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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha posto al voto la richiesta dell’Unione Africana di sospendere i processi al Presidente Keniota Uhruru Kenyatta e al Vice Presidente William Ruto. Il voto si é concluso con sette Paesi membri a favore e nove contrari, bocciando definitivamente la proposta africana. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia si sono astenuti.

La loro astensione é stata considerata un atto subdolo visto la loro aperta opposizione alla proposta dell’Unione Africana. Già nel precedente dibattito infamale era evidente  che i rapporti di forza all’interno del Consiglio di Sicurezza non erano a favore del Kenya. Questo constato aveva spinto la Russia ad evitare il voto per guadagnare il tempo necessario per convincere altri Paesi membri ed ottenere la maggioranza per fare passare la proposta dell’Unione Africana. Questa tattica é stata bloccata dagli Stati Uniti che hanno richiesto il voto. L’astensione dei tre Stati membri permanenti é stata adottata per evitare la contrapposizione diretta con Kenya, Russa e Cina.

Le reazioni da parte del Kenya e dell’Unione Africana sono state molto dure e manifestano un inizio di profonde divergenze con le Nazioni Unite che, partendo dai processi alle massime autorità del Kenya, giungono alla gestione delle crisi regionali come quella della Repubblica Democratica del Congo.

L’Ambasciatore Keniota presso le Nazioni Unite ha definito l’esito del voto “triste e assurdo”. L’Ambasciatore dell’Unione Africana ha espresso tutto il suo rammarico per la palese mancanza di fiducia nelle capacità dei paesi africani di risolvere i propri problemi prendendo atto del clima ostile dimostrato dall’Occidente ancora determinato a influenzare il Continente.

Il principio della giustizia nazionale deve essere rispettato. Speriamo che il dialogo tra l’Unione Africana e il Consiglio di Sicurezza possa continuare trovando una soluzione pragmatica”, afferma l’Ambasciatore del Pakistan, l’alleato americano che da ormai un anno é in conflittualità con Stati Uniti e Nato a causa delle loro unilaterali operazioni militari contro i Talebani sul territorio pakistano che hanno causato un elevato numero di vittime civili. Russia e Cina si sono astenuto da ogni commento.

La richiesta dell’Unione Africana é motivata dalla singolarità dei processi. É la prima volta che la Corte Penale Internazionale processo un Presidente in carica. La sede più appropriata per sottoporre la richiesta di differire i casi alla giustizia keniota o di sospendere i processi é presso l’Assemblea Generale dei Paesi membri dello Statuto di Roma che si terrà a fine mese”, afferma l’Ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite Samantha Power.

Dinnanzi a questa sconfitta il Kenya ora si concentrerà sull’Assemblea Generale dello Statuto di Roma che si terrà all’Aia il 21 novembre. L’intenzione del governo keniota é di far passare l’ammendamento all’Articolo 27 al fine di impedire ogni atto giudiziario contro un Presidente durante il suo mandato. L’Unione Africana ha annunciato tutto il suo supporto alla nuova iniziativa di Nairobi considerando l’Articolo 27 contrario alle leggi internazionali in difesa dell’immunità dei Capi di Stato durante l’esercizio delle loro funzioni.

Nonostante che vari paesi del Terzo Mondo supporteranno la proposta, il Kenya avrà serie difficoltà a far passare l’ammendamento presso la Corte Penale Internazionale. Il terreno su cui si deve confrontare non é favorevole, mancando l’importante appoggio di Russia e Cina, entrambi paesi che non hanno aderito allo Statuto di Roma. La Francia, apertamente contraria alla proposta avrà campo libero per esercitare forti pressioni essendo il primo paese finanziatore della CPI.

Contemporaneamente il Governo Keniota sta negoziando con il Tribunale la possibilità per il Presidente e il Vice Presidente di partecipare alle udienze via video conferenza.

Il clima ostile é evidenziato dalle prese di posizione di influenti organizzazioni umanitarie internazionali quali Human Right Watch e Amnesty International intenzionate a mantenere la pressione contro la sospensione dei processi. Secondo Human Right Watch la modifica dell’Articolo 27 dello Statuto di Roma offrirebbe a qualunque Capo di Stato carta bianca per commettere crimini contro l’umanità durante il suo mandato.

In attesa che la guerra diplomatica condotta dai paesi africani si consumi presso l’Assemblea Generale dei 122 paesi aderenti allo Statuto di Roma, 200.000 sfollati delle violenze post elettorali  del Kenya avvenute tra il 2007 e il 2008 languiscono ancora in campi rifugiati, senza che il governo abbia provveduto a ricompensarli e a reinserirli nel tessuto socio economico originario.

L’attuale situazione pone il dilemma se é preferibile una giustizia unilaterale, Afro fobica imposta dall’Occidente o il diritto di sovranità nazionale esercitato nel giudicare in Kenya i sospetti dei crimini contro l’umanità commessi nel periodo post elettorale. Se il primo scenario ha le potenzialità di scatenare una forte crisi politica ed instabilità nel Kenya qualora le massime cariche di Stato venissero condannate, il secondo ha forti potenzialità di impedire che sia fatta giustizia visto il controllo che il Governo Keniota esercita sul suo sistema giudiziario.

Entrambi i scenari ignorano i veri responsabili delle violenze che portarono il Kenya sull’orlo della guerra civile e del genocidio: il Presidente Kibaki e il Primo Ministro Odinga, creando l’impossibilità di risolvere il periodico ricorso alla violenza e dell’odio etnico dei politici kenioti, le vere radici del problema.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

 

 

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