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Il Governo dell’Uganda ha sottoposto a Facebook una richiesta ufficiale per accedere ai dati e identità di alcuni utilizzatori ugandesi del famoso social network. La richiesta sarebbe legata agli sforzi contro il cybercrime attuati dal paese africano ed é supportata dal contesto legale attraverso la legge sull’intercettazione delle comunicazioni entrata in vigore nel 2010. La legge conferisce il potere al Governo di intercettare la corrispondenza stampata ed elettronica dei cittadini per prevenire crimini cibernetici e attività terroristiche.

Facebook ha respinto la richiesta del Governo Ugandese come aveva precedente rifiutato simili richieste sottoposte da altri due paesi africani: Egitto e Botswana.

Lo sviluppo di internet e dei social network nei paesi africani ha fornito una nuova ed efficace forma di comunicazione per milioni di giovani. Facebook in Uganda come in altre parti dell’Africa, é per la maggior parte utilizzato per allargare il campo delle amicizie e per trovare l’anima gemella. Dal 2011 varie ditte locali e piccoli commercianti aprono pagine tematiche su Facebook per promuovere le proprie attività e prodotti. I maggior quotidiani ugandesi affiancano Facebook e Twitter alla loro pagina web e ai giornali stampati utilizzando i due social network per una rapida diffusione delle notizie tesa ad incrementare le loro vendite e la popolarità. Identico uso viene fatto per radio e televisioni private e pubbliche. Anche il Presidente Yoweri Museveni ha una pagina su Facebook: “I fans di Museveni” per promuovere la sua immagine presso i giovani ugandesi.

Quello che maggiormente preoccupa le autorità ugandesi sono le pagine tematiche con chiaro indirizzo politico utilizzate da una parte della gioventù ugandese (prevalentemente appartenente alla piccola media borghesia) per promuovere un cambiamento politico nel paese governato da 25 anni dal National Revolutionary Mouvement e dal Presidente Museveni. Queste pagine politiche, oltre ad offrire uno spazio di dibattito politico vengono utilizzate anche per organizzare e promuovere manifestazioni nazionali contro specifiche politiche governative. Durante il periodo post elettorale del 2011 queste pagine hanno contribuito a amplificare gli appelli a manifestare lanciati dal principale oppositore, il Generale Kizza Besyge e ad aumentare gli aderenti alla campagna di protesta nazionale “Walk to Work” (camminare per andare al lavoro).

Dal 2011 varie manifestazioni, sopratutto concentrare nella capitale: Kampala sono state soggette di dure repressioni da parte della polizia. Recentemente é stata inasprita la legge che regolamenta il diritto di sciopero e di manifestazione rendendo queste attività democratiche garantite dalla Costituzione più difficili da attuare.

Queste pagine politiche gestite da giovani militanti ugandesi hanno il pregio di raggiungere un pubblico internazionale promuovendo all’estero le loro idee e i loro progetti di cambiamento politico.

Vi é comunque da notare che varie di queste pagine tematiche a volte contengono informazioni non corrette tese a demonizzare l’attuale governo che sconfinano sulla pura disinformazione e in alcuni deplorevoli casi  sono state utilizzate per diffondere incitamenti alla violenza e all’odio etnico.

Il rifiuto di Facebook di fornire dati e identità dei suoi utilizzatori é stato duramente criticato dal etablishment politico e culturale Ugandese. “Assieme alle unità contro il crimine cibernetico della polizia, monitoriamo costantemente varie pagine di Facebook per prevenire crimini e attività sovversive o terroristiche. La richiesta fatta al social network é motivata dalla necessità di scoprire la vera identità di alcuni pericolosi sovversivi e terroristi che si nascondono dietro a dei pseudonimi”, spiega il Direttore del Centro Media Ugandese: Ofwono Opondo.

Il 28 agosto scorso il professore delle nuove tecnologie dei media presso l’Università di Makerere, Gerald Businge ha dichiarato alla stampa nazionale che il Governo ha il diritto di accedere alle informazioni riservate degli utenti di Facebook per prevenire i vari crimini commessi.

Domande di accedere ai dati riservati non provengono solo dai paesi africani ma anche da altri 51 Stati tra i quali Austria, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Italia,  e Stati Uniti.

Facebook il 27 agosto 2013 ha pubblicato il primo Rapporto Mondiale delle Richieste Governative, dove sono elencati tutti i paesi che hanno inoltrato la richiesta di accedere ai dati privati e le motivazioni poste. Nel rapporto il leader dei social network ha rassicurato sulla sua ferma volontà di proteggere le identità dei milioni di utilizzatori sparsi nel pianeta specificando che solo le richieste che saranno motivate da veri rischi di terrorismo saranno accettate e solo per specifici casi. In nessun modo Facebook garantirà ai governi l’accesso indiscriminato ai dati riservati.

Facebook é attualmente sotto i riflettori dell’opinione pubblica per il controverso servizio a pagamento per aumentare la visibilità delle pagine tematiche. Secondo vari esperti ed utenti Facebook aumenterebbe artificialmente il numero di seguaci delle pagine per incassare i compensi dovuti e penalizzando la visibilità delle pagine “gratuite” che non accedono al servizio a pagamento.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

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