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Per comprendere l’attuale crisi in Sud Sudan occorre comprendere il progetto politico di John Garang e le misteriose circostanze della sua morte.

Nel 2005 il leader storico del SPLM, forte della popolaritá tra le popolazioni africane e arabe del paese, aveva tracciato un futuro diverso per il Sudan: uno stato democratico e federale dove il sud avesse una piena autonomia di rappresentanza. Riek Machar e Salva Kiir non approvarono la creazione di uno stato federale. Erano  piuttosto orientati verso l’indipendenza del Sud e la creazione di uno nuovo stato. L’assasinio di John Garang il 29 luglio 2005 apre le porte alla creazione della Repubblica del Sud Sudan con la complicitá di Nazioni Unite, Stati Uniti, Sudan e Uganda. Dopo otto anni Riek Machar e Salva Kiir sono impegnati in una lotta per il potere che rischia di distruggere il paese e rendere irreversibile la guerra etnica. Il dittatore sudanese Omar El-Bechir rimane tranquillamente al potere a Khartoum, mentre la guerra civile continua nel Darfur e altre guerriglie sudanesi sono sorte nel Sud Kordofan e nel Blue Nile.

L’articolo originale é stato pubblicato su Dillinger il 20 marzo 2013

http://www.dillinger.it/gli-ultimi-giorni-di-john-garang-59558.html

 

Il 9 giugno 2005 la capitale del Sudan si appresta a ricevere il Primo Vice Presidente John Garang a seguito degli accordi di pace che hanno messo fine ad una guerra civile che ha contrapposto il nord e il sud del paese per 25 anni.

L’atmosfera é tesa. E’ la prima volta in decenni che un leader del sud del Sudan mette piede a Khartoum. Una folla entusiasta accoglie Garang all’aeroporto. La capitale é piena di cartelli in onore del Leader del SPLM e centinaia di miglia di persone sono scese in strada per accogliere il Primo Vice Presidente.

Immensi ritratti del Dr. John Garang e di Ali Osman Taha (i due protagonisti dello storico accordo di pace) sono eretti in ogni angolo della città’.

La folla acclama i due leader urlando: “Benvenuto il Nuovo Sudan”.

Il Presidente Omar El-Bechir assieme ai dignitari del governo lo attendono al Palazzo Presidenziale dove John Garang sarà’ ufficialmente nominato Primo Vice Presidente e la sua controparte, Ali Osman Taha, Vice Presidente.

Queste due figure storiche sono incaricate di formare un governo di unitá nazionale, una nuova costituzione e preparare libere elezioni nel paese.

Subito dopo la cerimonia di investitura ufficiale in città esplodono festeggiamenti in ogni dove. A festeggiare non sono solo gli abitanti originari del Sud ma anche abitanti di origine araba. Centinaia di migliaia di persone appartenenti a tutte le etnie del paese sono arrivate nella capitale per partecipare alla celebrazione dei due leader sudanesi.

Nella serata Dr. Garang e Ali Osman parlano alla popolazione riunitasi nella piazza Green Square. Entrambi pongono l’accento sulla necessitá di creare un Nuovo Sudan, democratico e unito a favore di tutti i cittadini.

Dopo questa celebrazione e la fantastica accoglienza popolare John Garang e’ convinto che la sua visione di un Sudan democratico ed unito possa finalmente realizzarsi. Durante il comizio in Green Square pronuncia: “Da oggi il Sudan non sarà piú come prima”.

Il giorno successivo Garang presiede una serie di meeting con il Segretario ONU Kofi Aman, il Presidente della Unione African Jan Pronk, il Ministro degli Esteri Sudanese Mustafa Ismail e il Presidente Bechir.

Nell’agenda di questi incontri il punto piú importante per Garang é l’attuazione pratica degli accordi di pace che prevedono la formazione di un Governo di Unita’ Nazionale, la creazione di una nuova costituzione in cui si preveda la trasformazione del Sudan in uno stato federale dove il Sud abbia piena autonomia di rappresentanza.

Iniziano le tensioni interne al SPLM.

John Garang e’ consapevole della debolezza del movimento guerrigliero SPLM sul piano politico. Dopo decenni di guerriglia il movimento non é preparato a trasformarsi in un partito politico e gestire il paese assieme al suo ex rivale politico. Manca la capacitá di gestione economica ed esistono problemi di trasparenza all’interno del SPLM e una tentazione di replicare la corruzione gia’ presente nel governo centrale.

Garang insiste per coinvolgere esperti internazionali nel suo team governativo. Dei tecnocrati provenienti da vari paesi vengono assunti secondo una scelta che privilegia non loro affinitá politica verso il SPLM ma le loro capacitá professionali.

Riek Machar e Salva Kiir, due leader storici della guerriglia SPLM, non approvano la linea politica che Garang sta imponendo al movimento ne tanto meno la creazione di uno stato federale.

Sono piuttosto per l’indipendenza del Sud e la creazione di un nuovo stato.

Garang, consapevole delle divergenze all’interno del SPLM spedisce Riek Machar nel Western Equatoria, esige una netta distinzione tra il movimento politico SPLM e il movimento armato SPLA (Sudan People Liberation Army) subordinando quest’ultimo al Comitato Politico del SPLM.

Se ció non bastasse, Garang é seriamente intenzionato a rispettare gli accordi di pace che prevedono la dissoluzione dell’ala militare SPLA che si deve fondere con l’esercito nazionale del Sudan.

Sostituisce Riek Machar nominando Okay Deng come Comandante del SPLA. Salva Kiir viene trasferito dall’ala militare: SPLA a quella politica: SPLM, nominandolo Vice Presidente del governo del sud del Sudan (GOSS), l’embrione dell’entitá di una delle entitá statali che formeranno la Repubblica Federale del Sudan, assieme a Khartoum, Darfur e il Sud Kordofan.

L’obiettivo principale di Garang é quello di trasformare il movimento di guerriglia in un vero e proprio partito politico a livello nazionale.

Nel periodo di guerriglia l’ala militare del movimento, il SPLA, aveva preso il sopravento sull’ala politica, SPLM, trasformata in un organo di mera rappresentanza per raccogliere i fondi internazionali necessari per finanziare la guerra civile e come controparte per le operazioni umanitarie svolte dalle Agenzie ONU e dalle ONG internazionali nel sud del Sudan.

Come Riek Machar, anche Salva Kiir non approva la linea politica imposta da Garang e, soprattutto, considera la dissoluzione della leadership militare a favore di quella politica come un grave errore.

Machar e Kiir si spingono a porre la domanda al Comitato Politico: quale futuro potrebbe avere il SPLM se qualcosa dovesse succedere al Dr. Jhon Garang? L’obiettivo é di  evidenziare un eccessivo protagonismo e culto della personalitá del leader del movimento.

Il governo di Khartoum: buon visto a cattivo gioco.

Il Presidente Omar El-Bechir si mostra molto preoccupato per la popolaritá che gode il Primo Vice Presidente.

Bechir controlla la linea dura del suo partito, il National Congress Party, ma deve fare i conti con un opposizione interna piu’ moderata capeggiata da leader come Ali Osman Taha.

Il National Congress Party in realtá non é un partito nazionale. Le sue basi sono piuttosto etniche e regionali, trovando i maggiori consensi tra le etnie arabe o mussulmane al nord del paese.

Al contrario il Dr. John Garang é popolare sia tra i sudisti che tra la popolazione araba del nord. L’accoglienza riservatagli a Khartoum evidenzia questa realtá.

Inoltre Bechir osserva che Garang non intende rinchiudersi nella trappola regionale ed etnica creando un partito esclusivamente rivolto alle etnie africane del sud del paese. Garang intende proporre un partito nazionale che offra la possibilitá a qualunque cittadino sudanese di riconoscersi negli ideali e nel programma politico proposto.

La creazione di sedi di partito del SPLM a Khartoum e in altre principali cittá del nord é interpretato da Bechir come un pericoloso segnale d’allarme. I tesserati al nuovo partito hanno una composizione inter etnica. Molti arabi e mussulmani, contrari alla politica estremista di islamizzazione del paese portata avanti dal Presidente si iscrivono al SPLM.

Questi arabi e mussulmani non credono che l’ala moderata all’interno del National Congress Party possa prendere il sopravento sul partito ed individuano il SPLM come l’unico partito veramente nazionale ed inter etnico capace di portare il paese al necessario cambiamento democratico che possa metter fine ai numerosi focolai di guerra dal sud Sudan al Darfur.

Garang rappresenta un temibile avversario e Bechir é consapevole che le possibilita’ di vincere le elezioni presidenziali che verranno organizzate sono ridotte visto che la sua figura politica viene offuscata da quella del leader del SPLM.

Bechir rappresenta il vecchio regime, causa di intabilitá e odio razziale. Garang rappresenta una speranza per il futuro del paese.

Il comizio di Rumbek: l’errore politico di Garang.

Ritornato nel sud Garang organizza un comizio politico in Freedom Square nella cittadina di Rumbek.

L’obiettivo di Garang é quello di spiegare l’orientamento politico del SPLM che é rivolto verso una soluzione nazionale ai problemi del Sudan e di far comprendere alle popolazioni del sud che il ruolo dell’ala militare del SPLA si é esaurito. Il Sud del paese godrá di una forte autonomia economica e politica ma sará federato al nord del paese.

Durante il comizio Garang pronuncia questa frase: “Noi tutti abbiamo perso i nostri cari durante la guerra. Siamo diventati tutti Abeer. Voglio che il mio popolo prenda cura di Salva Kiir, perché egli é  rimasto al mio fianco ed é come un fratello. Ho la piena fiducia in lui.

Non si riesce a capire se Garang, pronunciando questa frase, veramente credesse nella lealtá del suo compagno d’armi o avesse l’obiettivo di calmare la dissidenza interna al SPLM lanciando un messaggio di riconciliazione e fiducia.

Purtroppo questa frase fu utilizzata dopo la sua morte dallo stesso Salva Kiir per convalidare la sua posizione d’egemonia all’interno del SPLM e succedere al leader del movimento. Negli anni successivi la propaganda del partito controllata da Kiir aggiunse alla frase pronunciata da Garang nella Freedom Square di Rumbek questa frase: “Se qualche cosa dovesse succedermi voglio che Salva Kiir prenda il mio posto nella leadership del SPLM e del SPLA.“.

Le strane circostanze dell’incidente aereo.

Venerdì 29 luglio 2005, Garang muore in un incidente aereo. L’elicottero presidenziale Mi-172 offerto dal Presidente ugandese per il rientro del Dr. John Garang in Sud Sudan dopo un meeting con Yoweri Museveni nella cittadina ugandese di Rwakitura, precipita al suolo lasciando nessun sopravvissuto.

Una serie incredibile di strane circostanze si é verificata prima e dopo l’incidente.

Qualche giorno prima, il 27 luglio, la moglie di Garang, preoccupata per la sicurezza del marito, aveva sconsigliato di informare il Presidente Bechir del viaggio in Uganda. Garang non prese in considerazione il consiglio motivando che come Primo Vice Presidente aveva l’obbligo di informare il Presidente di ogni visita ufficiale in paesi stranieri. La decisione di informare il Presidente Bechir della visita ufficiale al Presidente Museveni fu influenzata dai consigli ricevuti da alcuni compagni della direzione del SPLM tra cui Salva Kiir.

Come misura di precauzione Salva Kiir e altri dirigenti del SPLM convinsero Garang a non utilizzare l’aereo governativo messo a sua disposizione ma piuttosto a utilizzare l’elicottero messo a disposizione dal Governo Ugandese.

L’incidente aereo fu immediatamente rilevato dai radar militari dell’esercito ugandese che peró non riuscirono ad individuare l’esatto punto dove l’elicottero era precipitato.

Informando subito la dirigenza del SPLM lo Stato Maggiore dell’esercito ugandese suggerí di chiedere l’aiuto al servizio di sorveglianza satellitare del Pentagono per individuare la zona del disastro, in modo che si potesse inviare una squadra di soccorso avio trasportata.

Alcuni dirigenti del SPLM contattarono il responsabile americano per i Grandi Laghi, di stanza a Kampala: Andrew Natsios, chiedendogli se i satelliti militari americani che controllavano la regione potessero individuare il punto d’impatto.

Il Pentagono rifiutó la collaborazione ponendo dei problemi tecnici e la squadra di soccorso aviotrasportata arrivó sul luogo dell’incidente il giorno dopo, troppo in ritardo per portare un soccorso medico di urgenza ad eventuali sopravvissuti.

Sia la televisione di stato sudanese che la direzione del SPLA smentirono la notizia dell’incidente pubblicata dai mass media ugandesi, affermando che il Primo Vice Ministro era atterrato in Sud Sudan sano e salvo.

Secondo fughe di notizie che avvennero all’epoca all’interno del SPLA, sembra che la ragione di questa spudorata menzogna fosse un accordo tra la dirigenza del SPLA e del governo di Khartoum per guadagnare tempo e per prendere accordi interni sul dopo Garang.

Solo qualche giorno dopo un comunicato ufficiale del Presidente Bechir diramó la notizia dell’incidente dell’elicottero militare ugandese dichiarando la morte del Dr. John Garang, di sei suoi colleghi e sette membri dell’equipaggio ugandese.

L’esatto punto dove l’elicottero precipitó rimane tutt’ora un mistero. L’esercito ugandese dichiaró che l’elicottero era precipitato in territorio ugandese vicino alla frontiera con il sud Sudan. Il governo Sudanese e il SPLA dichiararono che l’elicottero era precipitato in un punto non precisato nelle montagne al sud del sud Sudan.

Nei mesi che seguirono la morte di Garang il Governo Sudanese e il SPLA si accusarono a vicenda di aver abbattuto l’elicottero con il chiaro intento di assassinare il Dr. John Garang.

Il Presidente ugandese Museveni dichiaró l’esistenza di probabili “fattori esterni” ad una avaria tecnica dell’elicottero che avevano portato all’incidente. Le perizie tecniche fatte dai periti militari ugandesi furono sottomesse al SPLA e al Governo Sudanese che decisero di non renderle pubbliche.

Pur dichiarando che l’incidente non era dovuto da un’avaria tecnica dell’elicottero, il Governo e l’Esercito Ugandesi decisero di non chiarire le vere cause dell’incidente affermando che un dettagliato rapporto tecnico era stato consegnato alle autoritá sudanese e che a queste ultime spettava la decisione finale sulla sua eventuale divulgazione al pubblico.

Le reazione alla morte di Garang e i suoi funerali.

Quando fu certo che Garang era perito nell’incidente aereo, la popolazione sudanese arrivó alla conclusione che si trattava di un assassinio. Violenti disordini scoppiarono in tutto il paese: a Khartoum, a Juba e in altre citta’ del nord e del sud. I disordini durarono per diversi giorni e le forze dell’ordine del nord e del sud faticarono a contenere la rabbia popolare espressa da centinaia di migliaia di cittadini appartenenti a diverse etnie e religioni. Al nord le autoritá arabe accusarono il SPLA, mentre al Sud il SPLM accusó il governo arabo di Khartoum, entrambi per cercare di allontanare le accuse rivoltegli dalla popolazione.

I funerali del Dr. John Garang furono celebrati a Juba dove l’arcivescovo Joseph Marona celebró la messa. Ai funerali parteciparono il Presidente Bechir, ministri sudanesi, capi di stato regionali tra cui Museveni, e ambasciatori occidentali. Ali Osman Taha era assente a quella che, in privato, definí una ripugnante messa in scena.

Durante la messa funeraria l’Arcivescovo Marona paragonó Garang a Mosé: entrambi avevano guidato i loro popoli alla salvezza e alla libertá. L’Arcivescovo invitó tutti i sud sudanesi ad appoggiare le ultime volontá di Garang affinché Salva Kiir divenisse il suo successore e potesse compiere la missione di Garang: creare uno stato indipendente del sud Sudan.

La moglie di Garang era presente al funerale assieme ai figli ma si rifiutó di pronunciare un discorso. Ricevette in compenso elogi ed ovazioni.

Anche il Presidente Bechir pronunció un caloroso discorso d’addio ricordando che Garang aveva contribuito alla pace nel paese.

Per amara ironia della sorte e sicuramente non gradito ne da Bechir ne da Kiir, il plotone d’onore che sparó le salve alla memoria del Dr. John Garang era composto da soldati dell’esercito regolare sudanese e da soldati della guerriglia SPLA.

Dopo la sua morte il progetto politico di Garang viene stravolto.

Subito dopo i funerali Salva Kiir, giá benedetto dal clero sud sudanese della Chiesa Cattolica, fu eletto come leader indiscusso del SPLA e venne promosso da Vice Presidente a Presidente del Sud Sudan.

Come primo atto politico, Salva Kiir, dissolse la leadership politica del SPLM sostituendola con i personaggi piú fedeli del SPLA, boicottando il processo di fusione del SPLA con l’esercito regolare del Sudan.

Negli anni successivi Salva Kiir e Bechir lavorarono intensivamente per distruggere ogni possibilitá di un Sudan Federato ed Unito puntando al contrario sulla secessione del sud del paese. Le Nazioni Unite appoggiarono e rafforzarono il processo di secessione dichiarandolo l’unica soluzione possibile per risolvere il conflitto tra i mussulmani del nord e i cristiani del sud.

L’unico forte punto di disaccordo tra il Presidente del Sudan e Salva Kiir rimase l’appartenenza geografica delle zone petrolifere al confine tra il nord e il sud del Sudan. Tutt’ora questa contesa non é risolta.

La morte di Garang rappresenta per il Sudan un terribile passo indietro nel processo di pace e nella speranza di un cambiamento democratico del paese.

Al Nord, il Presidente Bechir che, avrebbe sicuramente perso alle elezioni presidenziali se Garang fosse stato ancora in vita, ha rafforzato il suo potere sia all’interno sia a livello regionale, nonostante il mandato di cattura della Corte Internazionale dei Crimini contro l’umanitá, costringendo Washigton ad una politica di collaborazione e di distensione.

Al Sud, Salva Kiir é divenuto un despota assoluto, creando uno stato mafioso sul modello del Kosovo ed imponendo l’egemonia tribale dei Dinka. Gettato nel fango il progetto federale, grazie alla complicitá internazionale del ONU, America e Comunitá Europea, ha sancito nel gennaio 2011 la creazione di un nuovo stato africano grazie alla scontata vittoria dei si nel referendum secessionista.

Le speranze di un futuro democratico e di convivenza inter etnica e inter religiosa, pilastri del sogno del Dr. John Garang, sono state gettate nel fango della storia per far posto ad un amaro presente del Sudan.

Un presente composto da un estremismo islamico e da interminabili conflitti al Nord e una totale assenza dei diritti civici voluta dalla dittatura che Salva Kiir ha imposto creando evidenti segnali del rischio di conflitti inter etnici nel sud a causa delle interferenze del governo di Khartoum ma sopratutto della volontá di imporre l’egemonia indiscussa della etnia Dinka sul neo stato del sud Sudan che rischia di implodere prima della sua nascita ufficiale.

Un vecchio miliziano del SPLA che vive a Kampala, non riconoscendo piú il suo paese mi ha confidato: “La morte di Garang Mabior é un segno di Dio. Forse e’ furioso contro noi negri del Sudan per aver tradito la memoria dei nostri avi e per aver impedito che il sogno di Garang si realizzasse“.

Fulvio Beltrami

20 Marzo 2011

Kampala Uganda

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