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Katine-Andrew-Mwenda

Andrew M. Mwenda, in questo editoriale, pubblicato sul settimanale ugandese The Independent, ci offre un’accurata analisi delle ragioni che hanno spinto il Presidente Barak Obama a proporre l’intervento contro il regime di Bashar al-Assad e le conseguenze di eventuali strike militari. Quale é l’obiettivo strategico dell’intervento militare americano? É una azione punitiva e limitata o l’obiettivo finale é quello di rovesciare il regime, favorendo la coalizione dei ribelli? Cosa succederà nel post Assad quando i migliori gruppi armati della coalizione provengono dai movimenti Islamici più radicali, legati a Al Qaeda? Secondo Mwenda il Presidente Barak Obama sarebbe vittima di un grossolano errore politico. Avendo minacciato senza riflettere di punire il Governo Siriano per l’uso di armi chimiche contro la popolazione senza attendere i necessari e dovuti accertamenti, ora Obama é costretto a mantener fede alla sua promessa per proteggere la sua credibilità e per non far apparire debole la superpotenza americana.

 

Andrew M. Mwenda, é una tra le più prestigiose firme del giornalismo ugandese e Direttore del settimanale The Independent. Titolo originale: “America’s Syrian blunder” pubblicato su The Independent, edizione 6 – 12 settembre 2013.

         

La decisione del Presidente Barak Obama di effettuare uno strike militare conto la Siria dimostra il trionfo dei politici sulla politica, della paura sulla ragione, della tattica sulla strategia. Obama ha tracciato una linea rossa sull’uso di armi chimiche e il governo di Bashar al-Assad l’avrebbe oltrepassata, se dobbiamo credere ai rapporti dei servizi segreti americani. Allo stato attuale l’intervento militare sembra sempre più un atto teso a proteggere la credibilità del Presidente e dell’America e per non apparire deboli agli occhi del mondo.

Quando si é una super potenza (o leader di una super potenza) non si possono fare delle minacce a vuoto. L’impossibilità di attuare le minacce creano pericolosi precedenti. Il nemico continuamente osserva per individuare segni di debolezza. Nella relazioni internazionali il potere é allo stesso tempo mito e realtà, anche se il mito é spesso più importante che la realtà. Quando gli altri paesi del mondo credono nella tua potenza, condizionano le loro scelte per essere tuoi alleati. Al primo segnale di debolezza si sentiranno autorizzati a non compiacere più alle tue richieste.

Da questa prospettiva diventa comprensibile il perché Obama é costretto ad onorare le sue parole. Dimostra anche che Obama sta seguendo la retorica, non la politica e la strategia né tanto meno l’interesse nazionale dell’America. Quali sono gli obiettivi strategici dell’intervento militare? Quasi i risultati? É un’azione esclusivamente punitiva contro Assad senza rovesciare il suo regime? Il risultato sarà convincere Assad a non utilizzare più le armi chimiche, ammesso che le abbia utilizzate?

L’obiettivo più sensato dell’intervento militare sarebbe quello di far cadere il regime di Assad. Questo potrebbe essere la probabilità più logica se gli strike militari limitati non siano sufficienti per far cambiare il comportamento di Assad. Purtroppo la caduta del regime creerà un vuoto di potere in un paese con una situazione politica estremamente volatile. Attualmente i migliori e meglio organizzati gruppi armati appartengono a movimenti islamici estremisti legati ad Al Qaeda. É questa l’alternativa al governo di Assad che sta pensando l’America?

Per evitare che l’arsenale chimico finisca nelle mani degli estremisti islamici l’intervento militare americano deve essere sufficientemente efficace da distruggere tutte le armi chimiche ovunque siano nascoste. Purtroppo la maggioranza degli esperti militari avvertono che il regime ha già disperso il suo arsenale militare e il suo esercito su tutto il territorio nazionale rendendo difficile raggiungere gli obiettivi fissati dall’intervento militare. Uno scenario possibile del post strike é un governo indebolito, disperato e paranoide ancora in possesso delle armi chimiche che potranno essere utilizzate per vincere la guerra o che potranno cadere nelle mani degli estremisti di Al Qaeda.

Quindi la migliore opzione per Obama dovrebbe essere quella di impiegare sul terreno le sue truppe con l’obiettivo di impossessarsi di questo arsenale chimico. Così facendo l’America sarebbe costretta ad attuare un’occupazione militare della Siria come ha fatto in Iraq e in Afganistan. Dovrebbe scegliere un nuovo governo ed impegnarsi a combattere una inevitabile seconda guerra civile causata dalla varie fazioni della coalizione ribelle, dagli esiti assai incerti. Obama ha già scartato questa opzione a causa del pericoloso impegno che essa richiede.

Obama ha commesso una serie di gravi errori sulla Siria, peggiori di quelli commessi da George Bush nell’intervento contro l’Iraq. Ha promesso un intervento militare basato su fumosi rapporti dei suoi servizi segreti non condivisi con gli alleati degli Stati Uniti e con la Russia. Ha ignorato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, contrario ad una azione unilaterale. Sta impegnando le risorse finanziarie del paese in un conflitto dove gli interessi nazionali dell’America non sono in pericolo. Inoltre non possiede nemmeno la coalizione che supportò Bush nella guerra dell’Iraq. Anche il principale alleato americano, la Gran Bretagna, si é tirata fuori da questa futura guerra.

Questo intervento diventa incomprensibile sotto un punto di vista morale. Potrebbe essere estremamente pericoloso per il mondo osservare un governo utilizzare le armi chimiche contro la popolazione civile senza reagire. Questa giustificazione morale apportata da Obama risulta alquanto ipocrita. Ci sono una miriade di regime sparsi nel mondo che destinano alle loro popolazioni un trattamento ben peggiore di quello subito dai siriani. Spesso questi regimi sono alleati dell’America. Quindi questa scusa diventa puramente unilaterale rafforzando l’immagine della prepotenza americana visto che Obama non vuole cercare il consenso delle Nazioni Unite.

Potrebbe accadere che Obama comprenda che é preferibile evitare un intervento militare. Un segno di questo dubbio é la sua decisione di cercare il consenso del Congresso per intervenire quando potrebbe farlo con una decisione Presidenziale. Potrebbe essere uno stratagemma per uscire dalla trappola della linea rossa tracciata. Se il Congresso Americano rifiuta, emulando il Parlamento britannico, Obama avrebbe a disposizione una exit strategy per non attuare le minacce pronunciate.

É comunque vero che il Presidente Obama, annunciando la ricerca del consenso del Congresso ha specificato che potrebbe decidere anche senza questo consenso, chiarendo che la decisione di attaccare la Siria é stata già presa e potrebbe avvenire in un qualsiasi momento. Le sue precisazioni creano maggior confusione ed imbarazzo. Perché sta ricercando l’approvazione del Congresso quando avrebbe già optato per la guerra?

In realtà la Siria rappresenta il più grande errore di Obama di cui egli stesso non riesce a comprendere come risolverlo per mancanza di immaginazione, nonostante stia disperatamente cercando una via d’uscita.

Non sono un convinto sostenitore degli accordi internazionali di pace, perché spesso sono inefficaci, ma nel caso della Siria questa via potrebbe funzionare e sarebbe il caso di tentarla visto che entrambi i contendenti sembrano aver deciso di lottare fino all’ultimo uomo. É possibile che nonostante l’odio scaturito da questa guerra civile, i contendenti esausti, considerino più attraente raggiungere una forma di compromesso politico piuttosto che continuare a combattere.

L’America e i suoi alleati necessitano una collaborazione con Iran, Russia e Cina iniziando a considerarli alleati strategici e non irriducibili nemici. L’America deve comprendere paure, dubbi e opposizione di questi paesi invece di proseguire nella sua visione unilaterale sul problema siriano. Come possono essere conciliati gli interessi di questi paesi con quelli americani e degli alleati degli Stati Uniti? Come sfruttare le potenzialità di questi paesi? Iran e Russia sembrano essere molto vicini al Governo Siriano e potrebbero persuadere Assad ad accettare un compromesso politico. Dall’altra parte l’America deve impegnarsi a convincere la coalizione ribelle siriana ad accettare un compromesso. Per ottenere questo risultato occorre isolare e distruggere le milizie islamiche legate ad Al Qaeda e non supportarle.  

Fino ad ora Obama si é impegnato a demonizzare Iran e Russia contraddicendo la sua promessa fatta durante la campagna elettorale del 2008 di lavorare in collaborazione con le altre Nazioni. Demonizzando Russia e Iran Obama é diventato parte del problema non parte della soluzione.

 

           

 

 

 

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