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Il Governo del CNDD in cinque anni ha tentato di distruggere il valore simbolico della mucca promuovendo la modernizzazione dell’allevamento e importando razze bovine dall’Europa non adatte al clima del paese. Il progetto é miserabilmente fallito a causa di una pessima pianificazione economica e il malcontento tra gli stessi contadini hutu che si sono visti regalare orribili vacche europee e non quelle reali.

La società e cultura burundese sono state impostate sull’allevamento bovino. Contrariamente alle mitologie antropologiche disseminate dal colonialismo belga tendenti a trasformare una popolazione con una sola lingua e cultura in due etnie distinte, l’identificazione delle classi sociali tutsi e hutu che componevano la società burundese dipendeva dal possesso di bestiame. Oltre ai matrimoni l’acquisto o la perdita di bestiame determinava la promozione o la retrocessione da una classe all’altra. La mucca era genericamente considerata proprietà del re ma in realtà vari sudditi appartenenti alla borghesia tutsi avevano numerosi capi di bestiame.

Nella società burundese pre coloniale il potere del re (tutsi) era controbilanciato dal quello del suo consigliere militare (hutu). Il re inoltre aveva l’obbligo di sposare almeno una donna hutu per consolidare i legami e i doveri sociali verso la classe sociale inferiore, solitamente dedita all’agricoltura. Lo stesso equilibrio di potere si riscontrava nel paese gemello: il Rwanda.

Nell’immaginario collettivo burundese e ruandese la vacca é considerata come una persona, come ci spiega l’antropologo Adrien Ntabona, ex professore presso l’Università del Burundi ora in pensione . Come per gli esseri umani anche le mucche avevano singoli nomi che dipendevano dalla loro fisionomia e dal loro carattere. I più bei capi spesso portavano il nome in lingua Kenyarwanda di cui la traduzione letterale é “discesa dalla luna”.

I pastori cantavano poemi alle loro vacche mentre le accompagnavano al pascolo e durante la mungitura. Grazie alle caratteristiche fisiche della razza locale di bovini denominata Ankole, caratterizzata dalle lunghe corna sei volte più lunghe di quelle dei bovini europei, la mucca era identificata come l’incarnazione divina della bellezza che diventava un modello comparativo per le donne e i guerrieri. Anche la suddivisione del tempo era basata sulle abitudini dei bovini durante la giornata. Il mattino era conosciuto come “il momento del pascolo” e la sera come “il ritorno a casa”.

Indistintamente dalla classe sociale di appartenenza ogni burundese regalava una o più mucche per ottenere una casa, un appezzamento di terra, un favore e anche la moglie, trasformando così il bovino in una moneta di scambio. La dote pagata alla famiglia in capi di bestiame era intesa a valorizzare la futura sposa e la famiglia secondo il rango sociale di appartenenza. Tutt’ora durante i matrimoni tradizionali la cerimonia iniziale é basata da un duello in versi tra i padri dei rispettivi sposi che hanno due ruoli ben distinti. Il padre della sposa deve esaltare le doti della figlia (sempre paragonandola alla mucca) per alzare il valore della dote, mentre quello dello sposo deve far notare i difetti della futura sposa per diminuire i capi di bestiame da donare, prestando molta attenzione a non offendere né la donna né la famiglia.

In ultima analisi la mucca, seppur non considerata sacra come in India, nella società pre coloniale burundese rappresentava lo status sociale, una moneta di scambio e rafforzava i legami sociali.

Prima della guerra civile (1993 – 2006) in Burundi vi erano 800.000 capi di bestiame. Alla fine del conflitto ne rimanevano meno di 300.000. Durante i lunghi anni di scontri etnici i capi di bestiame divennero i principali target  dei miliziani hutu del FNL e del CNDD non solo per procurarsi cibo ma anche per distruggere il bene più caro ai tutsi.

Nel periodo post bellico il numero totale di capi é salito a 600.000, secondo le stime fornite dal segretario del Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento: Eliakim Hakizimana. Ai giorni nostri il valore della singola mucca é il più alto della regione. Mediamente il costo é fissato a 750 euro a capo, una vera e propria fortuna per un paese tra i più poveri in Africa. Nella moderna società burundese rimangono intatti i valori simbolici e culturali delle mucche. Grazie al elevato valore commerciale chi possiede almeno cinque mucche viene considerato un benestante a cui riservare rispetto ed ammirazione. Quasi tutti gli alti ufficiali della polizia e i politici hutu appartenenti al CNDD (partito attualmente al potere) sono ossessionati a comprare il più grande numero di capi di bestiame possibile per acquisire il tradizionale ruolo sociale destinato ai tutsi.

Il Presidente Pierre Nkurunziza, ex leader ribelle del CNDD e criminale di guerra, dal 2008 ha lanciato un progetto di modernizzazione dell’allevamento per rendere maggiormente produttivo il bestiame, distribuendo in cinque anni 25.000 mucche ai contadini hutu. L’obiettivo era quello di trasformare il Burundi in uno tra i principali produttori regionali di carne bovina, latte, latticini e cuoio. Purtroppo l’obiettivo non é stato raggiunto a causa di una pessima pianificazione economica e produttiva. In tutto il paese non esistono centri specializzati per il macello, la conciatura della pelle, caseifici e centrali per il latte. L’unica centrale per la produzione di latte, formaggio e yogurt, situata a Bujumbura, la capitale, é stata distrutta durante la guerra e mai ricostruita. Il Governo non offre la necessaria assistenza veterinaria, lasciata all’iniziativa privata, rendendo proibitive le cure del bestiame. Questa totale assenza di pianificazione ha costretto gli allevatori burundesi a continuare con i poco produttivi metodi tradizionali. “Ringrazio Dio per avermi dato la mia prima vacca. Purtroppo é scoraggiante produrre latte. Non si sa dove venderlo né conservarlo e siamo costretti a consumarlo immediatamente gettando via il surplus. Inoltre le cure veterinarie sono troppo costose”, spiega un giovane agricoltore hutu.

Il Burundi nonostante l’alta concentrazione di bestiame riesce a produrre solo 71.300 tonnellate di latte, quantità non sufficiente nemmeno per il mercato interno. I vicini Kenya e Rwanda producono una quantità 30 volte superiore esportando latte e prodotti derivati in Burundi.

Quali sono le ragioni che hanno spinto il governo a promuovere la modernizzazione dell’allevamento senza supportarla con adeguate infrastrutture agro industriali e assistenza finanziaria, limitandosi alla semplice distribuzione di mucche?

Secondo il parere condiviso dalla popolazione il progetto lanciato dal Governo era principalmente teso a distruggere lo status simbol che contraddice i tutsi donando la possibilità agli hutu di ricevere gratuitamente dei capi di bestiame per sostituire il valore tradizionale della mucca con quello commerciale.

Anche la scelta della razza delle mucche non sarebbe casuale. Invece di puntare sulla razza locale: Ankole le mucche reali, il governo ha importato dall’Europa dei bovini Friesiani, le classiche mucche pezzate bianche e nere, una razza totalmente inadatta alle condizioni climatiche del paese e soggetta maggiormente a malattie rispetto alla razza locale. Anche gli agricoltori hutu dopo cinque anni da questa iniziativa manifestano il loro malcontento non solo per l’impossibilità di vendere i loro prodotti ma anche per il rancore di non possedere le mucche reali  ma solo insignificanti bovini europei dalle corna corte e aspetto orribile. Tutt’ora la dote é pagata offrendo bestie Ankole e non quelle europee che praticamente non trovano valore sociale ed economico.

Il fallimento della modernizzazione dell’allevamento ha evitato l’inasprirsi delle tensioni tra le due classi sociali solo grazie all’incapacità del regime dittatoriale di Nkurunziza, di raggiungere gli obiettivi di produzione e commercializzazione prefissati. Come fa notare l’antropologo Adrien Ntabona, non é regalando delle mucche che si elimineranno gli odi tra tutsi e hutu. Solo il rafforzamento della democrazia e di un equo sviluppo economico possono ricacciare i fantasmi dell’odio etnico e del genocidio nella spazzatura della storia. Purtroppo queste due condizioni fondamentali sono totalmente assenti presso l’attuale governo che sta indirizzandosi sempre più sul modello di corruzione dilagante del vicino Congo, reggendosi sugli abusi di potere, paura, violazione dei diritti umani e sulla repressione.

Fulvio Beltrami.

Kampala Uganda.

 

 

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