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Siria Army

I media del Est Africa si sono collocati su una posizione scettica se non di aperta opposizione al intervento militare americano, nonostante che la maggioranza dei governi della regione siano stretti alleati degli Stati Uniti. Contemporaneamente alla notizia che il Senato americano ha supportato l’uso della forza contro la Siria, sul quotidiano ugandese New Vision (organo di stampa vicino al partito al potere: NRM e del Presidente Yoweri Museveni) é uscito un’analisi militare che pone seri dubbi sull’efficacia dell’intervento americano. Nonostante il voto favorevole del Senato l’iter parlamentare per l’approvazione é ancora lungo e la decisione finale incerta. Ora spetta al Parlamento approvare l’uso della forza. Fino ad ora 23 parlamentari sono favorevoli, 16 contrari e 61 ancora indecisi. – Nota del Traduttore

Titolo originale: Surprise or not, US strikes can still hurt Bashar Assad”, pubblicato sul New Vision il 6 settembre 2013 in forma di analisi politica militare.

 

É difficile immaginare che il Presidente Bashar al-Assad e il suo esercito siano presi di sorpresa dal intervento americano a causa del ritardo dell’azione militare causata dalla decisione presa dal Presidente Barak Obama di ottenere l’approvazione di Senato e Congresso.

Ufficiali ed esperti militari americani sostengono che l’esercito siriano comunque non avrà la possibilità di neutralizzare i lanci dei missili Cruise o i raid aerei che probabilmente verranno utilizzati in quanto Obama ha precisato che l’intervento contro l’uso di armi chimiche sui civili del governo siriano condannato dagli Stati Uniti, sarà limitato a dei target precisi: aeroporti, installazioni militari dove si presume siano conservati gli stock di armi chimiche, centri di comando e caserme.

Di diverso parere é Anthony Cordesman, analista militare presso il Centro di Studi Strategici Internazionali: “L’intervento americano sicuramente distruggerà materiale bellico ma Assad lo potrà facilmente rimpiazzare e riorganizzare i centri di comando se non ha già creato centri alternativi pronti ad entrare in attività”.

Non é ancora chiaro quanto gli Stati Uniti attaccheranno la Siria ma quando avverrà Assad avrà goduto del tempo sufficiente per prepararsi. Ufficiali americani stanno discutendo sulla possibilità di un intervento militare dal 21 agosto scorso quando l’uso di armi chimiche contro i civili a Damasco é stato imputato dagli Stati Uniti al governo siriano. Anche se il Congresso approverà l’uso della forza, la decisione difficilmente sarà presa prima della prossima settimana.

Un alto ufficiale del Pentagono, chiedendo l’anonimato, afferma che il ritardo sta complicando l’azione militare. “Questo ritardo ci costringe a rivedere continuamente gli obiettivi da colpire e la situazione sul terreno”. Assad ha già spostato gran parte del equipaggiamento militare e soldati nelle zone urbane, secondo quanto afferma l’opposizione siriana basata ad Istanbul. Per esempio i missili Scud, elicotteri da combattimento e soldati sono stati posizionanti presso varie scuole, università e uffici amministrative di numerose città. Questo complicherà la capacità americana di attuare un strike realmente efficace.

Il Generale Martin Dempsey ha rivelato che il Presidente Obama é estremamente preoccupato per i danni collaterali: vittime tra la popolazione e danni alle infrastrutture civili, che danneggerebbero l’immagine internazionale degli Stati Uniti. Il Presidente avrebbe ordinato al Pentagono di sviluppare piani in grado di limitare al massimo i danni collaterali.

Esperti militari pongono anche serie questioni su conseguenze non previste come la dispersione nell’aria di ingenti quantità di armi chimiche causate dai bombardamenti che potrebbero uccidere centinaia di civili.

Queste considerazioni sono alla base del dibattito politico sulla decisione di Obama di attaccare la Siria e sono ampiamente utilizzati dagli oppositori all’opzione militare.

Il Senatore John McCain, sostenitore convinto di un strike immediato e senza preavviso, ha duramente criticato l’affermazione fatta dal Presidente che un attacco militare sarà effettivo anche a distanza di un mese. “Quando si informa il nemico delle proprie intenzioni é ovvio che le possibilità di insuccesso siano alte. É ridicolo pensare che il nemico non si prepari e tenti di diminuire i danni dell’intervento militare.”, ha dichiarato McCain il 6 settembre durante una sessione del Senato.

L’Amministrazione Obama specifica che l’attacco ha come obiettivo di minare la capacità di Assad di utilizzare nuovamente le armi chimiche, sottolineando allo stesso tempo che l’intervento non é studiato a rovesciare il regime o a spostare l’ago della bilancia attuale a favore delle forze ribelli. In questi ultimi mesi l’esercito regolare sembra aver preso l’iniziativa mettendo in seria difficoltà la miriade di gruppi armati (Al-Qaeda compresa) che forma questa disomogenea coalizione dell’opposizione siriana.

Ironicamente vari esperti militari americani sono giunti alla conclusione che l’intervento non ha alcuna garanzia di prevenire l’uso di armi chimiche nel futuro.

Anche la possibilità di diminuire la capacità militare del regime di Assad sembra assai vaga. In ultima analisi non ci sono prove chiare che l’intervento militare americano sia realmente in grado di danneggiare la Siria.

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