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Il Presidente Yoweri Museveni ha rifiutato di porre la firma sulla controversa legge conto l’omosessualità che ha scatenato una guerra interna all’interno del partito al potere il National Revolutionary Mouvement (NRM) e un tsunami di proteste internazionali.

Nella lettera indirizzata al Parlamento il Presidente Museveni chiarisce le ragioni del suo rifiuto.

Riproduciamo di seguito alcuni passaggi tra i più importanti.

“Questa legge é inutile in quanto i gay si nasconderanno continuando a praticare i loro atti omosessuali e lesbo per denaro.

Il cuore della proposta di legge é il dibattito sulla omosessualità per riuscire a definire con esattezza come ci dobbiamo comportare dinnanzi a queste persone anormali. Le dobbiamo uccidere? Le dobbiamo imprigionare per tutta la loro vita? Oppure dobbiamo aiutarle per farle uscire dal loro stato di anormalia fisica e psicologica?

Io sono più propenso per questa soluzione. Occorre comprendere le ragioni che spingono un essere umano a compiere tali bestialità in modo di poterlo aiutare efficacemente. Per esempio le lesbiche diventsno tali perché sono brutte e non riescono a trovare un marito. Aiutiamo a trovare un partner e formare una famiglia normale. Vedrete che saranno grate. Se le imprigioniamo le trasformiamo in martiri.

L’omosessualità é causata da una forma di malattia mentale che é curabile e dalla prostituzione istigata dagli espatriati occidentali. Concentriamoci a risolvere queste cause e non a punirle.

Le reazioni alla decisione del Presidente Museveni di rigettare il famoso Kill the Gay Bill, non si sono fatte attendere dalla parte della associazioni in difesa dei diritti umani che parlano di un importante passo in avanti nella difesa della dignità umana e delle minoranze sessuali in Uganda.

Ovviamente il discorso del Presidente Museveni non é a favore dei gay, considerati dei malati mentali da curare, ma rappresenta una vittoria per la società civile ugandese e il movimento internazionale per i diritti degli omosessuali e lesbiche.

Nonostante le definizioni del Presidente rivolte a queste persone da lui considerate anormali rasentino la parodia comica e siano un’innegabile offesa verso coloro che hanno scelto diverse strade sessuali rispetto a quella comunemente accettata, é preferibile che una lesbica sia considerata tale in quanto non trova nessuno per sposarsi rispetto alla possibilitá di languire dimenticata  in una prigione ugandese dove ogni giorno sarà vittima di stupri collettivi fino a quando non indivuera’ il suicidio come unica via di libertà.”, commenta un attivista gay ugandese sotto protezione di anonimato.

I continui riferimenti alla pena di morte fatti sia dal Presidente che dal Primo Ministro fanno dubitare vari attivisti ed esperti politici regionali che la pena capitale prevista nella legge originaria del 2009 sia stata realmente sostituita con l’ergastolo. Un dubbio difficile da verificare in quanto in Uganda nessuno, all’infuori del Parlamento e del Primo Ministro, sembra aver avuto la possibilità di consultare l’attuale testo di legge votato il 20 dicembre 2013.

La legge anti-gay é inserita all’interno di un acceso dibattito interno al partito (NRM) e all’interno delle Forze Armate (UDPF) per l’eventuale passaggio di potere in atto dal 2012 a seguito di una volontà, mai dichiarata ufficialmente ma molto probabile, del Presidente Museveni di ritirarsi, preferendo gestire il paese per procura.

I candidati alla successione: Amama Mbabazi e Rebecca Kadaga si stanno disputando la possibilità di divenire il candidato ufficiale del NRM per le prossime elezioni Presidenziali previste nel 2016 attraverso una guerra istituzionale e intrighi di potere senza esclusione di colpi.

Nel rifiutare di approvare la legge anti gay e nell’obbligare il Parlamento ad una approvazione postuma dell’intervento militare in Sud Sudan, il Presidente Yoweri Museveni ha voluto lanciare un messaggio alla nazione di essere ancora capace di mantenere saldamente le redini del potere.

Ora si attendono le reazioni del movimento omofobico ugandese capitanato dalla Chiesa Anglicana e in modo subdolo, dalla Chiesa Cattolica. Due giorni fa alcuni parlamentari avevano promesso manifestazioni popolari di massa per chiedere le dimissioni del Presidente in caso che non firmasse la legge.

Vedremo se queste manifestazioni saranno indette nei prossimi giorni. La possibilità di queste manifestazione é ridotta grazie al monito lanciato tre giorni fa da un alto dirigente delle Squadre Speciali Anti Sommossa, conosciute anche con il nome di “Black Mamba”: “Siamo pronti ad ogni eventualità. La polizia risponderà con la massima efficacia a tutti i tentativi eversivi che saranno compiuti dai sostenitori di questa legge qualora essa venga rigettata dal Presidente Museveni».

Forse la minaccia non sarà necessaria, perché come fa notare l’attivista gay ugandese interpellato: “Alla gente comune non importa nulla dei gay. Sono concentrati sui reali problemi del paese quali sanità, educazione, disoccupazione e sviluppo”.

Fulvio Beltrami

Kigali Rwanda.

 

 

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3 thoughts on “Gay in Uganda. Il Presidente Museveni rifiuta di firmare la legge.

    • Scusa il ritardo con cui rispondo. La decisone dovrebbe essere definitiva. Esiste comunque sempre il tentativo di far cambiare idea a Museveni. In realta’ il Presidente ha sempre considerato la legge una boita antiproduttiva. Gli ultimi aggiornamenti dovrebbero essere pubblicati oggi da Gaynews.

      P.S. complimenti per il tuo blog. Molto interessante e con un’ottima grafica.

      Ciao

      • Sembra che bisognerà attendere l’esito dell’approfondimento “scientifico” che dovrebbe stabilire se l’omosessualità sia una malattia o un crimine… In altre parole, Museveni temporeggia come sempre, anche se non potrà rimandare una decisione all’infinito.

        P.s.: grazie mille 🙂

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