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La  prima puntata di MISSION quella con Albano ha ottenuto uno share del 8,16%, 2.165.000 telespettatori. Un risultato addirittura inferiore a quello pronosticato qualche giorno prima dal Direttore Giancarlo Leone: tra il 10 e il 12%. Misera percentuale ben al disotto dei minimi accettabili per considerare una trasmissione economicamente orientabile. Un fallimento.

L’altra puntata: Congo e Sud Sudan non potrà essere migliore. Per salvarsi dalla catastrofe sarebbe meglio trasmettere le riprese girate in Sud America forse più presentabili che finti villaggi e set cinematografici in Congo e falsi scoop di epidemia di ebola in Sud Sudan come lo stesso Michele Cucuzza dichiarò assieme alla De Rossi su vari quotidiani gossip italiani al loro rientro nel 2012: “Abbiamo rischiato di morire in Africa”, contravvenendo alla prima regola di un giornalista: mai inventarsi le storie ma riportare i fatti.

Addio ai milioni di euro provenienti dalla vendita di spazi pubblicitari e dalle donazioni private, sfruttando la povertà della gente, nonostante i patetici sforzi del Cucuzza per spingere i telespettatori a donare i loro soldi che, ora é lampante, non andranno mai ad aiutare i rifugiati, “i negri”. Serviranno a limitare il deficit che ha creato questo Reality Show a UNHCR, Intersos e alla RAI.

Daranno colpa agli eccessi di informazione scandalistica, e agli attacchi isterici di varie ONG, entrambe con obiettivi non genuini che hanno portato a concludere al Presidente di Intersos Nino Sergi l’esistenza del marcio nel mondo dell’associazionismo italiano.

La colpa é una bella donna che nessuno vuole avere, dicevano i nonni. Il fallimento della trasmissione non é stato causato da ONG invidiose, da siti di informazione tematici in cerca di visibilità, da free-lance pezzenti che vivono in Africa o da giornalisti vendicativi per le loro trasmissioni televisive interrotte. Il fallimento é stato provocato dagli stessi ideatori e promotori di Mission. In un incredibile processo di autolesionismo masochistico, non hanno ascoltato nessuno e hanno sottovalutato i segnali presenti già dal luglio scorso. Loro si pensavano i più furbi e contavano su un pubblico rincoglionito da venti anni di sub cultura Mediaset.

Il fallimento di Mission si basa sull’incapacità dei suoi ideatori di comprendere che una fase storica (tra le più oscene) della nostra Repubblica sta tramontando.  I giovani, afflitti dal 50% di disoccupazione, i lavoratori dai salari identici a dieci anni fa, dopo essere stati manipolati durante il secondo ventennio, ora sono alla ricerca di qualcosa di pulito allo stesso modo di una persona in cerca di un lassativo dopo una gran abbuffata di cibo speziato e aromatizzato ma avariato. Anche gli anziani (il target più facile per spillare soldi) hanno altro a che pensare con misere pensioni inferiori ai mille euro e la necessità di aiutare i nipoti che ormai hanno smesso di cercare lavoro.

Loro non credevano che i cittadini potessero dire no, quindi hanno scelto la logica dello scontro e della manipolazione dell’informazione da indirizzare verso le ONG e i giornalisti che hanno sempre voluto non distruggere Mission ma renderla migliore e più interessante.

Dinnanzi a queste scelte dettate da una gigantesca e miope sicurezza di se stessi, auto considerandosi parte della Elite, dei Poteri Forti della nostra Repubblichetta Sud Americana, ora ognuno si leccherà le ferite. Mission é già un pesante macigno finanziariamente deficitario per la RAI.  Intersos ci ha rimesso la reputazione che gli rimaneva. UNHCR Italia avrà qualcosa da spiegare a New York.

In questa grottesca Caporetto televisiva l’atto fascista della Dinamo Srl di costringere African Voices a censurare il video della puntata di Mission in Congo é l’ennesimo atto di spavalderia autodistruttiva.

African Voices, piegandosi ai Poteri Forti e sostituendo il video con un avviso: “Censura”, ha riportato una vittoria strategica sulla Dinamo Srl e sui suoi padroni che osservavano contenti dietro alle quinte. Questi Signori della Povertà per cui sofferenza e dolore sono patrimoni da sfruttare, trasformandoli in pubblicità e donazioni sotto natale.

Il fallimento di Mission é un atto di giustizia dovuto a tutti i rifugiati e sfollati che sono stati stuprati dai realizzatori della trasmissione spazzatura, poiché quando una lacrima, un volto assente, un pensiero per il figlio morto, vengono imprigionati su una pellicola e messi all’asta, questo é Stupro. Dei più atroci. Un crimine meno cruento del machete che si abbatte sulla vittima indifesa, ma più disumano e offensivo.

Un ringraziamento a tutte le associazioni, ONG, siti di informazione, privati cittadini e giornalisti più o meno noti che hanno contribuito a rendere giustizia per primi ai miei fratelli africani.  

Concludo perché sono vittima di un forte attacco di ilarietá nel pensare che se Mission fosse stata trasmessa in Africa avrebbero registrato un share 0 perché agli africani non interessano le buffe storie dei bianchi.

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

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