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Genocide Fax

 Never Again in memoria al Gencodio Ruandese del 1994

Di Michael Dobbs,

Traduzione di Fulvio Beltrami

New York Times 9 gennaio 2014

Titolo originario: The Shroud Over Rwanda’s Nightmare

http://www.nytimes.com/2014/01/10/opinion/the-shroud-over-rwandas-nightmare.html?_r=0

Washington. Questo sabato, vent’anni fa, il comandante delle Forse di Pace delle Nazioni Unite scrisse un fax codificato ai suoi superiori a New York conosciuto come il Fax del Genocidio. Cintando informazioni ricevute da una figura chiave che formava le milizie pro governative, il Generale Brigadiere Roméo Dallaire avvisò di un complotto per lo sterminio dei Tutsi.

Il rifiuto da parte delle Nazioni Unite di approvare i piani del Generale di effettuare raid nei covi segreti dove venivano custodite le armi ha evidentemente aperto la via al peggiore dei genocidi dopo l’Olocausto. Eppure le prove sottoposte al Tribunale Internazionale dei Crimini in Ruanda, alcuni di esse ancora protette dal segreto istruttorio, rivelano una situazione più complicata di quella normalmente descritta.

Nuovi dettagli sul misteriose informatore del Generale Dallarie, conosciuto come “Jean-Pierre” fanno comprendere che la storia a volte prende molto tempo per rivelare i suoi segreti. Importanti documenti che potrebbero risolvere misteri e ambiguità relative la genocidio ruandese rimangono ancora segreti.

É comunemente riconosciuto che la Comunità Internazionale ha miserabilmente fallito nello sforzo di proteggere la popolazione del Rwanda. Vent’anni più tardi c’è ancora molto ad apprendere. Le nuove evidenze non assolvono le Nazioni Unite e il Governo Occidentale per aver fallito a prendere azioni immediate, ma illuminano come le informazioni di “Jean-Pierre” potevano aiutare a prendere decisioni giuste. Un monito per le attuali crisi come quelle in Repubblica Centrafricana o in Sud Sudan.

La scintilla che ha provocato il genocidio ruandese é stato l’abbattimento dell’aereo che ospitava il Presidente Juvenal Habyariamana il 6 aprile 1994. Nei successivi cento giorni le milizie Hutu uccisero almeno mezzo milione di Tutsi assieme a decine di migliaia di Hutu moderati. Questi massacri avvennero all’interno della guerra tra il Regime Hutu e la ribellione Tutsi che invase il Rwanda dal vicino Uganda.

Se il genocidio fosse stato pianificato e quindi prevedibile potrebbe rimanere nell’ambito dei dibattiti accademici, politici e legali. Il Fax del Genocidio é parte integrante di questo dibattito. Molti dubbi sono sorti sui motivi di “Jean-Pierre” che lo spinsero a collaborare con il Generale Dallaire, la veridicità delle sue informazioni e il suo destino dopo che la sua richiesta di protezione fu rigettata dalle Nazioni Unite.

Non possediamo molte notizie su Jean-Pierre Abubakar Turatsinze (il suo nome completo fu rivelato dal Tribunale Internazionale dei Crimini in Ruanda). Di mezzo sangue ha operato in entrambe le fazioni del Ruanda politicamente ed etnicamente diviso. Nonostante che le sue informazioni sul piano di sterminio contro i Tutsi ideato dai gruppi paramilitari Hutu si sono rivelate molto accurate, Jean-Pierre ha ingannato i Caschi Blu su alcuni punti chiave.

Importanti dettagli sul suo passato e sull’eventuale destino incontrato sono stati rivelati nel 2003 un una intervista rilasciata agli investigatori del Tribunale di Arusha da sua moglie che all’epoca non fu divulgata ma che ora é disponibile.

Al momento del suo matrimonio, nel 1990, lavorava come autista presso un alto ufficiale dell’esercito ruandese. Dopo il caos seguito dall’invasione ribelle, Jean-Pierre usò le sue conoscenze per divenire un intermediario delle milizie Interahamwe, che avevano come principale obiettivo quello di difendere il regime razziale Hutu.

Curiosamente, il fatto che si fosse spostato con una donna Tutsi e che fosse il prodotto di un matrimonio Tutsi-Hutu contratto dai suoi genitori, non presentò problemi nella confidenza accordategli dalle Interahamwe, almeno fino alla fine del 1993.

Nello stesso periodo  vi era l’eventualità che  a Jean-Pierre gli fosse stato chiesto di uccidere la sua consorte, come informò la stessa moglie, per essere credibile dinnanzi al Governo che stava pianificando i massacri. “Visto che sono Tutsi e che sua madre era una Tutsi, capii che i massacri si stavano per essere orientati verso la popolazione Tutsi”, dichiarò sua moglie ai magistrati.

Jean-Pierre informò il Generale Dallaire che nel gennaio 1994 aveva ricevuto l’incarico di registrate tutti i Tutsi residente a Kigali, per il loro sterminio. Informò che l’esercito ruandese stava fornendo armi alla milizia Interahamwe. Presentò come prove documenti siglati dai timbri ufficiali dell’esercito e da un timbro del partito al potere. Con quelle armi le Interahamwe commisero centinaia di migliaia di omicidi durante il Genocidio.

Il Tribunale di Arusha ha comprovato che l’esercito ruandese non solo forniva armi alle Interahamwe ma provvedeva loro training militare. Comunque il tribunale non fu mai convinto che armi e addestramento fossero elargite con lo scopo di sterminare i Tutsi, come Jean-Pierre ha sempre sostenuto. Il Tribunale é più propenso a ipotizzare che le Interahamwe servissero come forza supplementare per contrastare l’avanzata del Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame. Il Tribunale ipotizzó che le liste dei sospetti oppositori del regime, redatte dalle Interahamwe non fossero focalizzate sull’appartenenza etnica.

(In queste liste compaiono molti esponenti politici, militari e attivisti hutu originali del sud e del centro del paese sospettati di essere dei traditori. La maggior parte di queste persone all’interno delle liste fu sterminata – Nota Del Traduttore NTD)

Le prove sottomesse al Tribunale di Arusha mostrano che Jean-Pierre  poteva avere altri motivi oltre a quelli dichiarati per richiedere la protezione delle Nazioni Unite. Il partito al potere lo sospettava di vendere armi alla fazione di ribelli tutsi presente nel vicino Burundi. Secondo alcuni testimoni poteva essere diventato un doppio agente a favore del Fronte Patriottico Ruandese che lo avrebbe utilizzato per capire informazione dall’interno delle Interahamwe.

Le prove e le testimonianze riportate non sono sufficienti per affermare che Jean-Pierre fosse realmente un doppio agente a favore del FPR ma sono chiari i suoi contatti con i partiti di opposizione alleati alla ribellione Tutsi.

Secondo un documento cifrato delle Nazioni Unite, Faustin Twagiramungu, un oppositore Hutu, accettò di introdurre Jean-Pierre al Generale Dallaire. Questi collegamenti con l’opposizione spinsero la Francia e il Belgio a sospettare che Jean-Pierre stesse compiendo un’opera di disinformazione.

Nelle sue memorie pubblicate nel 2003 “Stringere la Mani al Diavolo”, il Generale Dallaire ventilò la possibilità che il suo informatore fosse ritornato nei ranghi delle Interahamwe, furioso e disilluso della passività dei Cachi Blu, divenendo un genocidario. Jean-Pierre informò il Generale Dallaire durante il loro ultimo incontro che stava pianificando di fuggire nello Zaire per raggiungere un campo di addestramento

(I campi di addestramento erano rivolti all’esercito e alle milizie genocidarie sconfitte dal FPR e salvate dall’esercito francese grazie alla infame Operazione Tourquoise. I campi di addestramento erano ubicati all’interno dei campi profughi di Goma (Nord Kivu) e Bukavu (Sud Kivu) gestiti dalle Agenzie umanitarie ONU e dalle Ong Internazionali – NDT).

Secondo sua moglie Jean-Pierre si diresse verso la Tanzania e raggiunse la ribellione del FPR. Nel marzo 1994, due settimane prime dell’assassinio del Presidente, Jean-Pierre si spostò verso i territori liberati dalla ribellione nel nord del Rwanda, dove allacciò una collaborazione con alti ufficiali del FPR secondo alcune testimonianze.

Alla fine del 1994, un ministro del nuovo governo, informò la famiglia che Jean-Pierre era stato ucciso durante un combattimento.

Le circostanze della sua morte rimangono un mistero, come sua moglie ha riferito ai Magistrati: “Ancora oggi non so se é vivo o morto”.

Il Generale Dallarie ha dichiarato al Tribunale che é stato il suo istinto a fargli inviare il Fax del Genocidio, che seguiva una lunga serie di avvertimenti sulla imminente tragedia inviati a New York, tutti sottovalutati o ignorati. Affermò che le truppe dei caschi blu in Rwanda riconoscevano la sua autorità ma che i suoi superiori a New York pretendevano qualcosa in più del suo istinto per autorizzare una offensiva militare contro le milizie genocidarie.

Recenti rapporti segreti rilasciati dallo Dipartimento di Stato Americano rivelano che gli alti ufficiali delle Nazioni Unite, costantemente informarono gli Stati Uniti , Francia e Belgio sull’andamento della crisi ma l’Amministrazione Clinton era poco incline ad autorizzare un intervento in Rwanda dopo il “Black Hawk Down” avvenuto nel ottobre 1993 in Somalia.

(Il 03 ottobre 1993 il commando Americano in Somalia organizzò un’operazione per catturare il Signore della Guerra somalo Aidid Mohamed Fhara presso il mercato di Medina a Mogadiscio, capitale della Somalia. L’operazione che doveva durare qualche ora, si trasformò in un infernale combattimento urbano che durò tre giorni e si concluse con la sconfitta dei soldati americani. Durante i combattimenti gli americani persero due elicotteri da guerra Black Hawks e 19 soldati. Da parte somala si contò un migliaio di vittime, molte di esse civili. I corpi nudi dei piloti degli elicotteri americani furono trascinati dai miliziani di Aidid grazie a delle jeep Pick-Up per tutta la città in segno della loro vittoria. Dopo la battaglia il Governo americano decise di ritirare le sue truppe dalla Somalia. – NDT)

Le rivelazioni di Jean-Pierre sono un chiaro indicatore di quanto ancora dobbiamo conoscere del genocidio ruandese. I rapporti che potrebbero chiarire i numerosi misteri e far comprendere che la tragedia poteva essere evitata sono ancora custoditi da Washington, New York, Parigi, Brussel, Ginevra, Arusha e Kigali al chiaro scopo di impedire l’opinione pubblica internazionale di fare luce sulla tragedia. Per trarre le corrette lezioni dalla storia, necessitiamo di conoscere la verità.

Michael Dobbs é direttore della documentazione scritta e orale del genocidio ruandese presso il Holocaust Memorial Museum e presso il National Security Archive degli Stati Uniti.

 

 

 

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