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Carri armati governativi pattugliano le strade di Juba, capitale del Sud Sudan

Carri armati governativi pattugliano le strade di Juba, capitale del Sud Sudan


Ammutinamenti e scontri registrati presso lo Stato di Jongley. Misure preventive ed arresti nello Stato di Warrap. Timori per lo Stato di Unity che potrebbe passare dalla parte della ribellione. Riek Machar rifiuta di essere l’ideatore del colpo di stato ma dichiara il Presidente illegittimo. Secondo la diaspora sud sudanese in Uganda il Presidente Salva Kiir avrebbe abbandonato la capitale per rifugiarsi in Etiopia affidando la difesa del paese ai suoi stretti collaboratori. Notizia vivamente sconfessata dai Governi Sud Sudanese e Etiope.

I timori che il colpo di stato non fosse un atto isolato ma un tentativo organizzato per rovesciare il regime di Salva Kiir, sembrano essere confermati dagli sviluppi della crisi. Mentre a Juba continuano sporadici scontri tra le opposte fazioni presso lo Stato di Jongley si é verificata una ribellione all’interno dei reparti stazionati per combattere la ribellione armata di David Yau Yau.

La ribellione, capitanata  dal Generale Peter Gadget Yaak, fedele a Riek  Machar, ha lanciato un attacco martedì 17 dicembre all’una del mattino contro il campo militare di Mulual-chaat nelle prossimità del capoluogo dello Stato di Jongley: Bor. Il campo militare ha funzione di coordinazione dei vari reparti del SPLA presenti nello Stato.

Dopo 3 ore di intensi combattimenti le forze ribelli del Generale Gadget hanno preso il controllo del campo militare di coordinamento, dove erano presenti quattro batterie di obici e una decina di carri armati. La notizia é confermata da soldati regolari che hanno abbandonato le postazioni dopo una strenua resistenza e dal portavoce dell’Esercito Philip Aguer.

Il Generale Gadget sembra voler continuare l’offensiva. Nelle prime ore di oggi, mercoledì 18 dicembre, si registrano combattimenti nella periferia del capoluogo Bor. Gli scontri sarebbero concentrati presso il quartiere Ci-Nuer-Ben prevalentemente abitato da cittadini di etnia Nuer. Il Generale Gadget avrebbe attaccato la città di Bor per proteggere la popolazione contro i tentativi di pulizia etnica ordinati dal Presidente Salva Kiir, secondo quanto afferma l’opposizione. Contrariamente alla versione fornita le uniche notizie di scontri etnici a Bor vedono vittima la comunità Dinka. Gli scontri iniziati lunedì avrebbero fatto tre morti tra la comunità del Presidente.

Mentre i soldati regolari tentano disperatamente di difendere BOR , reparti delle forze ribelli hanno hanno conquistato la località di Pakuau, che controlla lo strategico asse stradale Juba – Pibor e si starebbero dirigendo verso le cittadine di Malou e Leng-guet.

Centinaia di residenti di Bor hanno trovato rifugio presso la base dei caschi blu ONU della missione UNMISS. Non si hanno notizia dei nostri connazionali presenti a Bor, volontari e cooperanti della Ong romana di Intersos. La sede della Ong é stata contattata per richiedere informazioni.

Gabriel Ajak, capo dei servizi segreti Sud Sudanesi informa il quotidiano Sudan Tribune che le forze leali al Presidente si stanno riorganizzando presso il distretto di Kolnyang a 25 km dalla perduta base militare per lanciare un’offensiva contro i ribelli.

Il Generale Peter Gadget Yaak ha condotto una lunga guerra contro il governo del Sud Sudan prima del suo reintegro presso l’esercito regolare nel 2012, dove coordinò le operazioni militari contro il generale ribelle David Yau Yau appartenente alla etnica Murle.

Lo Stato del Jongley é stato teatro di violenti scontri etnici tra le etnie Lou Nuer e Murle che tra il 2012 e il 2013 hanno causato la morte di oltre 4000 civile e mezzo milione di sfollati. Le ultime offensive governative attuate lo scorso maggio avrebbero preso un carattere etnico. I soldati regolari e i caschi blu dell’ONU avrebbero armato e coordinato le milizie Lou Nuer supportando i loro attacchi etnici contro la comunità Murle.

Secondo osservatori militari ruandesi l’offensiva del Generale Gadget é tesa a creare un secondo fronte contro il Presidente Salva Kiir ed é considerata il preambolo di una guerra totale tra la fazione governativa fedele al Presidente e quella fedele a Riek Machar. Notizie non ancora confermate parlano di diverse vittime tra i civili di etnia Dinka trucidati dalle forze ribelli.

Nello Stato di Warrap l’esercito governativo ha attuato misure preventive per contrastare eventuali tentativi di ribellione, arrestando varie autorità amministrative e militari tra cui il Segretario Generale del SMPL Warrap: Deng Deng Nhial.

L’opposizione armata al Presidente Salva Kiir può contare anche sull’appoggio del Unity State dove per il momento non giungono notizie di scontri.

In un intervista esclusiva al quotidiano Sudan Tribune, l’ex Vice Presidente Riek Machar nega ogni coinvolgimento nel tentativo di colpo di stato contro il Governo di Salva Kiir. Machar dichiara illegittimo l’attuale Presidente.

Il Dr. Machar afferma inoltre che non vi é in atto alcun colpo di stato. “Questo non é un golpe, ma un grossa incomprensione tra la guardia presidenziale e reparti dell’esercito”, dichiara al Sudan Tribune.

Nell’intervista il Dr. Machar spiega che le false accuse rivoltegli dal Presidente Salva Kiir sarebbero uno stratagemma per bloccare il processo democratico all’interno del partito (SPLM) e della Nazione.

Salva Kiir non é più’ un Presidente legittimo. Esigiamo una democratizzazione all’interno del SPLM bloccata da Salva Kiir che ora ci accusa di aver organizzato un colpo di stato per sbarazzarsi dell’opposizione. Queste accuse ci spingono a dichiarare che Salva Kiir non é più il Presidente del Sud Sudan. Salva Kiir é inoltre responsabile del tentativo di pulizia etnica in atto presso la capitale”, dichiara il Dr. Machar al quotidiano Sud Sudanese.

La dichiarazione del ex Vice Presidente sembra confermare le ipotesi fatte da osservatori militari ugandesi, restii a individuare Riek Machar come l’ideatore del golpe.

«La scelta politica di differenziarsi dal Presidente Salva Kiir, non innescando la guerra civile ma attendendo la competizione democratica del 2015 era risultata vincente. Il Dr. Machar stava raccogliendo supporti dai paesi africani e dai paesi occidentali. Se ha ordinato il golpe significa che ha perso il lume della ragione. Il che, conoscendolo personalmente, è improbabile. La situazione gli è sfuggita di mano. Elementi come Pagan Amum e i Generali Alfred Lado Gore e Chuang Aloung devono aver bruciato le tappe sentendosi il cappio di Kiir stringere attorno al loro collo», aveva dichiarato a @l_indro a titolo personale un generale ugandese contattato telefonicamente.

Su Riek Machar pende un mandato di arresto firmato martedì mattina dal Presidente Kiir assieme a quelli riguardanti l’ex Segretario del partito Pagan Amum, l’ex governatore del Unity State Taban Deng e gli Ministri Alfred Lado Gore e Adwok Nyaba.  I mandati di arresto di questi personaggi politici smentirebbero le voci girate lunedì scorso di un loro assassinio.  Indipendentemente dal suo coinvolgimento o meno nel colpo di stato, la situazione attuale non permette alcun processo di riconciliazione tra le due figure storiche del SPLM. Salva Kiir intende avere la testa di Machar che a sua volta afferma che il Presidente é delegittimato.

Anche le accuse di pulizia etnica rivolte al Presidente Kiir sembrano trovare conferme dalle informazioni giunte da Juba. Elementi della Guardia Presidenziale, principalmente composta da soldati di etnia Dinka e appartenenti allo stesso clan del Presidente, starebbero compiendo delle stragi contro i cittadini di etnica Nuer (quella di Riek Machar), dirottando lo scontro politico all’interno del partito al potere verso uno pericoloso scontro etnico. Testimoni ugandesi che lavorano presso la missione di pace ONU in Sud Sudan affermano a titolo personale che la maggioranza degli abitanti di Juba di origine Nuer stanno abbandonando la capitale per salvarsi la vita.

Il Governo Sudanese, tramite il suo Ambasciatore a Juba: Mutrif Sidiq, informa che l’attuale crisi del Sud Sudan non compromette gli accordi di pace e di collaborazione tra i due paesi. “Questa é una crisi interna dove a soffrire é la popolazione sud sudanese”, afferma l’Ambasciatore Sidiq alla emittente televisiva sudanese Ashorooq TV.

Forti sospetti si nutrono sulle reali intenzioni di Khartoum che potrebbe approfittare della situazione di caos in Sud Sudan per inviare truppe a sostegno della comunità araba del contestato Stato di Abyei contro la comunità Dinka che ha recentemente promosso un referendum per unirsi al Sud Sudan non riconosciuto da Nazioni Unite, Unione Africana,  Unione Europea, Khartoum e Juba.

Il Dipartimento di Stato Americano ha annunciato l’evacuazione di tutto il personale non indispensabile presso la sua Ambasciata a Juba, invitando i connazionali presenti in Sud Sudan a lasciare il paese al più presto. Fonti diplomatiche rivelano che gli esperti militari americani presenti presso la base militare ugandese di Yambio, Sud Sudan, pronosticano un’escalation della guerra civile.

L’Ambasciata ugandese a Juba é stata chiusa per ordini diretti del Presidente Yoweri Museveni. Attualmente 22 imprenditori ugandesi sarebbero stati uccisi durante delle rapine in questi tre giorni della battaglia a Juba. Il Governo di Kampala conferma solo la morte di due suoi cittadini.

Tre divisioni dell’esercito ugandese sono state schierate ai confini con il Sud Sudan pronte ad intervenire. All’interno del paese, presso la base di Yambio, circa 2.000 soldati ugandesi sarebbero stati messi in stato di massima allerta. Sempre più voci diplomatiche e militari convergono sul sospetto di un coinvolgimento attivo del Presidente Yoweri Museveni nel colpo di stato in appoggio al Dr. Riek Machar.

Sospette le mancate prese di posizione dell’Unione Africana e della East Africa Community sulla crisi sud sudanese. Si ha l’impressione che la diplomazia africana appoggi il Dr. Riek Machar e attenda gli sviluppi bellici prima di pronunciarsi ufficialmente.

Lo scontro politico interno al SPLM che si stava consumando dal marzo 2012 é evidentemente uscito dal quadro di discussione interna al partito per sfociare un conflitto armato tra i due uomini forti del Sud Sudan che ha troppe possibilità di trasformarsi in una cruenta guerra etnica tra Dinka e Nuer. Se non vi fossero spazi per trattative e risoluzione pacifica, gli osservatori regionali sperano in una rapida risoluzione del conflitto, ormai esteso in altre parti del paese, alcuni di essi auspicano una vittoria definitiva delle forze fedeli al Dr. Riek Machar considerato a livello regionale ed internazionale un valido interlocutore politico. “Non meravigliatevi se delle forze armate regionali interverranno a favore del Dr. Machar nelle prossime settimane”, ammonisce un capitano dell’esercito ugandese.

Fonti provenienti dalla diaspora sud sudanese in Uganda affermano che il Presidente Salva Kiir abbia abbandonato la capitale per recarsi in un posto sicuro  (probabilmente Addis Abeba, Etiopia) affidando la difesa del paese ai suoi piú stretti collaboratori del suo clan all’interno dell’etnia Dinka. Notizia vivamente sconfessata dai Governi Sud Sudanese ed Etiope.

Un elemento decisivo per un conflitto di breve durata é la defezione degli altri clan Dinka contro il Presidente Salva Kiir accusato dalla sua stessa tribú di favorire parenti e amici stretti.

Fulvio Beltrami

Kigali Rwanda.

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