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L’approvazione parlamentare del disegno di legge Anti Omosessualità 2009 é da considerarsi nulla in quanto non ha raggiunto il quorum necessario. La votazione non era all’ordine del giorno e il Presidente Museveni non ha potuto consultare il testo prima dell’udienza. Tutto l’iter é da considerare non valido. Si tratta dell’ennesima irregolarità attuata dal Portavoce del Parlamento Rebecca Kadaga che sta danneggiando l’immagine internazionale del paese.” Dure le parole pronunciate dal Primo Ministro Amama Mbabazi sulla legge anti gay (conosciuta con il nome Kill the Gay Bill) approvata il 20 dicembre 2013.

Secondo quanto affermato alla stampa dal Primo Ministro, l’approvazione del Gay Bill é stata forzata da Rebecca Kadaga tramite un abuso di potere che ha condizionato i parlamentari in aula, approfittando dell’assenza di Mbabazi e del Presidente Yoweri Museveni, entrambi impegnati nelle difficili crisi regionali della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan.

In quei giorni sia il Presidente che il Primo Ministro erano concentrati nel far segnare gli accordi di pace tra il Governo Congolese e la ribellione Banyarwanda a Nairobi (il 12 dicembre) e a gestire la difficile ed esplosiva situazione in Sud Sudan a seguito del colpo di stato avvenuto a Juba il 15 dicembre.

Il quotidiano ugandese Red Pepper riporta un’accurata cronica di quanto é avvenuto all’interno del Parlamento il 20 dicembre scorso. Il Portavoce Rebecca Kadaga, approfittando dell’assenza del Primo Ministro ha introdotto la proposta di legge pur non essendo all’ordine del giorno mettendola ai voti senza una appropriata discussione parlamentare. Quattro Parlamentari si sono opposti alla procedura irregolare senza però venir ascoltati. La proposta di legge non ha ottenuto il quorum necessario (51%) attestandosi al 38% dei voti favorevoli. Nonostante ciò Kadaga ha dichiarato l’approvazione del Kill the Gay Bill.

Non sono stato consultato sul disegno di legge. Avevo dato precise istruzioni di attendere che mi liberassi dagli impegni internazionali al fine di esaminare insieme questa legge. Al contrario si sono precipitati a votarla. Non apporrò la mia firma se dovessi trovare la minima irregolarità sul testo di legge”, dichiara il Presidente Yoweri Museveni il 25 dicembre durante la Santa Messa presso la Cattedrale di Mbarara.

L’iter parlamentare del disegno di legge, presentato nel 2009 dal Parlamentare David Bahati, ha avuto una travagliata storia, incontrando immediatamente l’indignazione e la condanna della Comunità Internazionale. Per oltre quattro volte la discussione parlamentare del Kill the Gay Bill é stata rinviata dal Presidente Museveni, l’ultima nel dicembre 2012, conscio dell’inopportunità di questa legge che nel testo originale prevedeva la pena di morte per gli omosessuali.

La legge irregolarmente approvata lo scorso 20 dicembre prevede al posto della pena capitale l’ergastolo. Tra gli altri provvedimenti vi é il test HIV forzato per i sospetti gay e l’obbligo del personale medico di denunciare tutti comportamenti sessualmente devianti riscontrati nei loro pazienti. Chi attua atti omosessuali anche in privato é punibile con sette anni di reclusione. Nella legge é stato inserito un grave attentato alla libertà di opinione e di stampa. Chiunque: associazioni, media e giornalisti (anche stranieri) che pubblicano articoli o servizi televisivi e radiofonici a favore dell’omosessualità é punibile con 4 anni di reclusione.

L’approvazione della legge al Parlamento ha provocato dure reazioni internazionali, anche da parte dei paesi tradizionalmente alleati all’Uganda: Stati Uniti e Gran Bretagna. “Siamo profondamente scioccati dall’approvazione della legislazione contro l’omosessualità del Parlamento Ugandese”, dichiara il Portavoce del Dipartimento di Stato Americano Jen Psaki.

L’Associazione Americana del Turismo ha lanciato un appello alle agenzie turistiche occidentali a boicottare l’Uganda se la legge verrà firmata dal Presidente Museveni.

Il Magnate Britannico Richard Branson ha lanciato un appello simile rivolto alle multinazionali americane ed europee.

Vari analisti politici regionali sono propensi a credere alle dichiarazioni di estraneità del Presidente e Primo Ministro Ugandese. “L’infame legge anti gay fu rinviata nel dicembre 2012 a seguito dello scandalo provocato da Rebecca Kadaga che strumentalizzò la benedizione ricevuta da Papa Benedetto XVI presso la Basilica di San Pietro per far approvare la legge. La discussione parlamentare si doveva tenere nel febbraio 2013 ma il Presidente Museveni la impedì rinviandola ad una data non stabilita.

Rebecca Kadaga ha effettuato un colpo di stato istituzionale per far approvare la legge anti gay che é inserita nella lotta per il potere che da due anni sta lacerando il partito. Kadaga nutre mire Presidenziali e si é posta in netto contrasto con il Presidente Museveni e il Primo Ministro Mbabazi, arrivando a compiere atti totalmente assurdi come annullare la Commemorazione di Nelson Matiba Mandela il 10 dicembre 2013 solo perché era stata proposta dal Primo Ministro.”, spiega il Professore di politica internazionale presso l’Università della Makerere, Kampala.

Rebecca Kadaga nel 2013 ha guidato il gruppo di Parlamentari ribelli all’interno del National Revolutionary Mouvement (il partito al potere) ed é sospettata di avere contatti con l’ex capo dei servizi segreti Generale David Sejusa accusato nel marzo 2013 di alto tradimento e fuggito in Gran Bretagna. Il Generale Sejusa nel novembre 2013 ha fondato un movimento di liberazione clandestino promettendo di rovesciare con le armi il regime “dittatoriale” del Presidente Yoweri Museveni.

Il Presidente non é mai stato un simpatizzante dei gay. Li odia profondamente a causa della sua radicata cultura macho militare. Il suo atteggiamento ambiguo é evidenziato dal fatto che non ha mai bloccato ma solo rinviato in eterno la discussione parlamentare della legge anti gay, per ragioni di real politik ed immagine internazionale del paese. Forse, a causa della guerra all’ultimo sangue tra lui e Rebecca Kadaga, la legge ha grosse possibilità di non essere firmata dal Presidente che ha interpretato l’approvazione parlamentare come un insulto personale e un attentato alla sua autorità”, spiega il Professore della Makerere.

Il Presidente Museveni ha messo in discussione anche la firma della seconda legge moralista quella contro la pornografia, dove si vieta di indossare la minigonna.

Sconforto ed indignazione per la mancata firma dei due disegni di legge da parte del Presidente Museveni provengono dai leader religiosi che approvano l’atto incostituzionale di Rebecca Kadaga. Durante il sermone Natalizio, Monsignore Stanley Ntagali, Arcivescovo della Chiesa dell’Uganda di orientazione anglicana, ha pubblicamente benedetto Kadaga per aver offerto al popolo ugandese il più bel regalo di Natale.

Anche l’Arcivescovo della Chiesa Cattolica Cyprian Kizito Lwanga durante il suo sermone natalizio ha violentemente denunciato l’omosessualità entrando in netta contraddizione con la denuncia di  presunte violazioni dei diritti umani in Uganda esternata qualche minuto prima. L’Arcivescovo Lwanga durante il suo sermone ha toccato argomenti estremamente sensibili come la recente rimozione del sindaco di Kampala, Erias Lukwago, accusato di corruzione ed incompetenza. Il discorso del rappresentante della Chiesa Cattolica non ha trovato eco presso il Nunzio Apostolico in Uganda e il Presidente Museveni ha preferito ignorarlo per non alzare polemiche contro produttive per i rapporti tra il Governo e la Santa Sede, soprattutto in previsione di una visita del Santo Padre prevista per il luglio 2014 ma non ancora confermata dal Vaticano.

Fulvio Beltrami

Kigali, Rwanda.

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