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La presenza militare ugandese e gli sforzi diplimatici di IGAD e Consiglio di Sicurezza ONU sembrano dare i primi risultati. Salva Kiir e Riek Machar si sono resi disponibili ad una immediata apertura del dialogo. Imminente dovrebbe essere la dichiarazine del cessate il fuoco. Confermato ufficialmente il coinvolgimento nella ribellione della vedova del leader storico e fondatore del SPLM John Garang. Le colonne ribelli che si stavano dirigendo verso la capitale si sono fermate in attesa degli avvenimenti.

La capitale del Sud Sudan, Juba, e’ in mano dell’esercito ugandese che controlla l’aereoporto, il Parlamento, i vari Ministeri e i punti nevralgici della cittá.

Le truppe aviotrasportate che hanno compiuto il blitz sono niente meno che la Guardia Presidenziale, un esercito nell’esercito ugandese sotto il controllo del Generale Muhoozi, il figlio del Presidente Yoweri Museveni.  La Guardia Presidenziale, addestrata da Stati Uniti ed Israele, é considerata tra i piú efficaci e migliori reparti in Africa.

Reparti dell’esercito ugandese UPDF giunti dalla base sud sudanese di Yambio, Western Equatoria, sono arrivati nella capitale come rinforzi. Le 3.000 unitá combattive che ora controllano la capitale sud sudanese hanno il mandato di rispondere con la massima durezza ad ogni provocazione armata. Sono coordinati da 45 unitá delle forze speciali americane che hanno ricevuto l’ordire direttamente dal Presidente Barak Obama.

Il Presidente Salva Kiir ha tentato di far passare la presenza dell’esercito ugandese come un accordo di collaborazione militare tra i due governi. Il UPDF sarebbe entrato in Sud Sudan per affiancare l’esercito regolare contro la ribellione guidata dal Dr. Riek Machar.

Immediata e chiara la smentita da parte dell’Uganda. Il portavoce dell’esercito: il Colonello Paddy Ankunda specifica: “L’Uganda ha inviato le sue truppe a Juba per facilitare l’evacuazione dei cittadini Ugandesi e Kenioti, sotto autorizzazione del Governo del Sud Sudan. Si smentisce categoricamente che l’esercito ugandese possa ingaggiare combattimenti tesi a bloccare l’avanzata delle truppe ribelli sulla capitale”.

Fino ad ora sono stati evacuati 3.434 Ugandesi, 922 Kenioti. Entrambi accusano i rispettivi governi di averli abbandonati per oltre quattro giorni nelle mani delle due fazioni rivali che si sono contese il controllo della capitale. I Governi Ugandese e Keniota sembrano restii a fornire il numero di vittime e di feriti dei loro cittadini.

Ieri, giovedí 20 dicembre il Presidente Barak Obama ha richiesto ad entrambe le parti l’immediato cessate il fuoco, avvertendo che l’esclation verso una guerra civile non sará tollerato.

Il portavoce dell’esercito sud sudanese, (SPLA): Philip Aguer dichiara che il Governo detiene il pieno controll di tutti gli Stati che compongono il Sud Sudan ad eccezione dello Stato di Jongley. Nega che vi siano in corso violenti combattimenti presso gli Stati di Unity e Upper Nile. Nega inoltre che l’esercito stia compiendo pulizie etniche contro la popolazione Nuer.

L’affermazione del portavoce dell’esercito viene contraddetta dalla realtá sul terreno.  Negli Stati di Unity e Upper Nile si registrano violenti combattimenti tra le forze ancora leali al Presidente e le forze ribelli. Queste ultime sembrano prevalere. Lo Stato Maggiore del SPLA a Juba da due giorni ha perso ogni contatto con le divisioni del Unity State che potrebbero essersi ammutinate in massa per raggiungere la ribellione. Gli scontri sono inziati anche presso lo Stato di Warrap anche se di minor intensitá.

I strategici pozzi petroliferi dello Stato di Unity sono stati abbandonati dalle multinazionali Cinesi e Malesiane. Nonostante la loro partenza le attivitá estrattive continuano, assicurate da tecnici locali. Nessuno é in grado di affermare con certezza se le attivitá estrattive sono controllate dall’esercito regolare o dalla ribellione.

Nello Stato di Jonglei si registrano le prime due vittime tra i Caschi Blu. Trattasi di due soldati indiani barbaramente trucidati da milizie Nuer che hanno fatto irruzione nella base delle Nazioni Unite dove si erano rifugiati dei sud sudanesi di origine Dinka con l’obiettivo di sterminarli.

Oltre Human Rights Watch altre testimonianze indipendenti confermano che siano scattate vaste operazioni di pulizia etnica perpetuate da entrambi i contendenti.

Informazioni giunte parlano di due nutrite collonne di ribelli  starebbero marciando sulla capitale Juba, senza per ora trovare grande resistenza.

La maggior parte di queste informazioni sono confermate da osservatori anche delle Nazioni Unite e da analisti regionali.

La presenza militare dell’Uganda abbinata alle intense attivitá diplomatiche di una delegazione ministeriale degli Stati membri del Inter-governmental Authority on Development (IGAD)  e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, entrambe con l’obiettivo di fermare la guerra etnica in corso, stanno dando primi risultati incoraggianti.

L’IGAD, fondata nel 1986 é una organizzazione politica ed economica dei Paesi del Corno d’Africa, Valle del Nilo e Regione dei Grandi Laghi, con sede a Djibouiti. É composta dagli Stati fondatori: Sudan (Khartoum), Djibouti, Etiopia, Somalia, Kenya, Uganda. L’Eritrea ammessa nel 1993 dal 2007 é stata sospesa e il Sud Sudan é stato ammesso nel 2011. Il Sudan non é presente all’interno della delegazione IGAD a Juba.

Sotto la pressione militare dell’Uganda il Presidente Salva Kiir e il suo rivale, l’ex Vice Presidente Riek Machar, hanno concordato di aprire un dialogo incondizionato nel tentativo di risolvere la crisi in atto. A questa dichiarazione ufficiale si aggiunge la firma di Rebecca Garang, vedova del leader storico e fondatore del SPLM, John Garang assasinato nel 2005 a seguito di un complotto tra l’attuale Presidente Salva Kiir e il Presidente ugandese Yoweri Museveni. La firma di Rebecca Garang conferma le accuse rivoltele dal Governo fin dal primo giorno dei combattimenti. Il suo coivolgimento é estremamente importante poiché la vedova di Garang detiene una forte influenza su molti dei clan che compongono i Dinka, contribuendo cosí ad aumentare l’isolamento politico ed etnico del Presidente Salva Kiir.

Molti osservatori regionali sostengono che la pace in Sud Sudan debba passare attraverso le dimissioni del Presidente Salva Kiir e la formazione di un governo di transizione con il compito di preparare elezioni presidenziali anticipate.

Forti i segnali  della mancata imparzialitá sia dell’IGAD che del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La delegazione ministeriale dell’IGAD ha espresso l’indiscutibile volontá di incontrare i leader politici e militari detenuti dopo il tentativo di colpo di Stato sotto gli sguardi attoniti del Governo in carica.

Entrambe le organizzazioni internazionali nei loro comunicati ufficiali non prendono le difese del Presidente Salva Kiir, eletto democraticamente il 26 aprile 2010 né del suo Governo.

I comunicati si limitano a condannare il conflitto e le ormai giá diffuse pulizie etniche riaffermando la sovranitá del paese, la sua integritá territoriale e chiedendo alle parti belligeranti di trovare una soluzione alla crisi in atto.

Sia il Consiglio di Sicurezza che l’IGAD non condannano la ribellione di Riek Machar, preferendo parlare di una crisi politica all’interno del partito al potere (SPLM) che rischia di distruggere la giovane nazione africana.

Il destino del Sud Sudan é stato posto nelle mani del Presidente Yoweri Museveni riconosciuto anche dalle Nazioni Unite come l’uomo forte della regione.

Le modalitá della PAX UGANDESE sono estremamente diverse dagli sforzi di pace fino ad ora attuati dalle Nazioni Unite e i suoi Caschi Blu.

L’invito alle negoziazioni e soluzioni pacifiche viene preceduto da un blitz militare in grado di imporre la linea giá decisa relativa al paese in crisi. In caso di mancata collaborazione tra le parti belligeranti, si da carata bianca alla forza militare per riportare l’ordine attraverso un risoluto utilizzo della forza letale. La Pax Ugandese non ha alcuna pretesa di neutralitá, individuando a priori i Bad Boys e i Good Boys, ottenendo cosí il merito della mancanza di chiarezza stracolma di agende segrete tipica delle Nazioni Unite. Nel caso del Sud Sudan molti osservatori regionali sostengono che sia Riek Machar il Good Boy.

Il portavove dell’esercito ugandese Paddy Ankunda afferma che é imminente la dichiarazione del cessate il fuoco per permettere il sereno svolgimento dei colloqui tra i contendenti, monitorati e guidati direttamente dal Presidente Museveni. A rafforzare le sue parele giunge informazione che le colonne ribelli che si stavano dirigendo verso la capitale si sarebbero fermate in attesa degli avvenimenti.

Fulvio Beltrmi

Kigali Rwanda

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