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Kiyanzi é una anonima cittadina ruandese del distretto di Kirehe al confine con la Tanzania, divenuta tristemente famosa in queste settimane per essere stata trasformata dalle autorità Tanzaniane nella porta d’ingresso per un flusso immigratorio epocale causato dalla decisione di espellere tutti gli immigrati ruandesi. Una decisione che si é brevemente trasformata in una vera e propria deportazione razziale di massa che colpisce anche i cittadini tanzaniani di origine ruandese. Di seguito si riportano alcune testimonianze delle vittime di questa pulizia etnica dal volto umano raccolte dal settimanale ugandese The Independent.

Christopher Rubamba Matata, 63 anni, cittadino tanzaniano. “Per tutta la mia vita ho vissuto in Tanzania dove vivono la mia famiglia e i miei amici. Non conosco nessuno in Rwanda. Non ho amici né parenti in questo paese. Sono qui in veste di rifugiato. In Tanzania ho una moglie e sette figli che mi hanno costretto ad abbandonare. Ufficiali del governo mi hanno incontrato in un mercato assieme a dei miei amici e mi hanno ordinato di lasciare il paese immediatamente. Non mi hanno nemmeno permesso di ritornare a casa mia per dire addio alla mia famiglia o per prenderla con me. Mi hanno deportato a causa della mia fisionomia. Mi hanno detto che assomiglio ad un Munyarwanda. Questo é l’unico crimine che ho commesso. Il Rwanda non é il mio paese. Visto che mi hanno costretto a vivere qui voglio restarci come Tanzaniano esiliato. Non posso perdonare un governo che mi ha rubato la mia cittadinanza dicendomi che devo prendere quella ruandese sulla base delle origini dei miei antenati”.
Vena Kamihanda 50 anni, immigrata nel 1984 e avente diritto alla cittadinanza per matrimonio contratto. “Dopo il mio arrivo in Tanzania mi sono innamorata e sposata con un uomo tanzaniano che mi ha donato quattro figli. Improvvisamente mi hanno arrestata ed espulsa dal paese, separandomi dalla mia famiglia. Al momento di oltrepassare la frontiera con il Rwanda mi hanno confiscato il permesso di soggiorno e la carta elettorale”.
Vedasti Nkurunziza, 33 anni immigrato nel 2004 avente diritto alla cittadinanza per matrimonio contratto. “Sono sposato con una donna tanzaniana. Abbiamo due figli e stiamo aspettando il terzo che nascerà tra poche settimane. Nonostante ciò mi hanno obbligato ad abbandonare la mia famiglia. Da un anno avevo fatto domanda di cittadinanza di cui ho diritto essendomi sposato con una cittadina di questo paese. Mi hanno espulso prima che la mia domanda fosse accolta o rifiutata”.
Gaudencia Nkarugwiza, 58 anni, nata in Tanzania e sposata con un cittadino tanzaniano, madre di otto figli. “Mi hanno costretta ad abbandonare mio marito e i miei figli e mi hanno espulsa. Quando mi hanno arrestata mi hanno picchiato selvaggiamente, per fortuna non mi hanno violentata. Non conosco nulla del Rwanda, nemmeno la lingua parlata in questo paese. Ho vissuto sempre in Tanzania e non riesco ancora a comprendere perché mi hanno esiliata in un paese straniero”.
Agnes Nyirantegeyimara, 60 anni, vedova e madre di otto figli. Nata in Tanzania, terza generazione di immigrati. “Sono nata a Karagwe. Anche i miei genitori sono nati in Tanzania, a Tanga. Sono rimasta vedova e ora mi hanno espulso assieme ai tre dei miei figli. Gli altri cinque sono rimasti ma non so dove sono ora. Sono stata cacciata come un cane e mi hanno rubato la mia proprietà spedendomi in Rwanda senza un soldo. Non ho parenti né amici in questo paese. Nonostante ciò non potrò mai più ritornare in Tanzania neanche se me lo permettono. Era il mio paese e mi hanno trattato in modo disumano. Il Rwanda non é il mio paese ma fino ad ora mi hanno trattato con gentilezza. No, non tornerò mai più in Tanzania”.
Serestin Ben, 26 anni, cittadino Tanzaniano seconda generazione di immigrati. “I miei genitori si sono rifugiati in Tanzania nel 1959. Mio padre é morto nel 1992 e mia madre si é risposata con un altro uomo di doppia nazionalità Tanzaniana e Ruandese. Pochi giorni fa la polizia mi ha incontrato per strada e mi hanno detto: “Ehi tu, assomigli ad un ruandese”, poi mi hanno dato un foglio di via. Devo lasciare il paese tra 14 giorni. Comunicandomi l’espulsione si sono giustificati dicendo che é l’ordine diramato dal Presidente Kikwete e, visto che i miei genitori erano rifugiati ruandesi io devo tornare in Rwanda. L’unica ragione di tutto questo per le mie origini Banyarwanda nonostante che sono cittadino tanzaniano. Sono una persona qualunque e di certo non ho responsabilità nei litigi tra Kikwete e Kagame. Se Kikwete deve punire qualcuno che punisca Kagame non me”.
Emmanuel Mugisha, 51 anni cittadino tanzaniano di origini burundesi. “Sono nato in Burundi e sono venuto in Tanzania nel 1972 per congiungermi a mia zia. Nel 1987 ho ottenuto la cittadinanza ma pochi giorni fa la polizia mi ha confiscato la mia carta d’identità e i miei documenti affermando poi che io sono un immigrato clandestino. Ho una moglie e due figli che sono rimasti in Tanzania”.
Fred Rwaburugiri, 39 anni sposato con regolare permesso di soggiorno. Seconda generazione di immigrati. “Sono sposato con tre figli e vivo a Karagwe. I miei genitori sono immigrati nel 1959. Ho il certificato di nascita Tanzaniano ma non ho mai richiesto la cittadinanza pensando che il permesso di soggiorno rilasciatomi nel 1961 bastasse. Quando il governo ha iniziato la campagna contro i tutsi un anno fa io e tutta la mia famiglia abbiamo chiesto la cittadinanza che ci é stata negata senza spiegare le ragioni. Ora ci costringono ad andare in Rwanda. Non sono felice anche se mio padre é ritornato in Rwanda nel 2006. Ho lasciato i miei amici, le mie mucche, la mia casa e il mio terreno. Idi Amin diede 90 giorni ai cittadini ugandesi di origine indiana per lasciare il paese. La Tanzania ci ha dato solo 14 giorni.

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