo frequenti all’interno delle forze armate.

Fino ad ora Governo e mass media hanno posto una coltre di silenzio su questo dramma sotterraneo. Migliaia di soldati reduci dalla Somalia soffrono di gravi disturbi mentali definiti “Traumi psicologici post conflitto” e  problemi di reinserimento sociale.

Pur continuando il servizio militare al loro ritorno, i lunghi periodi sul fronte e lo stress da combattimento subito portano a sviluppare comportamenti violenti. I militari traumatizzati utilizzano nella soluzione di dispute il solo mezzo che conoscono: l’eliminazione.

Nessuna assistenza psicologica é loro offerta, questo a causa della cultura militare del UPDF e del Governo di Museveni che sottovaluta i danni collaterali che i suoi soldati subiscono durante le numerose campagne militari condotte dall’Uganda dal 1987 quando la guerriglia di Museveni conquistò il potere.

In questi 25 anni l’esercito ugandese ha gestito due guerre civili al nord (la principale contro il Lord Resistence Army di Joseph Kony), le due guerre Pan Africane nel Congo (1996 e 1998), e la Somalia. Inoltre ha dato un supporto attivo al SPLA del Sud Sudan nel conflitto contro il Nord conclusosi con gli accordi di pace del 2005 e la secessione nel luglio 2011.

Secondo la cultura militare vigente un soldato troverebbe linfa vitale nel servire la patria e i combattimenti rafforzerebbero il morale e l’autostima.

Le frequenti notizie di reduci che compiono omicidi come il caporale Rwakihembo per risolvere dei banali problemi familiari, di vicinato o commerciali sembrano contraddire questi dogmi.

Peggior sorte é riservata ai militari che ritornano invalidi dal fronte. Dopo le cure mediche vengono dismessi ricevendo una modesta pensione ma venendo abbandonati a se stessi. Frequenti sono i casi di suicidio.

I mercenari ugandesi provenienti dal UPDF (circa 8.000) che combattono in Afganistan per conto degli Stati Uniti e della Nato al loro ritorno non vengono considerati.

Non esistono statistiche né studi sul fenomeno, tuttavia é possibile avere un quadro parziale del dramma dalle notizie di omicidi, aggressioni e suicidi riguardanti militari riportate dai giornali che, per dovere di cronaca, aggiungono “veterano”.

Fino ad ora la società ugandese rifiuta di riconoscere i traumi psicologici post conflitto rilegando le manifestazioni più violente e drammatiche di questa patologia indotta nella cronaca nera come episodi isolati, nonostante che i network informativi disponibili nel paese come Al-Jazeera, Press TV e Russian Television (RT) abbiano trasmesso vari reportage su questo fenomeno relativo ai reduci americani del Iraq  e Afganistan. A differenza degli Stati Uniti, nelle parate militari ugandesi vi é la totale assenza dei veterani sopratutto se menomati.

L’esercito ugandese é considerato uno tra i più efficaci, addestrati ed equipaggiati della regione. Dal …. coordina le attività militari della missione militare in Somalia dell’Unione Africana AMISOM, contribuendo alla quasi sconfitta militare di Al-Shabaab.

Attualmente in Somalia vi sono 6.700 soldati ugandesi famosi per  le minime casualità inferte ai civili durante le loro operazioni militari e il rispetto dei diritti umani e della Convenzione di Ginevra, almeno in Somalia. Ricevono una paga mensile di 1.200 dollari ma sono sottoposti a turni sul fronte dai 6 ai 9 mesi.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

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