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Il periodo post elettorale dello Zimbabwe sembra dimostrare che la politica attuata dal Presidente Robert Mugabe durante i difficili anni del Governo di unità nazionale e di depressione economica sia stata altamente proficua.

La politica adottata é stata quella di puntare sull’Africa e sulla Cina, posizionandosi come Nazione baluardo contro l’imperialismo occidentale nel continente, una politica riassunta nel motto di Mugabe: ‘Lo Zimbabwe ai zimbabwani. L’Africa agli africani’.
Grazie a questa politica,  Mugabe é riuscito ottenere tre vittorie strategiche che rafforzano la sua Presidenza e il suo partito ZANU-PF.
Le prime sono relative alla recente tornata elettorale. Facendo abilmente partecipare il suo rivale Morgan Tsvangirai al complicato network di privilegi e corruzione gestito per decenni dal ZANU-PF, Mugabe é riuscito allontanare il supporto popolare dal principale partito di opposizione divenuto agli occhi dei zimbabwani una non più credibile alternativa. La disaffezione al MDC é stata dimostrata dalla storica sconfitta elettorale subita.
Le immediate accuse di massicce frodi elettorali avanzate dal ex Primo Ministro con l’obiettivo di annullare le elezioni o di formare un secondo Governo di unità nazionale non hanno trovato l’appoggio dell’Unione Africana e della Comunità Economica dell’Africa del Sud (COMESA), indebolendo la posizione occidentale che tendeva a far proprie le accuse dell’opposizione. Il verdetto dei Paesi africani di elezioni ‘sufficientemente trasparenti e libere’ ha pesato negativamente sulla possibilitá delle cancellerie di Washington e Londra di interferire nella vita politica dello Zimbabwe.
L’ultima vittoria é la richiesta ufficiale avanzata dall’Unione Africana di annullare le sanzioni economiche imposte allo Zimbabwe.

Martedì 27 agosto 2013 il Consiglio di Sicurezza e Pace dell’Unione Africana, riunitosi ad Addis Abeba ha ufficialmente chiesto a Unione Europea, Stati Uniti, Australia, Canada e Nuova Zelanda, l’immediata  ed incondizionata rimozione dell’embargo economico in vigore dal 2002.
«Nel caso dello Zimbabwe il Consiglio di Sicurezza e Pace richiede l’immediata e incondizionata rimozione dell’embargo economico imposto dai paesi occidentali per contribuire alla ripresa sociale ed economica del paese e al beneficio generale della regione», recita il comunicato ufficiale dell’Unione Africano scaturito dalla riunione di Addis Abeba.
La decisione, supportata anche dal Sudafrica, pone Stati Uniti e Unione Europea in una difficile situazione diplomatica. Entrambe avevano espresso la volontà di togliere l’embargo qualora le elezioni fossero state considerate libere e trasparenti. L’avvallo sulla regolarità delle elezioni ricevuto dai Paesi africani, Unione Africana e COMESA priva l’Occidente della scusa formale per mantenere le sanzioni.
Ora Washington e Bruxelles si trovano dinnanzi ad una difficile scelta. Continuare l’embargo economico, rischiando forti frizioni diplomatiche con l’Africa e la conseguente perdita di importanti fette di mercato nell’Africa del sud a favore dei Paesi del BRICS, o piegarsi alla volontà dell’Unione Africana ottenendo la possibilità di non essere esclusi dagli investimenti e dal sfruttamento di mercati e risorse naturali della regione.

L’articolo completo e’ visionabile sul quotidiano online L’Indro.

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