Home

186666_CENTRAFRICA-UNREST(1)

Bouar é una delle principali città della Repubblica Centroafricana, da diverse settimane isolata dal resto del paese. Il network telefonico é stato distrutto e sono in atto intensi combattimenti e pulizie etniche.

Al Jazeera ha raccolto tramite email la drammatica testimonianza di Padre Mirek Cucwa di nazionalitá Polacca, sulla situazione della città di Bouar, che viene qui tradotta e riprodotta in forma integrale dal testo originale.

 

Email di Padre Mirek Cucwa ad Al-Jazeera.

La terza settimana di gennaio é stata la più difficile e tragica della storia della città di Bouar nel Ovest della Repubblica Centroafricana.

Il 13 gennaio i miliziani anti-Balakas hanno ucciso due mussulmani, uno vicino alla località di Haoussa e l’altro lungo la strada che porta a Bohong. Non conosciamo i motivi di questi omicidi.

Due giorni dopo i miliziani Séléka hanno abbattuto un abitante del villaggio di Yongoro. Le anti-Balakas non hanno desistito nel replicare.

Giovedì 16 gennaio le milizie anti-Balakas hanno intercettato un camion che trasportava delle famiglie mussulmane, uccidendo 10 persone e ferendone molte altre, tra esse donne e bambini. Si é detto che nel camion c’erano anche dei guerriglieri Séléka in abiti civili che hanno aperto il fuoco per primi.

Questo incidente ha impedito il proseguo dei negoziati in corso tra le due milizie rivali.

Venerdì 17 gennaio, verso il mezzogiorno, i anti-Balakas hanno attaccato la base dei Séléka. I combattimenti sono durati tre ore terminandosi con la ritirata dei anti-Balakas. Non conosciamo il numero esatto dei caduti. Più tardi, sempre venerdì, i Séléka hanno iniziato ad appiccare il fuoco alle case vicino alla loro base. Non conosciamo quali danni hanno provocati questi “soldati”.

La popolazione si é rifugiata all’interno della chiesa e del seminario. Nella Cattedrale hanno trovato rifugio 3.000 persone , altre 2.000 nella chiesa come nella moschea. Non conosciamo l’esatto numero dei rifugiati. La linea telefonica é interrotta rendendo difficili le comunicazioni, possibili solo attraverso i telefoni satellitari.

Abbiamo iniziato a vedere girare per la strada giovani armati di machete, fucili, lance e frecce. Sono Musulmani e Cristiani impegnati a cacciare Mussulmani e Cristiani.

Una famiglia di mussulmani rifugiata nella chiesa era stata attaccata dai loro vicini Cristiani. Il padre e altri membri della famiglia sono stati feriti. Una delle ragazze ci ha detto: “Sono stati i nostri vicini. Andavamo a scuola insieme, giocavamo insieme e siamo cresciuti nello stesso distretto”.

Sabato18 gennaio ci siamo svegliati con la notizia che i anti-Balakas stavano preparando una nuovo offensiva contro i Séléka. Li volevano punire a tutti i costi.

Siamo riusciti ad informare i comandanti delle forze Francesi e dell’Unione Africana, nonostante i problemi di comunicazione. Le truppe dell’Unione Africana sono state presenti a Bouar, fino alla fine di ottobre 2013 ma non erano in numero sufficiente per contenere l’attuale crisi.

Vi sono alte possibilità che qui a Bouar si verifichi un genocidio nonostante tutti gli sforzi della comunità per evitarlo.

Chiediamo urgentemente l’intervento dei soldati Francese e dei Caschi Blu. Altrimenti, i miliziani continueranno a creare il caos e il numero dei morti e feriti aumenterà drasticamente.

L’unico modo per evitare il massacro é un intervento militare. Questa responsabilità grava sulle spalle dei comandanti militari.

Noi continuiamo a pregare che qualcosa possa cambiare.

Le due milizie si definiscono Mussulmani o Cristiani. In realtà non hanno religione.

 

 

Questa disperata richiesta di aiuto di Padre Mirek Cucwa, amato da Cristiani e Mussulmani, é una prova inconfutabile che la Chiesa Cattolica, a differenza del genocidio in Rwanda del 1994, nella Repubblica Centroafricana non supporta le milizie cristiane conosciute sotto il nome di “anti-Balaka”.

Fino ad ora non sono giunte notizie di un intervento dell’esercito francese o dei Cachi Blu per ristabilire la pace nella città di Bouar dove la pulizia etnica compiuta da entrambe le parti probabilmente sta continuando.

La città di Bouar é stata già all’epicentro delle violenze religiose il 26 ottobre 2013, quando le milizie cristiane hanno attaccato la città uccidendo 18 persone e ferendone altre 12.

La testimonianza del Dr. Danie Wea é stata riportata solo da Al-Jazeera in un articolo pubblicato il 8 novembre 2013:  “Massacre Evidence in CAR

Il massacro dell’ottobre 2013 rappresenta il preludio della violenze attualmente in corso nella strategica città della Repubblica Centroafricana. Come é possibile che Bouar non sia presidiata dalle truppe francesi quando é un noto e strategico epicentro delle violenze nel paese?

La passività dell’esercito francese può essere spiegata da una agenda segreta di Parigi verso il Centroafrica?

 

L’articolo originale in lingua inglese é reperibile presso il link:

http://www.aljazeera.com/news/africa/2014/01/car-town-2014121185327350926.html

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...