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Nel giugno scorso il Governo Israeliano ha deciso di espellere 55.000 immigranti eritrei e sudanesi, per la maggior parte clandestini. Non potendo semplicemente spedirli oltre il confine egiziano Israele é stato costretto a cercare un paese terzo disponibile ad accoglierli.
La settimana scorsa il Ministro israeliano degli Interni: Gideon Sa’ar ha informato il parlamento israeliano (Knesset) che Hagai Hadas, inviato speciale del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, ha raggiunto un accordo con un Paese terzo disponibile ad accogliere gli immigrati espulsi.

L’espulsione degli immigrati avverrà in due fasi. La prima si concentrerà sugli obiettivi di sensibilizzare gli immigrati illegali e favorire logisticamente e finanziariamente la loro partenza, incluso il costo del biglietto aereo e il rimborso di eventuali capitali finanziari o immobiliare accumulati durante il loro soggiorno in Israele.

Nella seconda fase, Israele fisserà una dead-line alla popolazione illegalmente infiltratasi affinché lasci il paese di spontanea volontà. A scadenza di questo ultimatum si procederà con le espulsioni forzate senza indennizzo di sorte.
Nonostante che il Governo Israeliano non abbia rivelato l’identità di questo terzo paese, i media israeliani hanno rivelato che si tratta dell’Uganda.

Secondo le indagini giornalistiche principalmente effettuate dal quotidiano Haaretz, Israele avrebbe firmato un accordo che impegna Kampala ad accettare 1500 sudanesi e 2000 eritrei soggetti di espulsione in cambio di un aiuto nei settori militare, tecnologico e agricolo, dove la componente militare: addestramento e forniture di armi e munizioni avrebbe un ruolo di rilievo. Inoltre il Governo Ugandese riceverebbe 8.000 dollari americani per ogni immigrato come compenso per la loro entrata nel paese africano. Secondo gli accordi l’Uganda dovrà accogliere gli immigrati o fungere da paese di transito smistando gli immigrati verso i loro paesi d’origine. Secondo altri media israeliani il numero dei deportati oggetto dell’accordo si aggirerebbe attorno alle 12.000 persone.

Il Governo Ugandese ha ufficialmente smentito le rivelazioni del quotidiano Haaretz mentre quello Israeliano si é trincerato dietro al classico “No Comment”. “Non siamo a conoscenza di questo accordo né l’Uganda potrebbe accettarlo”, informa il portaparola del Ministero degli Esteri: Elly Kamahungye.
La sua affrettata affermazione é stata parzialmente contraddetta dal Ministro degli Esteri in persona: Henry Okello Oryem quando ha specificato ai media regionali che effettivamente l’Uganda é stata contattata da Israele per convincerla ad accogliere gli immigrati. La richiesta sarebbe stata rifiutata perché contraria alla politica di immigrazione ugandese che prevede l’impossibilità di accettare immigrati che siano oggetto di misure di rimpatrio o di deportazione. “L’Uganda accetta esclusivamente rifugiati che oltrepassano i suoi confini volontariamente in cerca di protezione non immigranti che sono stati espulsi da altri paesi”, sottolinea il Ministro Oryem.

L’Uganda ha una lunga storia di collaborazione con Israele dopo che i rapporti diplomatici sono stati ristabiliti nel 1987 quando il Presidente Yoweri Museveni conquistò il potere. Gli investimenti israeliani e la cooperazione economica si concentrano sui settori agricoli ed industriali, mentre la cooperazione militare sull’addestramento dei soldati, l’approvvigionamento di armi, munizioni ed equipaggiamento logistico e comunicazioni. Il MOSSAD collabora con i servizi segreti ugandesi.

L’Uganda da vent’anni ospita migliaia di rifugiati provenienti dai paesi vicini. La più grande comunità era rappresentata dai rifugiati ruandesi scappati dal regime razziale del Presidente Habyrimana e attualmente dai rifugiati congolesi costretti alla fuga dalla guerra in corso all’est del Congo. Un’altra importante comunità é quella dei Sudanesi del Sud. La politica verso i rifugiati tende a preferire una graduale integrazione nel tessuto socio economico locale piuttosto che mantenere masse immigrati nei campi rifugiati, opzione considerata un pericolo per la sicurezza nazionale. L’integrazione più riuscita é stata quella dei rifugiati ruandesi. Molti hanno ottenuto la cittadinanza occupando importanti posti al governo e all’interno dell’esercito.
In questo momento i soli campi rifugiati sono stati allestiti al nord est del paese per i cittadini congolesi assistiti dal governo, UNHCR e ONG internazionali come MSF. Uno di questi campi profughi ha ispirato un documentario di un rinomato fotoreporter Italiano: Fulvio Bugani recentemente fatto per conto di MSF.

Le associazioni israeliani dei diritti umani accusano il governo di violare la politica delle Nazioni Unite sul diritto dei rifugiati. Negli ultimi otto anni circa 60.000 africani, soprattutto provenienti dall’Eritrea e dal Sudan, sono entrati in Israele attraverso l’Egitto. Almeno 2.000 di essi sono attualmente detenuti in campi di concentramento. Molti immigrati hanno richiesto lo statuto di rifugiati che é stata sistematicamente negato dalle autorità israeliani nonostante che provengano da due paesi dittatoriali africani nemici giurati di Israele.

La deportazione di questi immigrati comporta delle serie problematiche sulla loro sicurezza che impediscono il rientro nei loro paesi di origine, condannandoli ad una vita di eterni immigrati e a condizioni precarie.

Le associazioni in difesa dei diritti umani, contrastando il presunto accordo Israele – Uganda relativo alla deportazione dei immigrati africani, sono arrivate ad affermare in un comunicato stampa che: “L’Uganda non é un paese sicuro e quindi non vi é alcuna possibilità di garantire la sicurezza ai deportati”.

Purtroppo nel nobile intento di impedire la deportazione degli immigrati africani le associazioni israeliane cadono in luoghi comuni sull’Africa e sull’Uganda in particolare ben lontani dalla realtà che rasentano il razzismo.

Come fa notare il Dr. Ian Clarke, cittadino ugandese di origine Irlandese direttore del International Kampala Hospital e importante figura politica: “Questa storia rasenta l’ironia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Uganda era stata presa in considerazione tra i paesi idonei per ospitare gli ebrei europei scampati dal Olocausto. Ora siamo diventati la discarica per quelli rigettati dalla Terra Promessa.

Fulvio Beltrami
Kampala Uganda

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