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NEVER AGAIN 1994. IN MEMORIA DEL GENOCIDIO RUANDESE.

Dinnanzi alla sconfitta in Indocina. inflitta alla Francia dalla guerriglia comunista Viet Minh, il Colonnello Charles Lacheroy, nel 1953 formula la dottrina della Guerra Rivoluzionaria per combattere tutte le guerriglie “eversive” che possono mettere in pericolo la sicurezza degli interessi economici Francesi in Africa.

La dottrina del Colonnello Lacheroy si basa sull’osservazione della organizzazione della guerriglia comunista Vietnamita e sulla dottrina della “Guerra Totale” formulata dal Maresciallo Erich Luderdorff, eroe tedesco della Prima Guerra Mondiale e fedele stratega di Adolf Hitler. La dottrina del Maresciallo Luderdorff fu spietatamente adottata dai reparti d’élite nazisti SS nei paesi Europei occupati dalla Germania e sul fronte Russo, causando oltre 15 milioni di morti.

La Guerra Rivoluzionaria di Lacheroy fu applicata per la prima volta dalla Francia durante la rivoluzione dell’Algeria. Ma é proprio in Rwanda che la dottrina trova la sua applicazione più maniacale.

Charles Lacheroy un genio militare al servizio della Patria.

1953 Indocina. Charles Lacheroy é un ufficiale dell’esercito coloniale francese impegnato a combattere la guerriglia comunista dei Viet Minh che dal 1946 ha ingaggiato  una sanguinosa guerra contro la Francia per ottenere l’indipendenza.

Charles Lacheroy é testimone della fase finale di questa guerra: l’ingloriosa disfatta militare dell’esercito francese decretata con il massacro della battaglia  Dien Bien Phu durata 56 giorni. L’Indocina (attuale Vietnam) é la prima colonia a sfuggire sotto il controllo della Francia che era riuscita faticosamente a mantenere il suo impero d’oltre mare nonostante la patria fosse stata occupata dall’esercito Nazista.

Le colonie d’Africa e Asia  dal 1943 in poi furono vitali per la riconquista della Madre Patria, fornendo le materie prime per la guerra e le truppe necessarie per ricomporre l’esercito francese sconfitto dalla Wehrmacht nel maggio 1940.

Il Governo in Esilio del Generale Charles De Gaulle conta proprio sulle truppe coloniali, composte principalmente da marocchini, tunisini, algerini, senegalesi, maliani, ciadiani e in minima parte da indocinesi, per ottenere una posizione politica paritaria con gli alleati Americani e Inglesi per la riconquista dell’Europa.

Senza l’esercito Afro Asiatico la Francia sarebbe stata costretta ad accettare una posizione del tutto subordinata alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti nella nuova Europa sorta dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Una posizione che probabilmente gli avrebbe impedito di divenire una potenza militare, nucleare ed economica sia a livello europeo che mondiale.

L’ingloriosa perdita dell’Indocina rappresenta un colpo mortale non solo agli interessi economici e geo strategici della Francia. La sconfitta distrugge la politica nazionalistica del ritrovato “Grandeur Francais” su cui si basa la politica post bellica del Governo De Gaulle.

La vittoria di questi comunisti non ci ha sottratto solo la nostra Indocina. Ci ha sottratto l’impero sopravvissuto al Nazismo. Presto inizieranno altre rivolte ovunque seguendo l’esempio Viet Minh”, avrebbe pronunciato il Generale De Gaulle, divenuto Presidente, al momento della firma dell’ordine del ritiro delle truppe francesi dall’Indocina il 12 luglio 1954 , secondo memorie di alcuni tra i suoi collaboratori.

Charles Lacheroy, impegnato sia nei combattimenti in prima linea che nei servizi segreti operanti in Indonesia, osserva le tattiche utilizzate dal Viet Minh che portarono alla vittoria dinnanzi ad un esercito ristrutturato e ben riarmato appartenente alla seconda potenza coloniale occidentale dopo la Gran Bretagna.

Lacheroy comprende l’esistenza di una gerarchia parallela che riesce a creare il sostegno della popolazione ai ribelli comunisti.

Il Viet Minh accompagna ogni indocinese dalla sua nascita alla sua morte, impostandosi delle loro vite e proteggendole. Il Viet Minh é riuscito a creare una perfetta simbiosi dove la popolazione vive per il partito e il partito vive per la popolazione. Non riusciremo mai a vincere questa maledetta guerra”, scrive nel 1953 Lacheroy in un rapporto diretto ai suoi superiori a Parigi.

La gerarchia parallela viene attentamente studiata e descritta da Lacheroy che la sintetizza come un unico machiavellico sistema di potere suddiviso in tre gerarchie distinte.

Una gerarchia che assicura il legame tra popolazione e Vietcong, tramite una piramide di associazioni della gioventù, femminili, anziani professionali, culturali, persino di persone handicappate che lavorano instancabilmente per rafforzare la simbiosi tra partito e il popolo.

Una gerarchia territoriale, suddivisa in regioni, provincie e villaggi, che sostituisce l’amministrazione coloniale creandone una parallela. Questa amministrazione controlla la popolazione non tramite metodi coercitivi ma per affiliazione ideologica, assicurando l’assistenza sanitaria, l’educazione, il rispetto della legge e la difesa tramite l’organizzazione di piccoli ma efficaci gruppi di autodifesa.

Questi gruppi  vengono utilizzati come quinta colonna dietro le linee nemiche francesi per atti di sabotaggio, attacchi militari e servizio di informazione che creano grosse difficoltà ad approvvigionare il fronte, perdite materiali e di uomini che demoralizzano il morale delle truppe francesi proprio come le bande partigiane francesi sabotavano e demoralizzavano l’esercito tedesco durante gli anni di occupazione della Francia.

La Terza gerarchia é rappresentata dal Partito Comunista che, nonostante i suoi iscritti siano il 10% della popolazione, controlla gli altri due sistemi gerarchici. Lacheroy nota che il Partito Comunista Vietnamita non é composto da simpatizzanti e membri ma unicamente da giovani quadri marxisti che organizzano la vita del partito, i combattenti e la popolazione attraverso metodi di propaganda politica associati a “un fanatismo per la causa e un odio contro la civiltà Francese che non ha precedenti nella storia dell’umanità”, afferma Lacheroy in un rapporto inviato a Parigi.

Dopo la guerra dell’Indocina Charles Lacheroy viene spostato presso la Scuola Militare Speciale di Saint- Cyr dove riceve il compito di Consigliere del Ministero della difesa e la creazione del Ufficio della Azione Psicologica.

Questo dipartimento dell’esercito francese, tenuto segreto agli alleati, divenne operativo nelle colonie con l’obiettivo di sedare ogni tentativo rivoluzionario utilizzando i metodi appresi dalla Gestapo e dalle SS.

Alcune fughe di notizie dell’epoca sostennero la presenza all’interno del Ufficio Azione Psicologica,  di collaboratori tedeschi delle due smantellate organizzazioni naziste con il ruolo di istruttori. Queste affermazioni non furono mai comprovate da prove rintracciabili nei documenti segreti declassificati e resi a disposizione del pubblico, ne da testimonianze ufficiali dei soldati arruolati in questo dipartimento.

Rimangono solo indizi che portano a pensare alla veridicità di queste fughe di notizie propagate all’epoca da giornali comunisti francesi, come per esempio la rinomata appartenenza alle ideologie naziste del gruppo d’élite dei Paracadutisti, formato dal Ufficio di Azione Psicologica. Indirizzo politico che persiste tutt’ora nei Paracadutisti compresi quelli impiegati nella Repubblica Centroafricana. Purtroppo questi indizi sono solo in grado di fornire supposizioni, non prove, quindi di scarso valore giuridico.

Dal 1956 Il Governo e il Ministero della Difesa Francesi accettano di applicare la dottrina della Guerra Rivoluzionaria elaborata da Charles Lacheroy alle colonie africane, sperimentandola in Algeria.

Il Fronte di Liberazione Nazionale é un’organizzazione comunista identica a quella del Viet Minh. Non dobbiamo ripetere l’errore dell’Indocina combattendo il FNL solo con la nostra superiorità militare e tecnologica. Per vincere questa guerra dobbiamo conquistare i cuori e la mente del popolo algerino”, riporta Charles Lacheroy allo Stato Maggiore dell’Esercito Francese.

La dottrina della guerra rivoluzionaria.

Di cosa si tratta esattamente la dottrina della guerra rivoluzionaria di Charles Lacheroy?

Questa dottrina, considerata rivoluzionaria, non si basa esclusivamente sulle osservazioni dell’organizzazione del Viet Minh fatte da Lacheroy durante la guerra d’Indocina.

Nella storiografia ufficiale questa dottrina é unicamente attribuita al genio militare di Lacheroy. In realtà é frutto di una collaborazione con altri ufficiali dell’esercito francese tutti veterani della guerra di Indocina o con lunghi anni di servizio presso l’esercito coloniale. I quattro ufficiali che hanno collaborato con Lacheroy nella stesura della dottrina sono: Jacques Hogard, André Baufre, Jean de Lattre de Tassigny e Lucien Poirier.  Questi formarono il cosiddetto “Gruppo Lacheroy”.

Nella realizzazione della dottrina gli studi compiuti sull’organizzazione del Viet Minh, vengono integrati con dottrine militari naziste e dottrine del partito Bolscevico e dei guerriglieri comunisti cinesi.

Nel 1936 a Berlino viene pubblicato un opuscolo di letteratura militare intitolato La Guerra Totale, scritto da un eroe tedesco della Prima Guerra Mondiale, il Maresciallo Erich Luderdorff. In breve tempo l’opuscolo diventa la pubblicazione più letta tra i circoli del potere europeo: Londra, Parigi, Vienna, Berlino.

Il Maresciallo Ludenndorff, interrogandosi sul emergere di nuove forme di conflitti, comprende che la guerra di trincea e tra gli eserciti appartiene la passato.

I nuovi conflitti vedranno l’abolizione della distinzione tra civili e militari, entrambi coinvolti attivamente in tutte le fase delle guerra: dagli scontri ai rifornimenti, dai servizi segreti alla propaganda. La nuova guerra non sarà più combattuta tra eserciti e Nazioni ma tra razze e potenze economiche.

Per vincere la guerra il Governo e l’Esercito devono dotarsi di moderni mezzi militari quali la propaganda psicologica, la radio e il controllo sui media e sulle masse.

Prima di scatenare un’offensiva contro la Nazione rivale occorre vincere la guerra psicologica rivolta verso la propria popolazione e presso quella del nemico.

La guerra psicologica interna deve creare un’identità di nemico forte che superi i vecchi concetti nazionali. I moderni nemici non sono gli inglesi, tedeschi, francesi, etc. Sono gli Ebrei, le lobby segrete, i comunisti, i socialisti e la Chiesa Cattolica, indifferentemente della loro nazionalità.  Occorre che il proprio popolo riesca a riconoscere questi nemici transnazionali ed impari ad odiarli.

Occorre che anche la popolazione avversaria riesca a riconoscere questi nemici, attraverso quadri militanti appartenenti alla stessa popolazione avversaria che aderiscono alla causa ideologica e di razza.

Per il principio di associazione di idee, una volta che il lavoro di questi quadri sarà portato a termine, l’esercito non sarà più visto come invasore ma come un liberatore contro la tirannia internazionale Giudaica Bolscevica.

Grazie a questa guerra totale giocata prima ancora che sia sparata la prima salva di cannone, il popolo straniero non si sentirà conquistato ma liberato e favorirà la repressione dell’opposizione, considerata non come nazionalistici e patrioti ma giustappunto come il vero nemico: la Quinta Colonna da sterminare senza pietà aiutando e collaborando con l’esercito invasore-amico.

Adolf Hitler rimane estasiato da questa teoria rivoluzionaria e nomina il Maresciallo Ludenndorff come il primo Consigliere di Strategia del Terzo Reich.

La Guerra Totale sarà sperimentata durante la Guerra Civile Spagnola. Il Maresciallo Ludenndorff ispira la complessa macchina di propaganda di Joseph Goebbels e la sua teoria viene applicata dal Nazismo su tutti i fronti durante la seconda guerra mondiale.

In Nazismo riesce a creare un importante supporto di parte della popolazione conquistata in vari paesi europei conquistati. Gli esempi più riusciti della tattica Guerra Totale sono: Francia, Balcani e Georgia.

I limiti della Guerra Totale vengono messi alla luce durante la battaglia di Stalingrado dove, nonostante la metodica applicazione della teoria la popolazione si schiera con lo Stalinismo permettendo la vittoria dell’Armata Rossa e l’inizio della caduta del Terzo Reich.

Il Gruppo Lacheroy prende spunto anche da un opera di Mao Tsê-Tung pubblicata nel 1936 e tradotta in francese nel 1950: “Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina”.

Questa opera influenzerà Lacheroy, Hogard, Baufre, de Tassigny e Poirier, maggiormente rispetto alla  Guerra Totale del Maresciallo Ludenndorff, come spiega la Ricercatrice del Servizio Storico dell’Esercito Francese: Marie-Catherine Villatoux

Lacheroy e colleghi rimangono folgorati dall’opera di Mao Tsê-Tung poiché la maggioranza di essi ha vissuto sulla sua pelle la strategia descritta durante le guerra in Indocina. La adesione alla strategia dello stratega e statista comunista cinese é totale e origina il nome della teoria di Lacheroy: “Guerra Rivoluzionaria”. La validità della teoria é stata verificata nella vittoria ottenuta dal Viet Minh nonostante che siano stati pochi i legami ideologici che univano il partito comunista Vietnamita a quello Cinese.

Alla lista delle grandi opere ispiratrici della Guerra Rivoluzionaria del Gruppo Lacheroy vi é anche un opera pubblicata nel 1939: “Lo  stupro delle masse della propaganda politica” a cura del psicologo comunista russo Serge Tchakhotine. Amico di Albert Einstein e di Ivan Pavlov, Tchakhotine é considerato come l’inventore della propaganda moderna e uno dei primi teorici della psicologia delle masse assieme al francese Gustave Le Bon.

L’opera prende in esame l’aspetto psicologico della manipolazione delle masse della propaganda politica inserita in un contesto di conflitto.

Secondo Tchakhotine, una miscela di propaganda, azione psicologica e mobilitazione ideologica delle masse permette di vincere in partenza la guerra grazie agli enormi e drammatici sacrifici che la popolazione, senza questa manipolazione, potrebbe non essere disposta a fare.

La teoria di Tchakhotine é stata sperimentata con successo dal Partito Comunista di Stalin durante la “Grande Guerra Patriottica” (termine usato in Russia per definire la Seconda Guerra Mondiale svoltasi sul fronte orientale).

Vari  saggi storici occidentali descrivono l’utilizzo di mezzi coercitivi quali: esecuzioni, decimazioni, deportazioni in Siberia delle famiglie, sterminio dei soldati che si ritiravano da un’offensiva senza l’ordine dei superiori come gli unici metodi utilizzati dallo Stalinismo per costringere i soldati russi a combattere i nazisti senza armi appropriate, coerente con il regime del terrore imposto da Joseph Stalin.

Seppur questi mezzi siano stati in parte utilizzati, é la teoria di Tchakhotine e i messi di propaganda psicologica che donarono i migliori frutti. Milioni di giovani russi si riversavano sui campi di battaglia con fucili della Prima Guerra Mondiale e un solo caricatore, senza copertura di artiglieria o aerea facendosi falciare dal più tecnologicamente avanzato esercito dell’epoca: la Wehrmacht senza alcuna speranza di vittoria.

Questo impulso era creato dallo stupro sulle masse operato dalla propaganda psicologica. I milioni di giovani russi non pensarono mai di ribellarsi ai loro ufficiali ma morivano per difendere la Patria e il loro Padre: Stalin.

Nel primo anno e mezzo dell’Offensiva Barbarossa si registrò il 62% del totale delle perdite dell’Armata Rossa (13,8 milioni in tutto il periodo bellico). Questo sacrificio di massa diede il tempo necessario all’Unione Sovietica per attivare l’industria bellica, modernizzare l’esercito, formare le reclute alle moderne tattiche di combattimento e, in ultima analisi di emergere come il vero e proprio vincitore del Nazismo nella Seconda Guerra Mondiale.

La Guerra Rivoluzionaria applicata in Rwanda.

1959. L’inevitabile processo di indipendenza inizia contemporaneamente in Congo, Rwanda e Urundi (attuale Burundi).

In quell’anno il Governo Belga invia a Kigali: il Tenente Guy Logiest  e il Maggiore Louis Marlière, considerati tra i migliori ufficiali della Force Publique (le truppe coloniali Belghe in Congo).

I due ufficiali, in stretta collaborazione con il “Gruppo Lacheroy” e l’esercito francese, hanno lo scopo di impiantare la Guerra Rivoluzionaria francese in Rwanda.

Entrambi sono stati osservatori militari presso l’esercito francese durante la campagna delle zone montane del Laos (23 febbraio – 18 giugno 1954).

Al loro ritorno dall’Indocina inviano un rapporto congiunto al Re e Governo Belga dove terminano affermando: “La guerriglia, la forma di guerra più probabile ed efficace in Africa, non può vincere senza l’appoggio totale della popolazione. É questo che dobbiamo sfruttare a favore del Belgio”.

Nel 1957 i due ufficiali partecipano ad un esercizio militare congiunto tra gli eserciti: belga, britannico, francese e portoghese, tenutosi nel Katanga, Congo. Trattasi del programma Tornade.

Gli obiettivi sono sintetici quanto chiari.

Identificare i militanti indipendentistici e i guerriglieri della Provincia del Katanga.

Interrompere il loro legami con la popolazione creando propri legami di  buona collaborazione tra le autorità civile e militare e gli indigeni.

Applicare contro i guerriglieri le loro stesse tattiche di guerriglia sia nella foresta che nei centri urbani.

Ristabilire l’ordine nei principali centri urbani attraverso una misto di repressione mirata solo ai militanti indipendentistici e di riconciliazione – protezione della popolazione civile.

Il programma “Tornade” sarà applicato con successo dalle truppe britanniche e Belghe per vincere la guerra in Katanga dopo la dichiarazione di indipendenza del 11 luglio 1960, dichiarata da Moise Tshombe leader del partito CONAKAT, con l’appoggio degli imprenditori Belgi.

Logiest e Marlière nel 1959, prima di recarsi a Kigali,  usufruiscono di un addestramento speciale di quindici giorni presso il Centro di Formazione alla Pace e alla Contro Guerriglia ad Arzew, Algeria.

La loro formazione completa li rende idonei ad applicare la Guerra Rivoluzionaria in Rwanda.

I due ufficiali durante i tre anni che precedero l’indipendenza (ottenuta nel 1962) eliminano fisicamente gli oppositori e leader politici più pericolosi favorendo il nascere di una opposizione Hutu basata sulle basi ideologiche del Manifesto Bahutu del 1957, aiutandoli a diffondere tra la popolazione l’idea che i Tutsi non solo erano gli odiosi padroni che schiavizzavano le masse ma anche dei bastardi comunisti.

Alcuni storici sostengono che vi fu una stretta ed interdipendente collaborazione tra il Gruppo Lacheroy, il Belgio, la Francia e il Vaticano per creare fin dal 1957 le condizioni ideali per la supremazia razziale e l’ideologia nazista del Hutu Power in Rwanda.

Dopo il primo periodo di realizzazione della Guerra Rivoluzionaria, Guy Logiest viene lasciato da solo a monitorare l’applicazione essendo Louis Marlière promosso a Capo del Secondo Ufficio di Informazioni di Léopoldville (attuale Kinshasa). Marlière riceverà il compito di favorire l’ascesa al potere dell’oscuro sergente Joseph Mobutu e parteciperà assieme a degli agenti della CIA alla tortura e all’assassinio del ex Primo Ministro Patrice Lumumba. Svolto con meticolosa devozione i compiti assegnatogli, ritornerà a Kigali per sostenere l’opera del camerata Logiest.

L’opera di supporto di Logiest e Marlière continua dopo l’indipendenza fino al 1975 quando la Francia subentra al Belgio nel controllo del Rwanda. Il Burundi per errori di calcolo commessi dal Belgio é considerato per il momento perso: in mano ai Comunisti tusti.

Come prima azione necessaria, Parigi stipula un patto di Assistenza Militare con il Presidente Juvénal Habyariamana per fornire armi moderne, formare l’esercito ma, soprattutto creare il corpo di Gendarmerie  in Rwanda sul modello di quello Francese, in grado di  rimpiazzare la polizia, disciolta nel luglio 1973.

La Francia individua nella Gendarmeria come il corpo di sicurezza interna più adatto per attuare la Guerra Rivoluzionaria e creare una immensa rete di informazione e controllo sulla popolazione. Obiettivo: impedire a tutti i costi la presa del potere dei Comunisti Tutsi.

Il modello della Gendarmeria Ruandese viene personalmente strutturato dal Colonnello Lacheroy e verrà applicato fino alla caduta del regime razziale nazista avvenuta durante il genocidio nel 1994.

La Guerra Rivoluzionaria in Rwanda si base su tre livelli gerarchici.

Il primo livello assicura il controllo verticale e militare della popolazione, attraverso la creazione, organizzazione e direzione delle squadre: DIT (Difesa Interna del Territorio).

In tempo di pace le squadre DIT collaborano con la Gendarmeria e con la polizia comunale per mantenere l’ordine pubblico. In tempo di crisi, si attivano militarmente per mobilizzare la popolazione al fine di combattere il nemico.

Il secondo livello é orizzontale attraverso la frammentazione amministrativa in minuscoli centri di potere e autorità statale che partono dal villaggio o dal quartiere per giungere a livello comunale, cittadino, distrettuale, regionale e nazionale. Nel Settembre 1974 il decreto legge sull’organizzazione comunale cambia il metodo di elezione del Borgomastro (che sarà nominato direttamente dal Presidente e non più eletto) e affina la piramide amministra regionale: Prefettura, Distretto, Comune, introducendo una quarta istituzione denominata: Cellule controllata dai quadri più estremisti del Hutu Power.

Ogni cellula raggruppa dalle 10 alle 50 famiglie che vivono nella stessa collina o quartiere. Attua un controllo di questi nuclei familiari, assicurandosi della loro fedeltà e li organizza nei DPI (Dispositivi di Protezione Urbana) creati dal Colonnello Trinquier durante la Battaglia di Algeri.

Il terzo livello, quello supremo, controlla i precedenti livelli ed é gestito dal Movimento Rivoluzionario Nazionale per lo Sviluppo (MRND), il partito unico al potere fondato dal Presidente Juvénal Habyariamana nel 1976.

La guerra rivoluzionaria é finalmente operativa in Rwanda. Dalla capitale fino alla più sperduta collina. Tutto é sotto controllo del Movimento con l’obiettivo di difendere la Nazione dai nemici interni. L’occhio del Movimento é ovunque. A chi accusa la Francia di sostenere una dittatura razziale dura e crudele rispondo: sarebbe mille volte peggio quella che instaurerebbero i Comunisti Tutsi”, afferma nel 1979 il Colonnello Charles Lacheroy.

La realizzazione della dottrina della Guerra Rivoluzionaria non é un affare segreto della Cellula Africana della France-Afrique. Al contrario é di pubblico dominio e approvata dall’intera classe politica francese dell’epoca ad cominciare da Francois Mitterand, Ministro degli Interni nel 1954 e Ministro della Giustizia nel 1956.

Durante questi due mandati, Mitterand fu incaricato di difendere dinnanzi al Parlamento la Guerra Rivoluzionaria applicata dall’esercito francese in Algeria che creò centinaia di migliaia di morti tra la popolazione civile Algerina.

Il Presidente Mitterand offre a Lacheroy il pieno potere della gestione della Guerra Rivoluzionaria in Rwanda che viene citata come esempio di mantenimento della pace in Africa dalla Scuola Superiore Militare Francese divenendo l’argomento preferito per i saggi redatti da ricercatori e professori della facoltà di scienze politiche presso la Sorbonne.

La Guerra Rivoluzionaria, che portò al genocidio del 1994, é attualmente applicata con la stessa metodologia in Burundi  a seguito dell’avvento al potere  nel 2005 del Partito razziale nazista CNDD di cui capo risiede il Presidente Pierre Nkurunziza. Come nel Burundi del 1959, “esperti” franco-belgi sono attualmente presenti a Bujumbura, capitale del Burundi, per sorvegliare alla corretta applicazione della Guerra Rivoluzionaria.

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