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Un appassionato articolo – testimonianza sulla negligenza del Governo Kenyota nei confronti dei 40.000 sfollati interni vittime delle violenze post elettorali del 2007.

Rachel Kibui giornalista kenyota. Titolo originale: “Promised Land turns into nightmare”, pubblicato sul quotidiano kenyota Daily Nation il 4 settembre 2013.

 

Quando le vecchie mamme del campo sfollati di Mawignu ricevettero cinque anni fa la prioritá nelle procedure di reinserimento socio economico, l’ultimo pensiero era quello di cambiare le loro vite in peggio.

Il Governo ha ricollocato 102 donne di etá media di 65 anni nella localitá di Kwa Muhu. Il gruppo di vecchie signore arrivarono nella terra promessa con grandi speranze di rifarsi una vita e di un futuro migliore dopo aver sofferto le violenze post elettorali e vissuto per anni in umide tende. Sfortunatamente le case popolari promesse non sono state mai costruite costringendo le mamme a vivere nuovamente sotto le tende e gli appezzamenti di terra coltivatbile mai assegnati. Ventisette di esse sono decedute a causa della scarsa igene e dell’intenso freddo. Le sfollate non hanno inoltre ricevuto i fondi, le sementi e le attrezzature necessarie per avviare modeste attivitá agricole di sussistenza.

All’etá di 101 anni la signora Julia Mwangi ha serie difficoltá a camminare ed é costretta a spendere la maggioranza del suo tempo seduta davanti alla sua tenda in attesa che un giorno il Governo mantenga le sue promesse. ”Sto seduta qui sperando che qualcuno mi dia del cibo e che un ufficiale governativo venga finalmente ad assegnarmi un pezzetto di terra da coltivare”, ci dice Julia.

L’ultima volta che il governo a distribuito del cibo risale a tre mesi fa quando offrirono mais e fagioli, alimenti non indicati per le anziane mamme senza denti e con problemi digestivi.  Julia é stata portata dal suo villaggio Kogoo nel distretto di Molo, teatro di gravi incidenti nel 2007. Ora pensa che sarebbe stato meglio lasciarla vivere nel suo villaggio distrutto in compagnia dei suoi vecchi amici che non hanno abbandonato le loro case diroccate al posto di esssere trasferite in questa landa desolata. ”Sono diventata peggio dei prigionieri. Almeno loro ricevono tre pasti caldi al giorno. Io a volte rimango anche tre giorni senza mangiare”, denuncia Julia. La ultra centenaria donna ha sviluppato anche dei problemi di salute da quando é stata trasferita ma manca l’assistenza sanitaria essendo il primo centro medico (situato a Kanjuiri, 3 km dal campo) troppo lontano per raggiungerlo con le proprie forze.

Dorcas Wanijku, 86 anni possiede ancora qualche energia per lavorare in una vicina fattoria. “Fin quando il mio stomaco domanda del cibo non ho altra alternativa che lavorare”, ci spiega la Signora Wanijku che lavora due volte alla settimana guadagnando 150 scellini kenyoti (2,3 euro).

Come Julia anche Waniiku nutre ancora la speranza di avere una casa decente e un piccolo appezzamento di terra da coltivare anche se nei momenti di depressione pensa che il Governo stia ritardando ad onorare le promesse, aspettando la sua morte.

Kamau Njuguna, una nonna di 78 anni gravamente ammalata, spera di non tirare l’ultimo respiro prima di aver ricevuto la casetta e il pezzetino di terra da coltivare. É convinta che il governo li ha attirati in questa landa desolata solo per nasconderle all’opinione pubblica. “Non volgiono che la gente veda le nostre condizioni” denuncia indignata. Njuguna é stata una partigiana durante la guerra di liberazione dal giogo coloniale britannico ed ora nutre un senso di rabbia e vergogna per il suo paese.

Lobbies per i diritti civili ed umani venendo a conoscenza di questo scandalo stanno facendo forti pressioni al Governo affinché addembi ai suoi obblighi di assistenza dei cittadini vittime dei suoi intrighi politici. Le associalzioni Internal Displacement Policy e Advocacy Centre hanno ufficialmente richiesto alla Coalizone Giubileo, al potere, di accordare agli sfollati una vita decente e una adeguata ricompensa per le violenze subite. Una settimana fa il Vice Presidente William Ruto ha annunciato ai media che 8.000 sfollati saranno ricompensati il prossimo mese ricevendo case popolari e appezzamenti agricoli.

Keffa Magenyi, direttore dell’associazione Advocacy Centre sostiene che il corretto numero degli sfollati provocato dalle violenze post elettorali del 2007 é superiore alle stime governative e si assesterebbe a 40.000 persone attualmente disperse nel paese.

Le associazioni hanno inoltre denunciati casi di frode dove militanti della coalizione al potere hanno usufruito del programma di rinserimento socio economico ai danni dei veri sfollati.

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