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Nonostante che il Continente stia conoscendo un’invidiabile sviluppo economico che necessita di essere socialmente omogeneo e supportato dalla rivoluzione industriale, ancora oggi giungono notizie di carestie e fame provenienti dagli ultimi paesi africani che non sono ancora riusciti a spezzare i cicli di instabilità politica e conflitti, come Congo, Mali, Somalia o Eritrea.

Fame e carestia fanno ancora parte dell’immaginario collettivo occidentale che tende a considerare l’Africa come una terra di miserie e disgrazie incapace di evolversi. Questa visione strettamente razzista e coloniale sta fortemente penalizzando gli investitori europei (italiani compresi) incapaci di individuare le opportunità di investimenti nel Continente che possono controbilanciare la crisi finanziaria e produttiva in Europa.
In Ghana, uno tra i paesi emergenti, la fame é oggetto di derisione ed ogni anno l’etnia Ga festeggia il Homowo, un festival che ridicolizza la fame.

Il Homowo vuole celebrare la vittoria sulla carestia e la fame che l’etnia Ga ottenne nel Sesto Secolo Prima di Cristo. Le origini della tribù risalgono nell’attuali territori della Palestina ed Israele. Nel 6° A.C. i Ga effettuarono una migrazione di massa stabilizzandosi nei territori dell’attuale Ghana, più precisamente nella zona dove ore sorge la capitale Accra.

L’esodo, compiuto per ragioni ancora oggi sconosciute, ebbe come conseguenza una terribile carestia causata dalle scarse scorte di cibo e dall’impossibilità di coltivare che decimò la tribù.
Arrivati in Ghana i Ga attuarono una vasta opera di bonifica delle terre che permise di ottenere in breve tempo abbondanti raccolti. Contemporaneamente svilupparono l’allevamento di bovini e la pesca, assicurando l’autosufficienza alimentare. La tradizione orale spiega questo rapido sviluppo agricolo e pastorale attraverso una rappresentazione mitologica. Gli spiriti degli antenati, impietositesi delle sue condizioni deciso di aiutare il popolo Ga assicurando improvvise piogge, triplicando i raccolti, la pesca offrendo giganteschi tonni chiamati Odaa e moltiplicando capre e pecore.

I Ga celebrano la loro vittoria sulla fame attraverso una complessa cerimonia, giustappunto il Homowo che per la sua durata rientra nella categoria dei festival, rappresentando uno tra i più famosi e folcloristici dell’Africa.

Il festival prevede un preambolo in maggio quando i preti animisti benedicono la semina di miglio, sorgo e mais al fine di propiziarsi abbondanti raccolti. Per i successivi 30 giorni viene vietato l’uso dei tamburi e dei canti per non disturbare gli spiriti degli antenati intenti a fertilizzare la terra.

É tra agosto e settembre, al momento del raccolto, che viene celebrato il Homowo. In ogni villaggio le donne preparano il cibo sacro detto kpokpoe o kpekple, una polenta non fermentata di sorgo o mais accompagnata da una zuppa di noci di cocco e pesce.
Prima di dividere il kpekple i preti animisti celebrano rituali per ringraziare gli spiriti degli antenati per aver concesso ancora una volta raccolti abbondanti e moltiplicato pesci e ovini. A cerimonia terminata inizia il banchetto dove partecipa tutto il villaggio tra abbondanza di cibo, canti e danze.
Il giorno successivo é consacrato alla purificazione attraverso danze e canti rituali condotti sulla base del suono dei tamburi sacri con l’obiettivo di allietare gli spiriti degli antenati come forma di ringraziamento per aver risparmiato al popolo Ga fame e carestia.

Le danze sono aperte dal capo dei preti animisti detto Nii Yemoh e dalla sacerdotessa più anziana detta Nii Kpobi. Tre le categorie di danze. La prima, che non prevede canti ma solo l’uso dei tamburi, ha come obiettivo quello di apprezzare gli sforzi dei spiriti degli antenati fatti per garantire l’autosufficienza alimentare. La seconda, sempre priva di canti ma caratterizzata da danze frenetiche, intende dimostrare la gioia di ogni individuo Ga per la protezione ricevuta dagli antenati. La terza, che comprende anche canti, rappresenta la gioa dell’intera comunità.

Il terzo giorno il capo dei preti Nii Yemoh celebra dei rituali con l’acqua e le foglie sacre e ogni membro della tribù si purifica attraverso un bagno utilizzando acqua e foglie benedette per simboleggiare l’inizio di una nuova vita offerta dall’abbondanza di cereali, carne e pesce che assicureranno la sopravvivenza del popolo Ga.

Ogni giorno le cerimonie iniziano alle sei di mattina quando ogni donna, senza differenza di statuto sociale e di età, viene calorosamente abbracciate da ogni uomo che passa per la strada. Questo saluto rituale non può essere effettuato prima che il Nii Yemoh non abbia abbracciato la sacerdotessa anziana Nii Kpobi simboleggiando il matrimonio collettivo della tribù Ga.
“Celebriamo il Homowo ogni anno per deridere fame e carestie subite dai nostri antenati e per ringraziarli di evitarci ogni anno tale orrore”, spiegano i Ga.

Oltre al importante significato culturale del festival, non aperto ai turisti, il Homowo ci offre due importanti lezioni. La prima che fame e carestie possono essere risolte dagli stessi africani senza l’assistenza umanitaria internazionale come fecero i Ga nel 6° A.C. La seconda che é possibile conciliare contadini ed allevatori, spesso soggetti ad una difficile convivenza origine di conflitti in vari paesi africani, per il bene comune della tribù.

Il 20 luglio scorso a Sassulo, un comune della Provincia di Modena, é stato celebrato dalla comunitá Ghanese il Homowo con la partecipazione dell’Ambasciatore Ghanese in Italia. Ovviamente trattasi di una forma folcloristica della cerimonia originale celebrata dal popolo Ga.

É possibile assistere al Homowo in Ghana solo se introdotti da un membro della tribù Ga. Se tra agosto e settembre vi regate in vacanza nella bellissima Ghana, ponetevi come primo obiettivo quello di conoscere e diventare amici di un Ga. Ne vale veramente la pena.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda.

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