Home

Immagine

I social network come Facebook, Twiter e il web in generale hanno sicuramente contribuito ad aumentare l’accesso all’informazione non piú di esclusivo dominio degli esperti del settore e dei monopoli di informazione.

Il dovere di libera informazione relegato a testate alternative o militanti prima dell’avvento di internet ora ha subito un interessante processo di democratizzazione dal basso che permette di accedere ad una pluralitá di fonti informative per migliorare la propria consapevolezza del mondo che ci circonda. Questo processo di democratizzazione ha reso la vita difficile alle veritá di Stato e ai monopoli informativi spesso legati ad interessi di potentati economici.

Nonostante questi innegabili benefici, la libertá di espressione e la possibilitá di diffondere pareri e notizie sta conoscendo aspetti negativi e deleteri per la stessa libera informazione.

Anche il sottoscritto ne ha fatto ultimamente le spese a seguito di alcuni articoli inchiesta sull’attacco terroristico di Nairobi pubblicati sul quotiano L’Indro, African Voices e sul mio blog personale Africa Report, vittime di rari ma significativi commenti che infrangono ogni codice di rispetto morale originati da un evidente desiderio di imporre una veritá assoluta e unilaterale, spesso realizzato con tecniche totalitarie ed insulti tesi a distruggere opinioni non condivise.

Alcuni lettori, evidentemente in disaccordo con gli articoli pubblicati sulla tragica vicenda di Nairobi mi hanno accusato di dillettantismo spinto dalla voglia di far notizia, di fabbricare articoli tramite un collage di altri articoli sparsi per la rete usando Goole Translate, senza sapere di cosa si parla contribuendo a propagare la solita disinformazione all’italiana.

A parte che dagli anni novanta ho acquisito maggior padronanza delle lingue Inglese e Francese rispetto alla mia madrelingua, tutti gli articoli scritti hanno alla base un meticoloso lavoro di informazione tramite fonti dirette. Nel caso dell’attacco terroristico al Westgate di Nairobi le fonti di informazione provengono da vittime scampate alla morte e da ufficiali della polizia direttamente contattati dal sottoscritto che ha vissuto i suoi primi sei anni di permanenza in Africa proprio a Naiorobi, piú precisamente a Nyayo Estate.

Rincuora che il lavoro di reporter freelance, spesso non ben remunerato ma libero da obblighi redazionali e legato solo ai principi morali e professionali del delicato compito di informare correttamente, ha contribuito assieme al lavoro di denuncia di altri colleghi internazionali, sopratutto africani e spesso conosciuti nell’ambiente, ad aprire un vero e proprio dibattito in Kenya tra la pubblica opinione e i mass media nazionali sull’operato del Governo e di cosa sta realmente nascondendo. Un Governo, non dimentichiamoci, in cui Presidente e Vice Presidente sono realmente colpevoli di reati contro l’umanitá commessi durante le violenze post elettorali del 2007 – 2008.

In questi giorni prestigiosi media Kenyoti come il quotidiano Daily Nation e la rete televisiva Citizen stanno concentrandosi su inchieste relative al reale numero di vittime, alle informazioni sui rischi di attacco terroristico al Westgate in possesso del Governo almeno sei mesi prima dell’accaduto, del fallimento della risposta militare che ha aumentato il numero di vittime civili e come é stato possibile che 10 terroristi su 15 siano addirittura riusciti a scappare confusi con gli ostaggi liberati.

Queste indagini dei grandi media Kenyoti sono state possibili grazie al immediato lavoro di inchiesta che reporter indipendenti come il sottoscritto hanno svolto, spesso non ricevendo compensi di sorta.

Questo risultato mi consola maggiormente rispetto ai totalitari e, per fortuna, isolati, attacchi ed insulti alla mia professione, provenienti sopratutto dalla comunitá italiana in Kenya legata direttamente o indirettamente al settore turistico. Una comunitá, sopratutto a Malindi e Mombasa, di cui ombre e dubbi sulla scelta di vita opportunistica e intrecci mafiosi circola da anni anche tra le stesse autoritá kenyote.

Questi attacchi sembrano essere rivolti gratuitamente e senza cognizione di causa per difendere piccoli interessi economici legati ai propri alberghi e le proprie fortune spesso realizzate tramite prezzi di pacchetti turistici totalmente fuori mercato rivolti ad ignari turisti connazionali sfruttando la presunta confidenza tra connazionali e su un inaudito sfruttamento dei lavoratori kenyoti.

Un collega giornalista kenyota con cui ho condiviso queste riflessioni mi ha presentato un aspetto del problema assai interessante, facendomi notare che tali attacchi ed insulti sono normalmente tipici di sottoprodotti delle culture mediterranee che, secondo suo parere, sono attualmente vittime di una regressione dei valori delle societá occidentali di cui l’Italia, mio paese di origine, ne é la piú evidente rappresentazione. In effetti nella stampa anglofona sia occidentale che nelle ex colonie del Impero Britannico questo fenomeno é praticamente assente. Se un lettore non concorda con un determinato articolo propone argomenti convingenti aprendo un dibattito costruttivo nel pieno rispetto reciproco.

Evidentemente alcuni dei nostri connazionali che vivono e sfruttano l’Africa, di cui io mi sono sempre dissociato guardandomi bene dal frequentarli, non hanno altri argomenti e mezzi da utilizzare per difendere i loro interessi di bottega che utilizzare metodi tipicamente autoritari e fascisti. Quello che gli preoccupa non é la morte di centinaia di “negri” ma l’immagine che l’avvenimento al Westgate procura all’estero provocando un calo nelle presenze turistiche che danneggia direttamente i loro interessi e privilegi.

Sono gli stessi personaggi che pubblicamente criticano l’inferioritá congenita dei neri che sfruttano per poi, nel segreto delle loro vite, cercare freneticamente l’estasi sessuale che una prostituta africana riesce loro donare. Sotto le lenzuola questi nostri connazionali scoprono finalmente il vero significato dell’Africa.

Sarebbe interesante concentrare alcune indagini su questi nostri connazionali ma sarebbe questa si, un’operazione di “copia ed incolla” visto che ben autorevoli colleghi giornalisti kenyoti hanno scritto nei scorsi anni vari articoli su usi e constumi di questa particolare comunita’ italiana in Kenya, ricevendo addirittura minacce di morte come il collega Paul Gitau del Standard Media Group a cui va tutta la mia solidarieta’.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...