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Il Presidente Joseph Kabila durante il tradizionale messaggio di fine anno alla nazione ha annunciato l’organizzazione di un dialogo inter congolese che dovrà essere indetto agli inizi del 2013.

La guerra in corso deve essere un’occasione per unirci malgrado le diversità tribali, religiose e politiche. Questa coesione richiede un patriottismo senza nessuna giustificazione per i tradimenti, un patriottismo che rigetta le divisioni e senza condizioni per un Congo indipendente, indivisibile e sempre più forte e prospero.

La coesione nazionale é fondamentale per la nostra sopravvivenza e per bloccare tutti i progetti di balcanizzazione e distruzione. Sotto questa ottica, confermo che agli inizi de 2013 sarà organizzato un dialogo tra tutte le forze vive della Nazione per far fronte al Movimento 23 Marzo”, afferma il Presidente nel messaggio trasmesso dalle emittenti radio televisive statali e private,concludendo con il rinnovo dell’invito rivolto ai giovani di arruolarsi nell’esercito per difendere la Patria.

Il messaggio di fine anno sembra non aver sortito gli effetti desiderati, al contrario sembra aver confermato sospetti e dubbi che da mesi circolano tra l’opposizione e la popolazione in generale a cominciare dallo stato di salute psicofisica del Capo di Stato.

Nonostante il maquillage le immagini televisive hanno mostrato un Presidente insicuro, timoroso e hanno trasmesso l’impressione di una persona con seri problemi. L’ultima visita in una clinica in Germania risale a qualche mese fa, preceduta da misteriose visite mediche in Cina. A Kinshasa, la capitale, il rumore si é trasformato in realtà popolare: “Kabila ha seri problemi di droga e alcol”.

L’annuncio di un dialogo inter congolese fino ad ora categoricamente rifiutato, sembra non convincere l’opposizione e la società civile, primi fautori dell’iniziativa.

L’invito di Kabila non ci riguarda essendo solo una distrazione”, sentenzia il leader storico dell’opposizione congolese e capofila de partito UDPS, Etienne Tshisekedi.

Anche gli altri partiti d’opposizione non hanno accolto con entusiasmo l’invito al dialogo inter congolese e le varie componenti della società civile al momento hanno scelto di richiudersi in un prudente silenzio.

Per molti l’iniziativa del Capo di Stato non sarebbe altro che un tentativo di riproporre l’unità nazionale e l’appoggio al Governo, punti chiave del suo precedente discorso al Parlamento del 15 dicembre 2012. Questa volta l’unità nazionale sarebbe mascherata dietro il dialogo inter congolese, inteso come una concertazione senza condizioni con l’obiettivo di rafforzare il Presidente dinnanzi alla minaccia della ribellione all’est del paese. I partiti di opposizione individuano in questa proposta anche il trabocchetto di riconoscere indirettamente l’autorità di Joseph Kabila alla guida della nazione, non confermata dalle scandalose elezioni farsa del Novembre 2011.

Se da una parte la popolazione vede il movimento ARC-M23 come una seria minaccia all’unità territoriale e alla pace, dall’altra individua un governo e un esercito ad essa ostili ed incapaci di provvedere protezione, democrazia e sviluppo.

I continui appelli ad arruolarsi sembrano sistematicamente ignorati dalla gioventù congolese che deve far fronte alle quotidiane sfide per la sopravvivenza tra disoccupazione, povertà endemica e mancato rispetto dei diritti civili. L’invio di reparti della Guardia Presidenziale nella Repubblica Centroafricana in difesa del Presidente Francois Bozizé minacciato dalla ribellione Séléka é stato interpellato come un totale non-sense essendo il Governo incapace di difendere i propri cittadini e contrapporsi alla ribellione nel proprio territorio.

Nel messaggio Presidenziale si é individuata la strategia del Governo di separare nettamente i due problemi strettamente legati tra loro: la ribellione all’est e la situazione sociale, politica ed economica del paese.

 

Il Governo sogna di indirizzare le esigenze di democrazia e desideri di un paese normale di opposizione e società civile verso un consenso al Presidente della Repubblica individuato come uno tra i principali responsabili del fallimento istituzionale e del collasso economico.

Contemporaneamente desidera proseguire i colloqui separati con il ARC-M23 sganciandoli dal contesto nazionale  con l’intento di individuare le migliori offerte e garanzie da proporre non solo alla ribellione ma, sopratutto a Rwanda e Uganda per convincerli ad assicurare la sopravvivenza politica della Dinastia Kabila. Sui colloqui di pace a Kampala, che dovrebbero riprendere oggi, gravano dubbi. La ribellione come condizione per la ripresa delle trattative ha richiesto la firma della tregua militare, atto che il Governo non intente compiere per il timore di offrire un riconoscimento politico al ARC-M23.

 

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

 

 

 

 

 

 

 

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