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Il Presidente Francois Bozize

Il Presidente Francois Bozize

La ribellione Séléka  iniziata al nord della Repubblica Centroafricana il 10 dicembre scorso, che con la conquista di Kaga Bandoro da Natale controlla oltre la metà del paese, ieri ha lanciato un’altra offensiva sulla cittá di Sibut base del contingente dell’esercito ciadiano inviato dal Presidente Idriss Déby Itno in difesa del Governo di Bangui. La cittá (a 160 km dalla capitale) é stata presa senza combattimenti. L’esercito regolare e quello ciadiano si sono ritirati tracciando una seconda linea del fronte a Damara, 75 km da Bangui.

La conquista di Sibut sarebbe la conseguenza di una fallita offensiva dell’esercito regolare effettuata venerdí scoso contro l postazioni ribelli nella citt´di Bambari (300 km da Bangui).

Le riprese dei combattimenti sembrano vanificare le speranze di una soluzione diplomatica della crisi grazie all’intervento dei mediatori della CEEAC (Comunità Economica degli Stati d’Africa Centrale) che stavano organizzando delle negoziazioni a Libreville, capitale del Gabon.

Il 27 dicembre a Bangui si sono tenute altre manifestazioni, questa volta pacifiche. Il Presidente Francois Bozizé in un discorso alla popolazione ha richiesto alla Francia e alle potenze occidentali di intervenire contro la ribellione per salvare il governo “democraticamente” eletto.

L’invito presidenziale sembra non aver provocato gli effetti desiderati. Stati Uniti e Francia hanno chiarito che non interverranno e sono unicamente interessati alla protezioni dei rispettivi connazionali presenti nel Paese. Il portaparola del Dipartimento di Stato Americano: Patrick Ventrel ha annunciato che l’Ambasciata ha sospeso le attività e il personale diplomatico, compreso l’Ambasciatore lasciato il Centroafrica.

Un misura di precauzione dopo il tentativo di assalto alla sede diplomatica attuato da una folla inferocita avvenuto il 26 dicembre 2012 in protesta alla passività americana dinnanzi alla crisi. 

“La decisione é stata presa per garantire la sicurezza del nostro personale. Non vi sono problemi riguardanti le reazioni con la Repubblica Centroafricana”, ha dichiarato Ventrel alla Router. La decisione presa in 24 ore é un chiaro tentativo di evitare altri drammi come quello di Bengasi Libia, avvenuto il 11 settembre 2012 dove fu ucciso l’Ambasciatore Chris Stevens.

La Francia giovedì scorso ha inviato un battaglione di 150 militari a rinforzare i 200 commilitoni già presenti nel Paese. Come spiegato dal Ministro francese della Difesa si tratta di una misura di precauzione per un eventuale evacuazione degli 800 francesi che risiedono a in Centroafrica. Non si hanno notizie che indicano un rientro in Francia del corpo diplomatico.

Parigi e Washington sembrano aver deciso di abbandonare alle sue sorti il Governo Bozizé agendo di concerto. I due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non hanno presentando proposte di mozioni di condanna contro la ribellione né misure di interventi umanitari a protezione della popolazione. La Francia ha solo aderito ad una condanna ONU alla nuova ribellione effettuata il 19 dicembre 2012.

Citta conquistate da Seleka. (occorre aggiungere Sibut)

Citta conquistate da Seleka. (occorre aggiungere Sibut)

Come nel caso della crisi Congolese la Francia si é limitata a lanciare un generico appello ai belligeranti di partecipare alle negoziazioni promosse dalla CEEAC che si terranno a Libreville, in fase di organizzazione. Fino ad ora non é stata fissata nessuna data per l’incontro.

Il destino del Governo é ormai nelle mani dei soldati ciadiani e nella loro capacità a contrastare le forze ribelli, sospettate di essere finanziate ed armate dalla Francia.
I media sono riusciti a comprendere la composizione di questa improvvisa ribellione. Séléka sarebbe una coalizione di vari gruppi ribelli che combatterono il Presidente Bozizé dopo la sua conquista del potere grazie ad un colpo di stato attuato nel 2003, firmando accordi di pace nel 2007 e nell’agosto 2012.

Il CPJP (Conventions des Patriotes pour la Justice et la Paix), il UFDR (Union des Forces Démocratiques pour le Rassemblement), il PDPC (Front Démocratique du Peuple Centrafricani) e il CPSK (Convention Patriotique du Salut du Kondro) formerebbero il nucleo principale della Séléka a cui si sarebbero uniti i miliziani della e la A2R (Alleance pour la Reinaissance et la Refondation), una strutura clandestina creata da ufficiali all’interno delle forze armate, ostili al Presidente Bozizé.

La coalizione é su basi puramente etniche. Si dubita che i rappresentanti politici residenti a Parigi che parlano a nome della ribellione abbiano un reale controllo sulle milizie in patria. Fino ad ora non é stato reso pubblico nessuno programma politico all’infuori di generici appelli alla restaurazione della democrazia e al rispetto della Costituzione, calpestata dalle scandalose frodi elettorali orchestrate dal Presidente Bozizé nel 2011, seconde solo a quelle del suo omologo congolese Joseph Kabila.

Le strade della capitale sono deserte e negozi chiusi, sono sorvegliati da milizie improvvisate armate di macete ingaggiate dai proprietari per prevenire i saccheggi.
La popolazione civile vive giorni drammatici con il timore di restare alla mercé di indisciplinati soldati regolari e di guerriglieri imbottiti di anfetamine e eroina. Un ennesimo dramma sembra abbattersi sulla martoriata nazione dell’Africa Centrale, storicamente considerata il giardino di casa dell’Eliseo.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda

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