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Un rapporto redatto dalla Polizia di New York che ha condotto le investigazioni sull’attacco terroristico compiuto lo scorso settembre dal gruppo islamico somalo Al-Shabaab presso il centro commerciale Westgate a Nairobi Kenya, offre una versione totalmente diversa da quella data dal governo keniota, puntando l’indice sull’incapacità delle forze armate del paese.

Il rapporto redatto dalla Polizia di New York sull’attacco terroristico al centro commerciale Westgate a Nairobi, Kenya avvenuto il 21 settembre 2013 contraddice i punti cardini della versione ufficiale fornita dal Governo Keniota: il numero dei terroristi coinvolti e il numero delle vittime, mettendo in luce l’incapacità delle forze armate keniote di difendere il paese.

Il rapporto, reso pubblico dal Direttore della Polizia di New York: Ray Kelly, durante una conferenza stampa giovedì 12 dicembre, si basa sulle investigazioni effettuate in Kenya sotto esplicita richiesta del Governo di Nairobi.

Ray Kelly annuncia che vi sono prove inconfutabili che limitano il numero di terroristi che hanno partecipato all’attacco a soli quattro individui tutti di nazionalità keniota. L’inchiesta smentisce la versione ufficiale fornita che individua il numero di terroristi a 15 persone, compresi combattenti islamici stranieri tra cui Samantha Lewthwaite, di nazionalità britannica e vedova del terrorista autore dell’attentato alla stazione ferroviaria di Londra che uccise 26 persone. Le autorità keniote alla fine dell’attacco dichiararono di aver ucciso quattro terroristi senza però mostrare i corpi o svelare la loro identità.

Secondo la ricostruzione dell’attacco fatta dalla Polizia di New York i quattro terroristi si sono introdotti all’interno del centro commerciale suddivisi in due unità operative, armate di armi automatiche AK47 e di qualche bomba a mano. Pur avendo a disposizione una incredibile quantità di munizioni precedentemente immagazzinate in un negozio all’interno del centro commerciale preso in affitto sei mesi prima dell’attentato, i terroristi non possedevano armi pesanti quali mitragliatrici o lancia razzi RPG.

Il Capo Detective Kevin Yorke, coordinatore della inchiesta eseguita a Nairobi e autore del rapporto, esclude che i terroristi abbiano preso ostaggi. “Il loro obiettivo era quello di abbattere il più grande numero di persone possibile effettuando un attacco lampo e non occupando il centro commerciale prendendo ostaggi”, afferma il Detective Yorke.

Il sistema interno di sorveglianza video non mostra nessuna scena in cui i terroristi prendono degli ostaggi ma solo una sistematica caccia all’uomo. I terroristi prima delle esecuzioni si accertavano che le vittime non fossero mussulmane, chiedendo di recitare dei versetti del Corano o di dire il nome della madre del Profeta Maometto. Solo i civili che si sono finti morti sono sopravvissuti. La maggioranza di quelli che si erano nascosti sono stati trovati dai terroristi ed abbattuti. La maggioranza delle vittime é stata uccisa nei primi 15 minuti dell’attacco.

Non esistono tracce della presenza di donne tra i terroristi, compresa Samantha Lewthawaite. “La presenza di Samantha Lewthawaite, nota come la Vedova Bianca, al Westgate durante l’attacco non é supportata da alcuna prova, testimonianza oculare o registrazione delle camere a circuito interno del centro commerciale”, recita il rapporto.

Il rapporto analizza anche la disastrosa gestione della crisi terroristica da parte della polizia e dell’esercito kenioti. In un primo momento le autorità pensavano ad una rapina a mano armata ed hanno fatto intervenire una unità di polizia. La prima squadra anti terroristica é giunta sul luogo 90 minuti dopo l’inizio dell’attacco. Il Responsabile della polizia di Nairobi é giunto 95 minuti dopo.

Il primo tentativo contro i terroristi é stato attuato dalla polizia e dall’esercito alle tre del pomeriggio. Gli assalti non sono stati coordinati e al pian terreno del centro commerciale l’esercito ha aperto il fuoco sugli agenti di polizia in borghese privi di segni distintivi, uccidendone quattro.

Esercito e polizia ignoravano la pianta dello stabile e non é stato utilizzato il sistema interno di camere video sorveglianza che era ancora funzionante. Durante il primo giorno altri agenti e soldati sono caduti vittime del fuoco amico a causa della totale mancanza di coordinamento tra le unità di attacco. Tra le vittime si registrano anche delle guardie private del centro commerciale abbattute mentre stavano proteggendo i civili nel tentativo di permettere loro la fuga all’esterno del centro commerciale.

Dopo che uno dei terroristi era stato ferito, il gruppo si é organizzato non a resistere alle forze armate facendosi scudo degli ostaggi ma per sfuggire dal  Westgate. Obiettivo raggiunto verso la mezzanotte del sabato.

Durante gli altri due giorni del dramma Westgate non si sono registrati scontri tra le forze armate e i terroristi (già fuggiti). Soldati e poliziotti convinti della presenza di un folto gruppo di terroristi, circa 15, hanno impiegato due giorni per ispezionare l’intero edificio. Durante questo lasso di tempo si sono verificati altri scontri tra soldati e poliziotti in borghese. Almeno 100 persone sono state messe in salvo.

L’esplosione che ha causato il collasso del terzo e quarto piano dello stabile é stata causata da lancia razzi RPG e missili anti carro armato utilizzati dall’esercito keniota per spazzar via la resistenza immaginaria dei terroristi asserragliati ai piani superiori.

Il rapporto fa comprendere tra le righe che i comandi dell’esercito e polizia già al pomeriggio della domenica 22 settembre erano coscienti dell’assenza dei terroristi all’interno del Westgate ma hanno continuato la farsa per poter compiere indisturbati i numerosi saccheggi dei negozi presenti prendendo di mira uffici di cambio valuta, gioiellerie, negozi di telefonia e computer. La maggioranza delle casse degli altri negozi sono state svuotate del contante così come le casse del supermercato al pian terreno, spesso fatte saltare non sapendo il codice di apertura. Per compiere questi crimini le forze armate fecero allontanare la folla e i giornalisti presenti all’esterno del Westgate per non avere testimoni oculari della merce caricata sui camion.

Il numero ufficiale delle vittime: 60 civili e sette tra militari e poliziotti, sembra irrealistico. Anche se la Polizia di New York non ha fornito una cifra esatta delle vittime, si pensa che siano state circa 150.

Il Governo Keniota ha reagito negativamente alla pubblicazione del rapporto inviando un gruppo di esperti a New York per discutere direttamente con il dipartimento di polizia. Poco probabile che le autorità keniote non fossero a conoscenza dei risultati delle inchieste prima della pubblicazione del rapporto. La decisione di renderlo pubblico starebbe ad indicare la presenza di forti contrasti tra i due Paesi e un tentativo di confutare gli esiti da parte del Kenya.

Il rapporto é stato reso pubblico proprio durante le celebrazioni del Cinquantesimo anniversario dell’Indipendenza del Kenya, contribuendo ad incrinare la credibilità interna ed estera del Governo di Uhruru Kenyatta già sotto accusa per il comportamento delle forze armate, l’aumento delle diseguaglianze sociali e sotto pressione da parte della Corte Penale Internazionale tramite i processi al Presidente e al Vice Presidente William Ruto accusati di aver commesso crimini contro l’umanità durante le violenze post elettorale del 2007.

Fulvio Beltrami

Kigali, Rwanda.

 

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