Home

Jacques De Groote ---Jacques De Groote

Un ex amministratore del Fondo Monetario Internazionale dinnanzi alla giustizia Svizzera”, intitola l’articolo pubblicato sul giornale svizzero Les Temps, mercoledì 02 novembre 2011.

Si tratta di Jacques De Groote, ex Direttore Esecutivo del FMI (1973-1994) e della Banca Mondiale (1975-1991) di nazionalità Belga arrestato nel luglio 2011 dalle autorità Svizzere e comparso presso il tribunale penale federale di Bellinzona.

Due i capi d’accusa: riciclaggio aggravato di denaro e frode finanziaria. Assieme a De Groote finiscono in giudizio Marek Cmejla, Jiri Divis, Antonin Kolacek, Oldrich Klimecky e Petr Kraus tutti di nazionalità ceca.

Secondo le autorità gli imputati avevano creato una banda a delinquere orchestrando tra il 1997 e il 2002 appropriazioni indebite di fondi della più importante società energetica Ceca: la Mostecká Uhelná Spoleznots (MUS) attiva nell’estrazione e il commercio del carbone. l’appropriazione indebita di fondi aveva lo scopo di ottenere il controllo della società in previsione della sua privatizzazione.

Come primo provvedimento le autorità giudiziarie ordinano il congelamento di 660 milioni di Franchi Svizzeri (539,8 milioni di euro). L’arresto é stato preceduto da sei anni di accurate investigazioni condotte da tre Giudici federali che hanno scoperto la fitta rete di compagnie off-shore in Fribourg, Liechtenstein e Cipro dove convogliavano i fondi rubati.

Il processo, iniziato il 13 maggio 2013 si é concluso il 10 ottobre 2013.

Durante le investigazioni e il processo si é stabilita la machiavellica dinamica della truffa. La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale imposero alla Repubblica Ceca un processo di privatizzazioni simile a quelli imposti alla maggioranza dei Paesi del Blocco sovietico, durante il periodo che Jacques De Groote era il Direttore esecutivo di entrambi gli Istituti Internazionali.

Un anno primo della fine del suo mandato De Groote divenne presidente della compagnia svizzera “Appian Group”, con sede a Fribourg e specializzata in investimenti nelle compagnie privatizzate dell’Europa Centrale e nel Est Europa, in particolare nella Repubblica Ceca.

In pochi mesi la Appian Group divenne la più grande e potente compagnia finanziaria nella Repubblica Ceca. Oltre a controllare le miniere della MUS, acquistò la ditta automobilistica Skoda e altre ex compagnie statali, impiegando 15.000 persone.

Grazie all’influenza presso la Banca Mondiale e il FMI Jacques De Groote e i suoi compari riuscirono ad acquistare le ditte grazie ad una sottovalutazione del loro costo ai danni dello Stato Ceco.

Durante la loro gestione si intascarono i 600 milioni di Franchi Svizzeri, che furono riciclati nei conti bancari in Svizzera, Liechtenstein e Cipro. L’operazione fu scoperta grazie ad una denuncia del Direttore di una ditta svizzera: Alain Aboudaram fatta alle autorità giudiziarie nel 2004.

Un classico esempio degli intrighi dell’alta finanza che permettono all’esigua élite mondiale di mantenere il potere a scapito della maggioranza della popolazione mondiale.

Purtroppo il caso MUS é solo la punta dell’iceberg della attività eversiva di Jacques De Groote, strettamente legate con due Paesi Africani: lo Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) e il Rwanda.

La carriera di Jacques De Groote inizia nel maggio 1963 quando viene assunto presso il dipartimento delle relazioni internazionali della Banca Nazionale del Belgio.

Agli inizi degli anni Sessanta il Re Baudouin stava perdendo la sua colonia più preziosa: il Congo. Il 30 giugno 1960 un giovane Primo Ministro negro: Patrice Lumumba chiarì alla cerimonia del passaggio di potere, presieduta da Re Baudouin, che l’indipendenza non era un regalo del Belgio ma atto forzato per evitare una guerra d’indipendenza che sarebbe stata perduta dalla ex potenza coloniale. Chiarì inoltre che da quel momento le relazioni tra i due Paesi sarebbero state paritarie.

Qualche mese dopo il sergente Joseph Mobutu divenne Ministro della Difesa ed incarcerò Patrice Lumumba che fu assassinato nel gennaio 1961 nella provincia del Katanga da due agenti segreti belgi in accordo con la CIA.

Il 24 novembre 1965 Mobutu prese il potere destituendo il Presidente Joseph Kasa-Vubu ed inaugurando una delle più brutali dittature che l’Africa abbia mai conosciuto. Kasa-Vubu fu posto agli arresti domiciliari a Bomo, Congo Centrale dove muori in circostanze misteriose nel 1969.

Tra il marzo 1966 e il maggio 1969 Jacques De Groote divenne il consigliere economico del Governo di Mobutu e consigliere finanziario presso la Banca Nazionale del Congo.

Fu De Groote che convinse il dittatore Mobutu a riconoscere come debito estero nazionale i finanziamenti effettuati nel paese dal Belgio durante il periodo coloniale in violazione della legge internazionale delle Nazioni Unite contro i prestiti odiosi.

Quando un governo contrae debiti a causa di investimenti effettuati da una potenza straniera durante il periodo di occupazione coloniale, questi debiti sono da considerarsi debiti odiosi. Il Paese vittima e la sua popolazione non hanno l’obbligo di onorare tali debiti”.

Grazie all’opera di De Groote il Congo ripagò immediatamente al Belgio 120 milioni di dollari accedendo ad un prestito concesso dalla Banca Mondiale.

Dal 1973 al 1994 Jacques De Groote divenne il Direttore Esecutivo del Fondo Mondiale Internazionale e della Banca Mondiale.

Durante questo periodo De Groote supportò attivamente il regime di Mobutu intervenendo varie volte per riallacciare le relazioni tra lo Zaire, il FMI e la Banca Mondiale, nonostante le documentate violazioni dei diritti umani omessi nel Paese.

Pur convenendo sulla necessità di approfondire il ruolo giocato da Jacques De Groote durante il regime di Mobutu, questo interessante argomento non é il soggetto dell’inchiesta.

Jacques De Groote e il Rwanda

L’eminenza grigia della Grande Finanza internazionale é il responsabile diretto delle cause che portarono al genocidio in Rwanda consumatosi nel 1994.

Come hanno dimostrato le accurate inchieste delle giornaliste Béatrice Delvaux e Colette Braeckman, entrambe del quotidiano Le Soir, Jacques De Groote fu l’autore della devalutazione del Franco Ruandese nel 1991.

Nel gennaio 1991 il Direttore Esecutivo del FMI e Banca Mondiale De Groote era socio dalla Géomines di proprietà del Barone Van Den Branden. La Géomines possedeva il 51% della Somirwa, la principale compagnia mineraria statale del Rwanda, di fatto proprietà personale del Presidente Juvenal Habyarimana.

La Somirwa, dilaniata dalla corruzione e malversazione, attraverso la Géomines, chiese alla Banca Mondiale un importane prestito di 4 milioni di dollari. De Groote divenne il principale sostenitore della richiesta sottoposta dal Governo Ruandese avendo individuato un’ottima opportunità speculativa.

Proponendo la devalutazione della moneta nazionale De Groote assicurava alla Banca Mondiale un aumento di fatto del prestito concordato e contemporaneamente una maggiore competitività sui mercati internazionali dei minerali esportati dalla Somirwa. Grazie a De Groote l’azienda statale ruandese ottenne il prestito nonostante che non rispondesse a nessun criterio stabilito dalla Banca Mondiale per concedere prestiti di tale entità.

Jacques De Groote effettuò un’altra speculazione convincendo la Banca Mondiale a rivolgersi presso la Nagelmaekers Bank per la liquidazione del prestito, dove possedeva importanti azioni societarie.

Questo colossale conflitto di interessi fu tollerato dalla Banca Mondiale e dal Governo Ruandese a causa degli immensi servizi di Jacques De Groote resi ad entrambi le parti.

Negli anni Ottanta, quando il debito estero esplose in vari Paesi Africani, il Rwanda e il Burundi erano tra i rari Paesi con una percentuale molto bassa di debito. Grazie all’operato di De Groote Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale esentarono il Rwanda dalla politica di austerità economica e di interruzione dei prestiti attuata agli altri Stati Africani.

Tra il 1976 e il 1994 il debito estero ruandese aumentò di venti volte. Dai 49 milioni di dollari del 1976 si arrivò a 1 miliardo nel 1994. Il 84% dei debiti erano stati contratti con la Banca Mondiale e il FMI.

La montagna di prestiti concessi finì per la maggior parte nei conti privati del dittatore Habyariamana e della sua famiglia. Quello che rimase servì per finanziare l’esercito e le milizie genocidarie.

Il mancato utilizzo dei prestiti per rafforzare l’esportazione di caffè e the, abbinato al crollo dei prezzi di questi due prodotti, creò un deficit di valuta pregiata presso la Banca Mondiale e una spaventosa crisi economica.

La devalutazione del Franco Ruandese aumentò i prezzi dei beni di primo consumo importati. La situazione di banca rotta finanziaria portò il Governo a non essere più in grado di garantire il regolare pagamento degli stipendi all’amministrazione pubblica. Miglia di contadini concentrati nella produzione di caffè e the fallirono e la disoccupazione aumentò spaventosamente.

Il Governo aumentò le tasse per poter pagare gli interessi dei crediti ricevuti. Allo stesso tempo diminuì la pressione fiscale alle multinazionali Francesi e Belghe.

Tra il 1990 e il 1994 Jacques De Groote supervisionò varie indagini sull’impatto dei prestiti concessi al Rwanda sotto pressione della Comunità Internazionale preoccupata della situazione del paese. Ogni indagine fu abilmente manipolata per  rassicurare che i prestiti erano stati utilizzati propriamente.

Secondo i rapporti la situazione era dovuta da congiunture economiche internazionali e dallo sforzo finanziario che il Governo Ruandese era costretto a sostenere per finanziare la guerra contro la ribellione tutsi del Fronte Patriottico Ruandese proveniente dall’Uganda.

I vari rapporti negarono l’utilizzo dei prestiti per il riarmo dell’esercito e delle milizie genocidarie.

Al contrario, almeno il 42% dei prestiti furono utilizzati per l’acquisto di armi e munizioni presso ditte Francesi e Belghe. Il costo per trasportarle dall’Europa fu imputato al Ministero delle Infrastrutture, mentre le spese logistiche dell’esercito per combattere la ribellione furono imputate al Ministero della Sanità. Il tutto attraverso fatture false e contabilità alterata, frodi finanziarie avvallate dai vari audit compiuti dalla Banca Mondiale e dal FMI.

All’interno delle due istituzioni finanziarie internazionali nel 1992 iniziò ad aumentare i sospetti e le preoccupazioni per l’indirizzo di estremismo razziale intrapreso dal Governo Habyariamana come reazione alle vittorie del Fronte Patriottico Ruandese. Alcuni esperti ventilarono della possibilità di un genocidio. Dubbi e timori abilmente smentiti da Jacques De Groote, nonostante che alcune Ong internazionali avessero nel 1991 attirato l’attenzione della Comunità Internazionale denunciando dei massacri della minoranza tutsi avvenuti in Rwanda.

La propaganda di odio razziale che permise il genocidio fu resa possibile grazie al livello di disperazione della popolazione rovinata dai debiti contratti dalla Banca Mondiale e FMI. Dal 1982 al 1994 si assiste ad un terribile processo di impoverimento della popolazione. Nello stesso periodo i conti bancari esteri della Famiglia Habyariamana e dei fedeli del regime aumentarono del 38%.

Le disastrose conseguenze sociali della politica economica della Banca Mondiale e FMI adottata al Rwanda, abbinato al crollo del prezzo del caffè e del the (conseguenza diretta degli accordi di Bretton Woods), giocarono un ruolo chiave nella crisi Ruandese. L’incontrollabile malcontento popolare fu convogliato dal regime di Habyariamana verso l’odio etnico e il genocidio.

L’operato di Jacques De Groote va inserito nel contesto generale della politica estera Francese dell’epoca rivolta all’Africa e al Rwanda in particolare. Una politica tesa a bloccare l’offensiva Anglofona per sottrarre l’influenza di Parigi in Africa, iniziata nel 1987 con la presa del potere della guerriglia guidata da Yoweri Museveni, attuale Presidente dell’Uganda.

Un’inchiesta condotta dal Wall Street Journal sul ruolo giocato da Jacques De Groote nello Zaire e Rwanda, arrivò alla conclusione che l’operato di questo pirata finanziario era una terribile combinazione di interessi privati, conflitti di interesse e esigenze geo-strategiche internazionali.

La Corte Criminale Federale della Svizzera ha condannato gli imputati Cechi a pene di reclusione dai tre ai quatto anni e mezzo. Jacques De Groote, é stato condannato a pagare una multa, ma i capi di accusa nei suoi confronti sono stati sospesi”, recita l’articolo: “Swizz Court convicts six over czech money laundering scheme” pubblicato il 11 ottobre 2013 dal quotidiano svizzero The Local.

Dimostrazione lampante che nonostante tutto i poteri forti e le lobbies internazionali rimangono grati ai proficui servizi resi da Jacques De Groote.

A differenza del Regime di Mobutu, il Governo del Nuovo Rwanda si é rifiutato di rimborsare i debiti contratti dal Regime Habyariamana dalla Banca Mondiale e dal FMI. Debiti che servirono, in ultima analisi, a finanziare il Genocidio.

Fulvio Beltrami

Kigali, Rwanda.

.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...