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Kenya

Riportiamo la traduzione del articolo d’opinione della scrittrice Keniota Rasna Warah pubblicato sul quotidiano Daily Nation il 10 novembre scorso.

L’articolo si sofferma sulle cause della povertà nelle principali città turistiche della costa Keniota, Malindi e Mombasa, accusando senza possibilità d’appello il governo e la comunità degli espatriati occidentali, in primo luogo la comunità italiana.

Rasna Warah é una scrittrice con 20 anni di esperienza. Dal 1994 al 2009 ha ricoperto il ruolo di Editore presso le pubblicazioni mensili delle Nazioni Unite: “State of the Word’s Cites” e “Habitat Debate”. Autrice di numerosi libri e romanzi sull’Africa, collabora con il Mail and Guardian, il The East African, Cityscapes e il Daily Monitor.

www.rasnawarahbooks.com

rasna.warah@gmail.com

Titolo originale: “Foces that have conspired to keep Coast people in perpetual poverty.

 

Quando mi trasferì a Malindi quattro anni fa non riuscivo a comprendere come una regione così fertile e ricca di risorse naturali e di bellissime spiagge potesse essere così povera.

Ero a conoscenza del problema dei senza terra che impediva la popolazione locale di prosperare. Eppure in altre regioni con lo stesso problema e marginalizzate dal governo si può trovare qualche ricco e una classe media tra la popolazione locale. A Malindi la maggioranza degli abitanti é invece povera.

Naturalmente ci sono molti stranieri inclusi una larga comunità di Italiani, assieme a commercianti e professionisti provenienti dalla comunitá Swahili che possono essere classificati come benestanti. Purtroppo i loro investimenti e la loro contribuzione alla regione hanno un impatto insignificante per lo standard di vita della maggioranza della popolazione.

Inizialmente ho collegato lo stato generale di sottosviluppo alla cultura locale profondamente inquinata dalla superstizione e dalla magia ma, esaminando la storia di decenni di marginalizzazione delle popolazioni costiere, ho compreso l’esistenza di varie forze che hanno cospirato per mantenere la gente di Malindi e della costa in generale in uno stato perpetuo di povertà e servitù.

In queste forze sono inclusi i vari regimi kenioti che hanno sempre trascurato la regione e  corrotti e miopi leader locali interessati solo agli interessi personali a scapito delle loro popolazioni.

Una inchiesta del Instuto degli Affari Pubblici IPSOS, condotta nel gennaio 2012 nelle sei contee che formano la Regione della Costa, rivela statistiche che spiegano perché la regione continua a rimanere sottosviluppata.

Due terzi della popolazione adulta nella regione possiede un’educazione che non supera le scuole elementari.

Secondo l’economista Edward Glaeser, ogni anni di scolarizzazione in più rispetto a quella elementare corrisponde al 30% di aumento nel reddito pro-capite. Negli Stati Uniti alla metà degli anni Novanta il 70% dei giovani possedeva una educazione universitaria. Il rapporto tra educazione e possibilità di miglior reddito é innegabile e spiega perché Malindi e la Contea di Kilifi in generale, siano tra le zone più povere del paese: oltre il 60% dei giovani non ha frequentato nemmeno le scuole secondarie.

Quindi non sorprendiamoci se gli abitanti della regione vendono le loro ragazzi agli stranieri. Un rapporto della Ong Olandese Terre des Hommes Netherlands, costata che il numero di minori coinvolti nello sfruttamento sessuale della regione costiera é drasticamente aumentato.

Il traffico dei minori é un colossale business nei centri urbani come Mtwapa che é strettamente collegato con l’aumento del turismo sessuale registrato negli ultimi anni. Secondo questo rapporto Italiani, Tedeschi, Svizzeri e Kenioti sono i migliori clienti che alimentano lo sfruttamento sessuale dei minori nella costa. Recentemente per eludere i controlli questi turisti noleggiano della barche fuori bordo per fare del sesso profondo con dei minori in pieno oceano.

Quello che é peggiore é constatare che spesso sono i genitori o i parenti che vendono le proprie figli a pedofili. Il rapporto rivela che Malindi é il maggior centro di pedofilia in Africa.

Qualche anno fa il Governo Italiano, in collaborazione con delle Ong locali, ha condotto una campagna di sensibilizzazione a Malindi che ha prodotto ben scarsi risultati poiché i pedofili italiani continuano a venire sicuri dell’impunità nel loro paese.

La scena più disgustosa divenuta la regola nelle strade di Malindi é un vecchio europeo che bacia pubblicamente una ragazza minore. Questo mi sconvolge profondamente perché questi signori non potrebbero farlo nei loro paesi. Mi rende anche triste poiché nessuno sembra porre la necessaria attenzione: né la comunità locale, né la polizia, né il governo. Persino i genitori.

Nonostante centinaia di ragazze (e un numero crescente di ragazzi) sono costretti a vendere i loro corpi ai turisti stranieri la maggioranza dei Kenioti liquida il fenomeno con l’orribile frase: “Watoto wa Pwani si Wakenya” (la gente della costa non sono Kenioti).

Traduzione di Fulvio Beltrami

 

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One thought on “Kenya. Le forze che hanno cospirato per mantenere la Costa in perenne stato di povertà.

  1. Non ci posso credere. Io ho vissuto di recente proprio a Malindi , e sospettando qualcosa leggendo qualche articolo in Italia, e discutendo del problema con il mio compagno keniota peraltro giovane, ha negato questo mercato di pedofili etc. La povertà inutile negarlo , e’ palpabile ma non posso e rimango scandalizzata che schifosi europei siano arrivati anche in Kenia a commettere queste schifezze. Questo mondo ormai e’ alla catastrofe !!!

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