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Sono in corso negoziati al alto livello tra le Nazioni Unite, UNHCR e il Governo Ruandese per assicurare l’assistenza umanitaria a degli ex ribelli congolesi rifugiati in Rwanda contrariamente ai principi e allo statuto per la protezione dei rifugiati previsto da UNHCR. Se l’assistenza verrà garantita UNHCR assisterà sia le vittime civili che i loro carnefici, assicurando indirettamente a questi ultimi un comodo stato di impunità.

A seguito dell’offensiva congiunta dell’esercito regolare congolese e il contingente di pace ONU: MONUSCO, la ribellione Banyarwanda del M23 ha abbandonato la metà del territorio all’est della Repubblica Democratica che controllava da venti mesi, rifugiandosi in Uganda e Rwanda.

La direzione del Movimento 23 Marzo ha accettato di abbandonare la lotta armata e trasformarsi in un partito politico. Il Presidente Joseph Kabila ha promesso di firmare gli accordi di pace di Kampala Uganda entro il 15 dicembre, al fine di contribuire al rafforzamento della pace e della stabilità nella regione.

Circa 777 guerriglieri del M23 si trovano all’interno del Rwanda, paese vicino accusato dall’inizio della crisi di sostenere finanziariamente e politicamente la ribellione. Trattasi di miliziani fedeli al ex comandante militare Bosco Ntaganda, detto Terminator che nel luglio 2013 si scontrò con la fazione di Sultani Makenga. Sconfitto sul terreno e rifugiatosi in Rwanda si consegnò all’Ambasciata Americana a Kigali e fu successivamente trasferito alla Corte Penale Internazionale all’Aia per essere giudicato dei crimini contro l’umanità commessi nel zona del Ituri, est del Congo, nel 2004.

La maggioranza delle forze del M23 si sono rifugiate con la maggioranza del loro armamento intatto in territorio Ugandese, compreso Sultani Makenga, ricevendo la protezione del Governo di Kampala che li sta usando come forma di pressione rivolta al Presidente Joseph Kabila affinché firmi gli accordi di pace.

In questi giorni una commissione di esperti delle Nazioni Unite é in missione nel Rwanda per censire il numero esatto di guerriglieri M23 presenti nel campo di Ngoma, nella Provincia Occidentale del Rwanda.

Sulla sorte di questi guerriglieri, attualmente smobilitati, é sorta una controversia regionale. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo esige che siano consegnati per essere giudicati per le atrocità e i crimini commessi durante la ribellione. Il Rwanda li considera ex ribelli ora divenuti dei civili bisognosi di assistenza umanitaria e chiede l’intervento delle Agenzie umanitarie delle Nazioni Unite affinché sia loro offerta l’assistenza prevista per i rifugiati.

Stiamo negoziando con le Nazioni Unite perché il Rwanda non può continuare a sostenere lo sforzo finanziario per l’assistenza di questi cittadini congolesi rifugiati nel suo territorio. Le Nazioni Unite devono prendersi la responsabilità per questi ex ribelli”, afferma il Ministro dei Disastri Naturali e degli Affari dei Rifugiati Seraphine Mukantabana.

Secondo informazioni ricevute dal settimanale The East African le Nazioni Unite avrebbero accettato le richieste fatte dal Governo ruandese incaricando UNHCR per l’assistenza umanitaria in Rwanda.

L’informazione é stata ufficialmente confermata dallo stesso Ministro Mukantabana. “Stiamo lavorando in stretta collaborazione con UNHCR per identificare gli ex ribelli congolesi ed ascoltare i loro bisogni e fornirgli un adeguato campo profughi ed assistenza in accordo con le leggi internazionali di protezione dei rifugiati”, dichiara il Ministro ruandese.

Il settimanale The East African ha immediatamente contattato  UNHCR per chiedere una conferma trovandosi immediatamente dinnanzi ad un enigmatico muro di silenzio.

Secondo il mandato conferito e lo statuto interno di UNHCR non si prevede alcuna assistenza a militari o a guerriglieri. L’assistenza é garantita esclusivamente ai civili. La richiesta attuata dal Governo Ruandese di assistere questi ex ribelli, che probabilmente sarà accettata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, apre un pericoloso precedente nettamente in contrasto con i principi dell’Agenzia Umanitaria.

La maggioranza di questi ex guerriglieri trasformati ora in civili, sono soggetti di mandati d’arresto spiccati dall’esercito regolare congolese in quanto disertori che hanno tentato di abbattere la Repubblica e la Costituzione. Su di essi pendono grave accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante i 20 mesi del conflitto, crimini per altro compiuti anche dall’esercito regolare.

Trasformare questi ex guerriglieri in profughi bisognosi di aiuto equivale ad impedire ad uno Stato Sovrano quale é la Repubblica Democratica del Congo di portare in giustizia suoi cittadini che hanno commesso atti sovversivi e crimini contro la popolazione. Significa in parole povere rafforzare il clima di impunità che regna nella regione, causa principale delle ricorrenti ribellioni all’est del Congo.

Quali sono i motivi che stanno spingendo UNHCR ad infrangere il proprio mandato? Probabilmente i motivi sono strettamente di natura politica ed inseriti nelle complicate strategie internazionali sulla Regione dei Grandi Laghi.

Eppure questa giustificazione non regge dinnanzi ai principi di giustizia universalmente riconosciuti. Come UNHCR può assistere le vittime civili di inaudite violenze  tra le quali stupri collettivi anche di bambine di 4 anni, rapimento e arruolamento forzato di minori, e allo stesso tempo i loro carnefici, assicurando indirettamente un comodo stato di impunità?

L’assistenza a questi ex guerriglieri apre é in netto contraddizione con la voluta scelta politica di UNHCR di non assistere oltre 12.000 cittadini tanzaniani di origine ruandese espulsi dal Governo di Dar El Salaam a seguito delle tensioni diplomatiche tra Tanzania e Rwanda abilmente create dalla Francia.

L’operato di UNHCR in Congo é sempre più messo in accusa. Durante quest’anno si sono verificati gravissime tensioni tra i rifugiati centroafricani in Congo e UNHCR. Sono state effettuate le riprese del reality show Mission raggirando le leggi previste per l’accredito giornalistico, impedendo ad uno Stato Sovrano di conoscere gli obiettivi della trasmissione e dare il proprio consenso o negarlo.

Infine si arriva alla situazione paradossale di negare l’assistenza a migliaia di sfollati congolesi all’est del Congo motivando che risiedono in zone di conflitto o troppo remote per la sicurezza del personale espatriato ONU e delle ONG, mentre si accetta di assistere dei criminali di guerra artificialmente trasformati in profughi.

Un dubbio sorge. Parte dei fondi raccolti dagli telespettatori durante la trasmissione Mission andranno a finanziare l’assistenza umanitaria ai 777 miliziani di Terminator noti per la loro disumana ferocia e il profondo disprezzo per la vita umana?

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

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