Home

Immagine

In questi giorni l’Unione Africana sta discutendo sulla possibilitá di un ritiro in massa dalla Corte Penale Internazionale accusata di attuate una giustizia selettiva ed unilaterale solo contro l’Africa, sopprasedendo a crimi contro l’umanitá di equale drammacitá commessi da potenze occidentali. In primo piano vi é la difesa del Presidente Kenyota Uhuru Kenyatta accusato assieme al Vice Presidente William Ruto di crimini contro l’umanitá commessi durante le violenze post elettorali del 2007. L’Unione Africana richiede alla CPI l’annullazione del processo al Presidente Kenyatta, senza menzionare Ruto, personaggio ormai indifendibile a causa delle schiaccianti prove di colpevolezza.

Ma cosa é veramente successo tra il dicrembre 2007 e il gennaio 2008 in Kenya. Come é stato possibile che un paese democratico all’epoca con alte possibilitá di sviluppo industriale abbia rischiato il genocidio e sia successivamente caduto nel caos politico ed economico per oltre 6 anni? Ce lo spiega il Giudice Kenyota Philip Waki nel suo rapporto sulle violenze post elettorali redatto nel 2008 e consegnato al ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Koffi Annan. Il Giudice Waki indica come i principali autori del tentato genocidio l’ex Presidente Mwai Kibaki e l’ex Primo Ministro Raila Odinga. Ruto avrebbe ricoperto un importante ruolo nell’organizzazione dei massacri etnici al fianco di Odinga mentre Kenyatta sarebbe stato una figura del tutto secondaria.

Il rapporto della Commissione Waki fa comprendere le origini e le dinamiche del genocidio sventato dalla stessa popolazione kenyota. Il Giudice Waki consegnó il rapporto alle Nazioni Unite poiché riteneva che la giustizia del Kenya fosse totalmente inadeguata a perseguire i criminali, pregando che il rapporti diventasse la base investigativa per un procedimento giudiziario condotto dalla Corte Penale Internazionale.

Riporto di seguito un mio articolo pubblicato su FabioNews nel ottobre 2008.

Le elezioni del 27 dicembre saranno ricordate come la pagina piu’ nera della storia del Kenya.

Le elezioni presidenziali furono disputate dai due maggiori candidati: l’uscente presidente Mwai Kibaki e il principale oppositore Raila Odinga.  Le elezioni furono caratterizzate da enormi frodi e ambe due i candidati si proclamarono vincitori.  Immediatamente scoppiarono violenze generalizzate su tutto il paese, concentrate soprattutto a Nairobi, Rift Valley e sulla costa: Malindi e Mobasa.

Le violenze, che durarono dal gennaio al febbraio 2008 furono faticosamente controllate dalle forze dell’ordine e dall’esercito. Grazie alla mediazione di Koffi Annan i due candidati accettorno di formare un governo di unitá nazionale per governare insieme il paese in attesa delle prossime elezioni presidenziali previste per il 2012.

Il tributo pagato dai kenyoti per queste elezioni 2007 e’ stato altissimo. 1.113 morti, centinaia di feri, 600.000 sfollati interni di cui 200.000 ancora ospitati nei campi rifugiati in data odierna, distruzione di proprieta’ pubbliche e private, immensi danni economici. Il paese si deve ancora riprendere socialmente ed economicamente da questo schock.

Il rapporto Waki

In questi giorni la Commissione per l’indagine delle violenze post elettorali 2007, guidata dal Giudice Kenyota Philip Waki e meglio conosciuta come Commissione Waki, ha reso pubblico il suo rapporto. Le cinquecento pagine del rapporto sono state consegnate al governo e al mediatore della crisi politica Koffi Annan. Il presidente Mwai Kibaki e il Primo Ministro Raila Odinga hanno promesso che le raccomandazioni contenute nel rapporto saranno messe in pratica.

Il rapporto Waki distrugge la versione di furore etnico incontrollato come causa delle violenze post elettorali avvenute nel gennaio 2008. Le violenze si sono sviluppate su base etnica, ma sono state pilotate da politici ed imprenditori appartenenti ad entrambi due i maggiori schieramenti politici kenyoti: quello di Kibaki, il Partito di Unita’ Nazionale (PNU) e quello di Odinga, il Movimento Democratico Arancione (ODM).

Negligenze criminali del governo.

I servizi segreti kenyoti avevano avvisato mesi prima il governo e il Presidente uscente Kibaki del rischio di violenze post elettorali estese a livello nazionale.

Il National Security Intelligence Service (NSIS) gia’ nel settembre 2007 aveva consegnato al Governo un rapporto dettagliato del rischio di violenze, specificando le aree geografiche maggiormente interessate (Nairobi, Rift Valley e la costa). Il rapporto conteneva anche vari nomi di politici e d’imprenditori di ambe due i partiti candidati alle elezioni che stavano pianificando le violenze.

Un secondo rapporto del NSIS intitolato: “Critical Dates and events. General Election 2007” era stato consegnato il 06 dicembre 2007 al presidente della Commissione Elettorale Kenyota, Samuel Kivuitu. Quest’ultimo rapporto conteneva ulteriori informazioni sulle dinamiche, luoghi e mandanti delle future violenze entiche – politiche. Entrambi i rapporti del NSIS furono ignorati dal Govermo e dal Presidente Kibaki.

Secondo la commissione Waki, nessuna misura preventiva fu attivata per impedire le violenze. Nessuna informazione relativa ai rapporti dei servizi segreti fu fatta pervenire alla polizia e all’esercito. Nessun rafforzamento delle forze d’ordine nelle zone geografiche indicate a rischio dal NSIS fu ordinato. Nessuna misura giudiziaria (come l’arresto per accertamenti della durata di 72 ore previsto dalla legge) fu presa contro i mandanti indicati dai servizi segreti.

La commissione Waki sottolinea che se il Governo e il Presidente avessero preso in seria considerazione i rapporti dei servizi segreti e predisposto le relative misure preventive di contenimento, sarebbe stato possibile evitare le violenze post elettorali o, nella peggiore delle ipotesi, limitarle.

Violenze etniche come arma politica.

Ambe due i partiti aspiranti alla presidenza si sono resi responsabili delle violenze etniche post elettorali, addirittura pianificate prima delle elezioni, secondo quanto investigato dalla commissione Waki.

Nel rapporto sono dettagliati numerosi esempi che portano alla luce le responsabilita’ dei politici di entrambi i schieramenti, compresi due episodi di violenza tra i piu’ famosi: quello di Naivasha nella Rift Valley e quello di Mombasa, sulla costa.

Nella cittadina di Naivasha, tra il 27 e il 30 gennaio 2008 le violenze etniche, apparantemente portate avanti dall’etnia Kikuyu (a cui appartiene Kibaki) contro l’etnia Luo (a cui appertiene Odinga), causo’ circa 200 morti ed ingenti danni materiali.  La commissione Waki rivela che le violenze a Naivasha furono pianificate dai politici del PNU e da inprenditori vicini al partito.

La programmazione delle violenze fu effettuata in due riunioni. La prima svoltasi nella State House, proprio nel cuore della Presidenza e la seconda al Safari Club di Nairobi. Fu deciso di utilizzare la setta religiosa Mungiki per perpetuare le violenze contro i cittadini kenyoti di origine Luo sostenitori di Odinga. Ai Mungiki furono affiancati dei giovani disoccupati Kikuyu, pagati 200 scellini kenyoti (circa 2 euro). Imprenditori supporters del PNU fornirono i machete e i mezzi di trasporto per effettuare i raids.

Nella citta’ di Mombasa, politici ed imprenditori del ODM di Odinga pianificarono mesi prima e gestiorono in seguito le violenze etniche contro i kikuyu e cittadini kenyoti di origine indiana che causarono 32 morti, circa 100 feriti, 240 negozi e 29 case distrutte.  Mombasa, famoso centro commerciale e turistico ospitante il piú importante  porto regionale, era nota per il suo atteggiamento moderato e pacifico durante tutte le elezioni svoltesi in Kenya. I cittadini di Mombasa di origine Luo e Kalenjine, che da anni nutrivano un senso di rancore e marginalizzazione economica secondo loro portata avanti dal Governo di Kibaki, durante le elezioni presidenziali avevano appoggiato in massa il ODM.

Il rapporto Waki rivela che i politici dell’ODM utlizzarono una setta religiosa e giovani disoccupati pagati 300 scellini kenyoti (circa 3 euro) per perpetuare le violenze etniche a Mombasa. Tra i politici spicca il nome di William Ruto che é accusato anche di aver partecipato all’organizzazione del tentativo di pulizia etnica attuato contro i Kikuyu nella Rift Valley.

La Responsabilita’ delle forze dell’ordine.

La commissione Waki si sofferma sul ruolo delle forze dell’ordine durante le violenze etniche post elettorali. Mentre l’esercito ha dato prova di maturitá, di neutralitá e di equilibrato uso della forza, la polizia ha affrontato la crisi nazionale totalmente impreparata e con una pessima coordinazione. Vi sono numerose prove e testimonianze che evidenziano addirittura il ruolo attivo della polizia nelle violenze etniche. 405 persone sulle 1.133 vittime delle violenze, sarebbero state uccise dalla polizia. La maggioranza durante pacifiche manifestazioni politiche post elettorali. La maggioranza delle vittime e’ stata colpita da uno o piu’ proiettili alla schiena. Durante le manifestazioni di protesta la polizia invece di limitarsi all’uso di gas lacrimogini, cannoni ad acqua e pallottole di gomma, spesso e volentieri utilizzava proiettili veri sparati ad altezza d’uomo.

Secondo la commisione Waki le vittime della polizia sarebbero maggiori di quelle riportate ufficialmente ma molti omicidi sarebbero stati occultati dai poliziotti. La commissione accusa la polizia anche di aver commesso violenze carnali (almeno 119 casi) e di aver rilasciato numerosi colpevoli delle violenze soprattutto di origine Kikuyu.

Il rapporto rivela inoltre che almeno 1.600 poliziotti in borghese avrebbero prestato servizio di intimidazione davanti i seggi durante le elezioni per conto del PNU di Kibaki nella citta’ di Nyanza. Successivamente avrebbero preso parte attiva nelle violenze contro i Luo avvenute nella citta’. Il rapporto fa notare che il gruppo etnico prevalente nella polizia e’ Kikuyu mentre le vittime sono in maggioranza Lou e Kalenjine.

Le raccomandazioni della Commissione Waki

La commissione Waki ha annunciato che e’ stata redatta una dettagliata lista di politici ed imprenditori considerati i mandatari delle violenze post elettorali. In questa lista vi sarebbero presenti almeno 10 importanti presonalita’ politiche di entrambi i partiti che attualmente formano il govenro di unita’ nazionale. Questa lista e’ stata consegnata al mediatore politica Koffi Anan

La commissione ha suggerito di creare entre 60 giorni un tribunale indipendente internazionale per giudicare i colpevoli delle violenze. Se la creazione di questo tribunale non fosse praticabile ha suggerito di far giudicare i colpevoli delle violenze dalla Corte Penale Internazionale. Nessuna amnistia deve essere concessa ai mandatari soprattutto se appartenenti ai partiti di Kibaki e Odinga. Un’amnistia limitata potrebbe essere applicata per i casi minori di violenza in cambio di informazioni che portino all’arresto dei organizzatori delle violenze.
Un processo di riappacificazione nazionale deve ssere attuato al piu’ presto. La polizia deve essere riformata. La commissione auspica la rimozione del capo della polizia, il Generale Mohamed Ali, un equilibrio etnico al suo interno e altre misure tese a controllare l’arma e a renderla piu’ democratica.

La commisione elettorale Kenyota, direttamente dipendente dal Presidente, non ha svolto il suo lavoro di monitoraggio e ha contribuito ai brogli elettorali. Di conseguenza la commissione Waki raccomanda il scioglimento di questa commissione e la costituzione di una commissione elettorale indipendente dal governo.


La commissione Waki ha reso gisutizia ai Kenyoti.

I cittadini kenyoti, gia’ vittime delle violenze e del caos politico che si e’ instaurato nel paese, nutrivano molte aspettative nelle due commissioni sulle elezioni: la Indipendent Review Commission, guidata dal ex giudice sud africano Johan Kriegler e la Commissione Waki.

Il rapporto Kriegler, uscito verso la fine di settembre aveva totalmente frustrato le speranze di giustizia dei kenyoti. La commisisone Kreigler aveva il preciso mandato di far luce sui brogli elettorali e di stabilire chi dei due candidati avesse veramente vinto le elezioni. Essendo una commissione indipendente capitanata da un straniero tutti pensavano che non avrebbe subito pressioni e avrebbe scaturito un rapporto imparziale.

Al contrario, il rapporto Kreigler estremamente politizzato, ammette che vi sono state delle forti irregolarita’ durante le elezioni ma questi errori, come li definisce l’ex giudice Kreigler, sarebbero dovuti non ad un premeditato piano politico ma da incompetenze del personale addetto ai seggi e della commissione elettorale kenyota. Essendo gli errori cosi’ numerosi secondo Kriegler, sarebbe impossibile stabilire il reale vincitore delle elezioni.

Secondo molti Kenyoti il rapporto Kriegler non rende giustizia ed e’ stato manipolato con l’obiettivo di non perturbare gli attuali equilibri del governo di unita’ nazionale. La commissione Waki, che secondo logiaca doveva subire maggiori pressioni politiche essendo composta da giuristi ed investigatori kenyoti, rende giustizia ai cittadini.

Prima verita’ che emerge dal rapporto waki e’ la smentita che le violenze post elettorali siano state causate da antichi odii tribali. Al contrario sono state cinicamente e freddamente organizzate prima delle elezioni e per attuarle i mandatari sono stati costretti ad utilizzare bande di criminali e giovani sbandati. Questo significa che non c’era il terreno fertile tra la popolazione per un massacro etnico di massa come purtroppo vi fu nel Rwanda del 1994.

Seconda verita’. I responsabili di queste violenze sono gli stessi partiti del governo di unita’ nazionale che guidano attualmente il paese. L’aver precedentemente pianificato le violenze e’ un’aggravante che dimostra l’intento criminale di entrambi i due partiti.

Terza verita’. Il sistema giudiziario kenyota di cui il giudice Waki e’ rappresentante non si fida dell’attuale governo di coalizione. Non solo non ha consegnato la lista dei mandanti ne’ al Presidente ne’ al Primo Ministro ma solo a Koffi Anana ma ha suggerito che i colpevoli siano giudicati da organi giudiziari esteri, ovviamente per impedire interferenze e pressioni politiche in caso che i tribunali avessero sede in Kenya.

Quarta verita’. Il rifiuto di applicare un’amnistia generalizzata ed acccomodatrice e’ una contro tendenza rispetto ad altre tragedie avvenute nel continente africano dove l’amnistia o l’impunita’ sono applicate sistematicamente, come in Burundi, in Congo ed altri paesi.

Quello che emerge indirettamente dal rapporto e’ la diretta responsabilita’ sia del Presidente Kibaki che del Primo Ministro Odinga. Ovviamente questo e’ un tema estremamente sensibile. Le due alte personalita’ potrebbero essere incluse nella lista dei responsabili come no.

In tutti i modi i rapporto Waki dona una speranza per il futuro del paese. Non tutte le istituzioni del Kenya sono corrotte, c’e’ ancora chi opta per la giuistizia e la verita’.

Sperando che Kibaki e Odinga siano nel prossimo futuro giudicati per aver tentato di far cadere il paese nell’odio e massacro etnico, ora spetta ai kenyoti di trovare un’alternativa a questi due criminali nelle prossime elezioni generali che si terranno nel 2012.

15 ottobre 2013, 6 anni dopo la pubblicazione dell’articolo.

Nessuna delle racconandazioni fatte dal Giudice Waki é stata applicata nonostante le promesse del Presidente Kibaki e del Primo Ministro Odinga. Anche se le elezioni del 2012 si sono svolte in un clima sereno in Kenya l’impunitá sembra aver trionfato.

Secondo alcuni esperti regionali se il giudice Waki non avesse consegnato il rapporto ad Koffi Annan e alla CPI nessun autore del tentativo di genocidio sarebbe comparso in tribunale. Il problema che rimane é che i veri mandanti: Kibaki e Odinga non sono perseguiti nemmeno dalla Corte Penale Internazionale.

Come é stato per l’attacco terroristico al Westgate anche allora le autoritá Kenyote furono avvisate mesi prima dell’organizzazione del genocidio ma come per Al-Shabaab i rapporti dei servizi segreti furono volutamente ignorati.

La realtá in Kenya evidenzia che gli antichi mostri dell’odio etnico non appartengono al passato del paese ma al suo presente poiché i politici Kenyoti sono sempre pronti ad utilizzarli per i loro fini personali. L’Unione Africana, partendo da una considerazione giusta: l’unilaterale e politizzata persecuzione dei criminali africani arriva a conclusioni sbagliate chiedendo di fatto l’impunitá per il Presidente Kenyatta. Al contrario anche Kibaki e Odinga dovrebbero presentarsi sul banco degli imputati.

Che la giustizia della Corte Penale Internazionale possa essere discutibile molti concordano ma é altrettanto amara veritá che in Africa i crimini contro l’umanitá vengono commessi tranquillamente poiché gli autori possono contare su una impunitá diffusa e spesso promossa anche dall’Occidente.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...