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Non ho sufficienti parole per esprimere la mia gratitudine a tutti i nostri amici che sono venuti da vicino e lontano per essere presenti a questo importante commemorazione. Ringrazio anche tutti coloro che sono vicini in questo incredibile avventura di ricostruire il Rwanda.

Ci siamo riuniti qui per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita durante il Genocidio e confortare chi é sopravvissuto.

Come paghiamo il tributo alle vittime, sia quelle morte che quelle ancora in vita, salutiamo il tenace spirito Ruandese  a cui si deve la sopravvivenza e il rinnovamento del nostro Paese.

Ai nostri parenti, bambini, fratelli e sorelle che sono sopravvissuti, a tutti i Ruandesi che hanno resistito alla chiamata dei genocidari e di coloro che danno voce ai loro rimorsi e voi che portate il peso della nostra storia.

Abbiamo perseguito la giustizia e la riconciliazione come meglio potevamo. Ma questi sforzi non ripristinano quello che abbiamo perso.

Di volta in volta in questi ultimi 20 anni , i ruandesi hanno dato il meglio di sé stessi. Si ha avuto il coraggio di testimoniare i propri crimini di fronte alla comunità vedendo gli altri fare lo stesso . Si é presa la responsabilità e si é perdonato .

I vostri sacrifici sono un dono per la nazione . Essi sono il seme da cui il nuovo Rwanda cresce. Grazie per aver permesso la vostra umanità e il patriottismo di prevalere sopra il vostro dolore e le vostre perdite . Grazie mille.

Chiarezza storica è un dovere di memoria da cui non possiamo sfuggire . Dietro le parole ” Never Again” , c’è una storia il cui verità deve essere raccontata per intero , non importa quanto disagio possa creare .

Le persone che hanno pianificato ed eseguito il genocidio erano ruandesi , ma le cause di storia e radici vanno al di là di questo paese . Questo è il motivo per cui ruandesi continuano a cercare la spiegazione più completa possibile per quello che è successo .

Lo facciamo con umiltà come una nazione che quasi si distrusse . Ma siamo comunque determinati a recuperare la nostra dignità come popolo.

Venti anni sono brevi o lunghi a seconda di dove ti trovi , ma non vi è alcuna giustificazione per falsa equivalenza morale . Il passare del tempo non deve far dimenticare i fatti , diminuire la responsabilità , o trasformare le vittime in cattivi .

Le persone non possono essere corrotti a cambiare la loro storia . E nessun paese è abbastanza potente , anche quando pensano che essi sono, per cambiare i fatti . Dopo tutto , les faits sont têtus (i fatti sono ostinati).

Pertanto , quando parliamo sui ruoli e sulle responsabilità dei soggetti ed enti esterni , è perché la prevenzione del genocidio esige chiarezza storica di tutti noi , non perché vogliamo spostare la colpa sugli altri.

Tutti i genocidi iniziano con un’ideologia – un sistema di idee che dice : Questo gruppo di persone qui , sono meno che umani e meritano di essere sterminati.

L’eredità più devastante di controllo europeo del Ruanda fu la trasformazione delle distinzioni sociali in cosiddette “razze” . Siamo stati classificati e sezionati. Le esistenti differenze sono state ingrandite secondo un quadro inventato altrove.

Lo scopo non era né scientifico né benigno , ma ideologico : per giustificare rivendicazioni coloniali di governare e ” civilizzare ” i popoli apparentemente “minori”. Noi non siamo minori.

Questa ideologia era già in atto nel 19° secolo, e fu poi rafforzata dai missionari francesi che si stabilirono qui. Duemila anni di storia del Rwanda sono stati ridotti a una serie di caricature basate su brani della Bibbia e sui miti creati dagli esploratori.

La teoria coloniale della società ruandese ha sostenuto che l’ostilità tra qualcosa chiamato “Hutu” , “Tutsi” , e “Twa” si si trasformata in permanente e necessaria. (Twa, termine per definire i pigmei ruandesi e burundesi che rappresentano il 1% della popolazione nei rispettivi paesi. NDT).

Questo fu l’inizio del genocidio contro i tutsi , come abbiamo visto 20 anni fa.

Con la piena partecipazione di funzionari belgi e istituzioni cattoliche , si é  riscritta la storia per creare l’unica base di organizzazione politica razziale, facendo credere che non ci fosse altro modo di governare e sviluppare la società .

Il risultato è stato un paese perennemente sull’orlo del genocidio.

Per fortuna, gli africani non sono più rassegnati ad essere ostaggio di basse aspettative del mondo. Ascoltiamo e rispettiamo le opinioni degli altri . Ma alla fine, abbiamo avuto modo di essere responsabili di noi stessi.

In Ruanda , contiamo sui valori umani universali , tra cui la nostra cultura e le nostre tradizioni, per trovare soluzioni moderne alle nostre sfide.

Gestire la diversità nella nostra società, non dovrebbe essere visto come negare l’unicità di ogni ruandese. Sarebbe una cosa negativa se riusciremo a forgiare una nuova, più inclusiva identità nazionale?

Non avevamo  bisogno di sperimentare il genocidio di diventare un popolo migliore . Semplicemente non sarebbe mai dovuto accadere .

Nessun paese , in Africa o in qualsiasi altro luogo , deve diventare “un altro Rwanda” . Ma se le scelte di un popolo non sono supportate dalla chiarezza storica , il pericolo è sempre presente.

Questo è il motivo per cui dico a ruandesi – cerchiamo di non creare deviazioni. Il nostro approccio è così radicale e senza precedenti come la situazione che abbiamo di fronte .L’insistenza sul trovare la nostra via a volte ha un prezzo . Tuttavia, cerchiamo di non perderci lungo il cammino.

I nostri amici dall’estero – apprezzano  l’unità nazionale nei loro  paesi, dove esiste . Qualora non esiste , si impegnano  per costruirla , così come stiamo facendo noi.

Chiediamo alla Comunità Internazionale che si impegni a favore del Ruanda e dell’Africa con una mente aperta, riconoscendo che i nostri sforzi sono basati sulla buona fede e per il bene di tutti noi . Vogliamo che voi sappiate che apprezziamo i vostri contributi , proprio perché crediamo siano aiuti sinceri in quanto non ci dovete nulla.

Ruanda doveva essere uno Stato fallito.

Guardando in retrospettiva, non è difficile immaginare come avremmo potuto finire .

Avremmo potuto diventare un protettorato permanente delle Nazioni Unite , con poca speranza di recuperare la nostra indipendenza nazionale.

Avremmo potuto vedere il nostro paese fisicamente diviso, con i gruppi sociali ritenuti incompatibili e raggruppati in due distinte aree geografiche all’interno del paese.

Avremmo rischiato di essere inghiottiti in una guerra civile senza fine con flussi infiniti di profughi e i nostri bambini malati e ignoranti.

Ma non é andata a finire così.

Che cosa ha impedito questi scenari alternativi sono state le scelte che ha attuato il popolo del Rwanda.

Dopo il 1994, tutto era divenuto una priorità e il nostro popolo distrutto e diviso.

Ma abbiamo fatto tre scelte fondamentali che ci guidano ogni giorno.
Prima di tutto abbiamo scelto di stare insieme.  

Quando i profughi sono tornati a casa  abbiamo scelto di reinserirli nel tessuto sociale.

Quando abbiamo identificato sospetti di genocidio in attesa di Gacaca lo abbiamo scelto insieme. (Gacaca tribunali popolari secondo costume pre coloniale dove la popolazione diviene giuria investita di decidere la punizione più adeguata ma temporanea e tesa al reinserimento sociale del criminale – NDT).

Quando votammo una costituzione globale che trascende la politica basata sulla divisione razziale, radicata sui diritti delle donne come partner a pieno titolo per la ricostruzione del paese , per la prima volta – eravamo scegliendo di stare insieme, uomini e donne.

Quando abbiamo istituzionalizzato i benefici di una istruzione e sanità gratuite lo abbiamo fatto per tutti i nostri cittadini, scegliendo di stare insieme.

Un’altra importante decisione é stata la scelta di rendere conto a noi stessi e divenire responsabili.

Quando abbiamo decentralizzato il potere e il processo decisionale nelle città e nelle colline in tutto il paese, questo ci ha reso responsabili. (Pur seguendo il modello francese di spartizione amministrativa territoriale in Provincie e Comuni, in Rwanda esiste la distinzione amministrativa delle mille colline che compongono il paese. Le colline sono importanti sotto un punto di vista storico e sociale in quanto diedero vita ai vari clan che compongono la società moderna ruandese – NDT).

Quando abbiamo scelto di lavorare con i partner internazionali per lo sviluppo ci siano responsabilizzati al fine di garantire che i loro aiuti venissero beneficiati da tutti i nostri cittadini.

Quando nominiamo i funzionari pubblici e decidiamo di assegnare borse di studio ci siamo responsabilizzati per evitare discriminazioni ed attuare scelte basate sui meriti personali.

Quando scopriamo che un funzionario pubblico, non importa quanto sia alta la sua posizione, sta abusando del suo potere ho é coinvolto nella corruzione ci responsabilizziamo per rimuoverlo e condannarlo. É quello che i nostri cittadini si aspettano dal Governo.

L’ultima scelta che abbiamo fatto é quella di pensare in grande.

Quando i ruandesi hanno liberato il nostro paese, lo hanno fatto per creare un Nuovo Rwanda per soddisfare i nostri obiettivi di sviluppo creando una visione del Rwanda che nel 2020 deve trasformarsi in una Paese sviluppato.

Quando abbiamo deciso di trasformare il Rwanda in un paese attraente per gli investimenti stranieri lo abbiamo fatto pensando in grande.

Quando abbiamo investito milioni nella rete internet a banda larga per raggiungere tutti i nostri 30 distretti, stavamo pensando in grande.

Quando siamo divenuti uno tra i principali attori all’interno delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana per le missioni di pace, stavamo pensando in grande.

Unità, responsabilità e tenacità di pensare in grande hanno contribuito a creare il Nuovo Rwanda.

Ma attenzione! C’è un duro lavoro che ci attende. Più duro di quello fino svolto. I ruandesi sono pronti.

Alcuni anni fa, ad un evento commemorativo, ho incontrato un giovane che fu una delle dodici persone estratte ancora vive in una fossa comune di 3.000 corpi a Murambi.

Egli viveva ancora nelle vicinanze del massacro, scegliendo di isolarsi dalla società. Quando gli autori del massacro di Murambi sono usciti dal carcere e ritornati nelle loro case, il giovane é stato comprensibilmente terrorizzato ma ha accettato di convivere e perdonare i carnefici.

Gli ho chiesto perché ha fatto questa scelta e mi ha risposto: “Non ho potuto fare a meno di convivere e perdonarli in quanto sono convinto che queste scelte impossibili ci stanno portando verso un futuro migliore”.

Venti anni fa il Rwanda non aveva futuro, solo passato.

Eppure oggi abbiamo un motivo per celebrare i normali eventi della nostra vita quotidiana che molti altre società danno per scontato.

Se il genocidio ha rivelato la scioccante capacità dell’essere umano di essere crudele, le scelte compiute in Rwanda dimostrano la nostra capacità di rinnovarci.

Oggi la metà di tutti i ruandese ha meno di 20 anni. Quasi tre quarti della popolazione, meno di 30 anni. Essi sono il Nuovo Rwanda. Osservando questi giovani portare con orgoglio la Fiamma della Memoria, in tutti gli angoli del paese in questi ultimi tre mesi, comprendiamo che c’è una grande speranza. (Il Governo ha deciso di creare una fiamma della memoria sulla base della fiaccola olimpica per meglio sensibilizzare la popolazione e rafforzare la simbologia della lotta contro il genocidio – NDT).

Siamo tutti qui riuniti per ricordare cose é successo e per dare speranza e forza, ricordando costantemente la responsabilità di rispettare l’impegno che  ci siamo dati per assicurare un futuro al Rwanda.

Vi ringrazio.

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